
PATRIZIA BARRESE
L’Italia è la nazione europea con la più alta esposizione al rischio alluvionale e la proporzione di eventi estremi è aumentata esponenzialmente negli ultimi vent’anni, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici. L’estrema variabilità geografica e climatica del nostro Paese fa sì che ci siano regioni interessate da piogge abbondanti ed altre dove la quantità di pioggia annuale è notevolmente ridotta. Inversione di tendenza che, da alcuni anni a questa parte, vede precipitazioni abbondanti e ininterrotte nelle regioni meridionali piuttosto che al Nord. Una delle zone con minor piovosità del territorio nazionale è situata nella provincia di Aosta e Bolzano, il cui deficit di pioggia è causato dalle grandi catene montuose dell’arco alpino e prealpino che, sebbene le precipitazioni nevose, determina talvolta la formazione di zone aride e lunghi periodi di siccità.

Il problema emerso negli ultimi tempi è quello rappresentato da eventi meteorologici calamitosi, sempre più frequenti, che causano inondazioni in aree dove annualmente le precipitazioni non sono così abbondanti, dove può cadere in un breve intervallo di tempo la quantità di pioggia che cade normalmente in uno o più mesi, fenomeni che oltre a causare fenomeni di dissesto idrogeologico sono causa di morti e problemi economici. A contare i danni fra, circa 15mila sfollati, vittime, dispersi, inondazioni e frane, a causa dell’evento piovoso che sta interessando la nostra penisola, è l’Emilia Romagna, la regione alle prese con la devastazione dell’acqua. Sono tante le raccolte fondi attivate per sostenere le persone e le comunità colpite, gli interventi di assistenza alla popolazione provengono da tutte le regioni d’Italia: il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, assieme ai sindaci e agli amministratori locali ha inviato operatori impegnati nei soccorsi e nell’assistenza alla popolazione colpita nella regione in cui, fra il ripristino dei trasporti ferroviari, la ricognizione attenta sugli argini da ricostruire, il sistema idraulico da modificare e le aziende agricole che hanno perso interi raccolti, tutto necessita di pronto intervento.

Nel lontano 2004, 11 milioni di euro furono stanziati dall’Ue per la regione Liguria, anch’essa duramente colpita dall’alluvione, e per l’Emilia, tuttavia tra fondi di emergenza e rendicondazioni di interventi fantasma, dell’esecuzione delle operazioni essenziali di emergenza e recupero connesse agli eventi calamitosi rimangono solo cantieri aperti da concludersi a tempo indeterminato. Anche durante tali eventi calamitosi, fake news dilagano e notizie che diffondono la disinformazione sono un problema che alimenta panico e confusione in chi osserva immagini in Tv, con i post e i social media che aiutano a rendere virale ciò che a volte non corrisponde alla realtà dei fatti, perché quando diventa notizia, il confine tra realtà e finzione diventa sfocato. Circolano in questi giorni notizie e video talvolta non realmente legati all’alluvione, immagini decontestualizzate o risalenti a diverso tempo fa che rimbalzano di telefonino in telefonino, scatti risalenti l’alluvione che ha colpito le Marche e filmati che riprendono snodi ferroviari allagati quando in realtà i treni circolano quasi regolarmente o addirittura riferite a immagini della città di Matera nel 2019 quando, a causa del violento nubifragio riversato sulle coste dello Ionio, un temporale ha messo a dura prova la città, trasformando le strade in torrenti, causando l’allagamento di abitazioni, negozi, garage, scantinati.

Da nord a sud, la fotografia dell’Italia che si dimena tra siccità e pioggia espone a domande lecite e risposte scontate sui cambiamenti climatici con cui dobbiamo convivere e l’impatto del riscaldamento globale già evidente: il decennio 2009-2019 è stato il più caldo mai registrato, il 2020 è stato il secondo anno più caldo di sempre con le “stagioni degli incendi” diventate più lunghe e intense e gli eventi meteorologici di pioggia occasionali che causano ingenti perdite economiche e umane. Le attività umane influenzano sempre di più il clima e la temperatura della Terra e per recuperare il salvabile a livello globale, nel 2015, con l’Accordo di Parigi, i paesi dell’UE hanno firmato l’accordo con l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro livelli sicuri, temperatura al di sotto di 2° centigradi e limitare l’inquinamento atmosferico, in particolare nelle città, per raggiungere la neutralità climatica “simbolicamente” entro il 2050.

