by ROCCO ROSA
Più che un progetto scolastico potrebbe o dovrebbe essere un progetto di scuola, cioè un modo nuovo di concepire l’offerta scolastica nella parte che riguarda il contatto con il mondo lavorativo, che richiede talenti, professionalità e padronanza del mondo digitale. Ieri , il Pasolini ,il Nitti e l’Istituto Giorgi di Potenza hanno portato i risultati di una sperimentazione , fatta su input del Dipartimento regionale alla formazione e con il concorso di università e privati. 90 ore di laboratorio alle prese con il mondo digitale avanzato, l’applicazione del processore Arduino e un laboratorio di fabbricazione con le stampanti in 3 d, che sono quelle, per chi non lo sapesse, che traducono in oggetti reali una idea di prodotto, una forma, un progetto. E il bello è che le stampanti 3 d non sono andate a comperarle a Milano ,ma a Gra
ssano, dove altri giovani, con un altro fablav si sono messi a produrle. Bene,Signori, questa è la strada vera per fare della scuola un luogo di preparazione vera per il mondo che ci attende, e che è sempre più digitalizzato, robotizzato in una corsa continua di crescita che richiede sempre nuovi talenti per non fermarsi. Ce ne vogliono due milioni solo in Europa nei prossimi tre anni, ha detto la dssa Pedio , responsabile dell’Ufficio scolastico del Dipartimento alla formazione, e noi abbiamo preso la cosa seriamente, non solo con questi progetti, ma soprattutto con una rivisitazione delle professioni nuove e delle cose che bisogna mettere in campo. Soddisfazione anche dal partner privato che, per la prima volta, non ci ha guadagnato un euro ma ci ha rimesso del suo ,di tasc
a propria. “Abbiamo dato una indicazione di lavoro su quello che probabilmente dovrebbe farsi nelle scuole, con il concorso della ricerca, dell’università e della didattica in grado di preparare e formare nuove figure digitali, ha detto Fausto Villani della Tab Consulting. Considerazioni giuste, quando si vedono corsi che servono più a mantenere la formazione che a insegnare qualcosa di nuovo. Si vada avanti verso questa strada e soprattutto, da parte del Comune, si prenda esempio da quello di Matera che ha avuto l’intuizione di accentrare il Fablab in un unico grande laboratorio cittadino in grado di infiltrare tutte le realtà che hanno sete di nuovo.
