gerardo acierno
Le cose di casa …
Conclusa la vendemmia su quel poco che i cinghiali hanno lasciato nelle vigne del paese, gli anziani del Circolo, arroccati sulle sedie di fronte agli ultimi calori di questo tratto d’autunno, hanno pochi argomenti da sciorinare. E spesso capita loro di parlare già dell’inverno, di ripensare alla mitica nevicata del ’56, e dintorni. Inesorabili tornano (ancora una volta!) le immagini dei tetti sotto metri di bianco, la scuola chiusa per settimane, le voci ovattate nelle strade dove gli zoccoli dei muli piegati dalla soma non rilasciavano alcun rumore affondando nella neve alta e soffice. Al tabacchino si faceva la fila per il sale e i tabacchi; nella piazza si guerreggiava a palle di neve e nella pizzicheria sotto casa si acquistava un po’ di olio in più: non puoi sapere … I giornali raccontavano di danni e situazioni d’emergenza in tutta Italia; di elicotteri usati per raggiungere decine di centri isolati; di interventi dell’esercito e di spiagge ammantate di neve. Quell’evento, ora e qui, è ridipinto con poche parole e scarni ritratti: la locomotiva a vapore arrivata da Potenza a sospingere a singhiozzi la littorina su per i pendii della Tempa; le giornate di lavoro straordinario pagate lautamente dalla ditta Pizzo per liberare i binari fino a Laurenzana; il ghiaccio alle gronde, le nenie grugnite al lume delle candele nelle cantine stracolme di clienti; lampi di memoria familiare (‘mio figlio era nato da pochi giorni’) e soprattutto povertà e migrazione che ancora in quel tempo segnavano il paese. Questo resta, oggi, nei ricordi dei paesani di una certa età, della mitica nevicata del ’56. E il tempo che scorre …. imperterrito … quando ruscello primaverile, quando fiume autunnale in piena, scuro e limaccioso.
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