La comunità scientifica, avvalendosi di modelli matematici sempre più accurati, offre dati certi e proiezioni di scenari futuri che dovrebbero indurci a riflettere, il clima del Pianeta sta mutando senza sosta e tutto questo ha un costo e ripercussioni endemiche che, partendo dai fenomeni di inondazioni o siccità, possono causare la diffusione di nuove malattie e mettere a rischio interi ecosistemi. Nella giornata Mondiale delle api, appena trascorsa, non è un caso ricordare che questi insetti impollinatori sono a rischio, e i cambiamenti climatici sono un altro tassello di questo triste puzzle perché influiscono sui cicli di vita di questi fondamentali piccoli-grandi esseri che giocano un ruolo essenziale nell’impollinazione delle piante, le nostre migliori alleate nella lotta al cambiamento climatico, a beneficio del nostro Pianeta.

Dinanzi a questo quadro scientifico allarmante si rimane spesso inconsapevoli ma fortunatamente, alla luce degli effetti tragici e devastanti che hanno colpito le zone interessate dall’alluvione, il motto “armiamoci e partite” non ha attecchito, anzi…La partecipazione degli studenti locali è ammirevole, i cosiddetti “angeli del fango” con dedizione e coraggio, muniti di stivali e badili e mobilitati sulle chat, stanno apportando il loro contributo rimboccandosi le maniche per ripulire strade e abitazioni, spalando tonnellate di melma col sorriso sulle labbra per aiutare la propria comunità. La sensibilità e l’impegno dei ragazzi sono gesti concreti e significativi che sottolineano come sia determinante il valore della condivisione per i giovani durante i momenti difficili, e il loro motto “Me ne importa, mi sta a cuore”, sono parole significative che richiamano a don Lorenzo Milani, il sacerdote scomodo di Barbiana che nella scuola che non lasciava indietro nessuno.

Guardare quanto ci circonda significa rispondere rapidamente al grido della Terra, che non è come assistere ad una pellicola cinematografica che scuote le coscienze, portando dinanzi agli occhi un futuro di fantascienza. Forse bisognerebbe consegnare attestati di benemerenza ai giovani perché in questa particolare occasione, si mostrano i veri protagonisti, abbattendo il pessimismo di chi ha perso ogni speranza nella lotta al cambiamento climatico oggi definito “doomismo climatico”.

Il mondo del cinema ha spesso trattato i temi legati all’ambiente, e seppur in tono allarmistico o catastrofistico, negli ultimi anni i toni si sono fatti via via più seri e pensati per far riflettere gli spettatori sulla dicotomia del clima che alterna pioggia incessante e siccità estrema: si va da “…e la Terra prese fuoco” (1961) che racconta un pianeta che sta diventando inospitale a causa dei cambiamenti climatici dovuti proprio dall’azione dell’uomo e non ultimo “Ice and the Sky” (2015) che racconta la storia del climatolo Claude Lorius, colui che già nel 1957 partì per studiare il ghiaccio antartico interessandosi del riscaldamento globale e delle sue conseguenze per il pianeta.

Tuttavia, anche senza emulare le orme di Angelina Jolie che, per pubblicità o per impegno in qualità di testimonial di una campagna di sensibilizzazione circa il rischio di estinzione delle api, non andremo in giro con il volto coperto di api ma ognuno di noi può dare un contributo personale alla grande sfida che l’umanità deve affrontare il prima possibile per assicurarci un futuro e assicurarlo al pianeta entro il 2050: armiamoci e partiamo!
