C’E’ AUTONOMIA ED AUTONOMIA

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riccardo achilli

Quando cambia il vento politico, e ci si trova a confrontarsi con interlocutori diversi, cambiano anche le posizioni sui temi fondamentali. Si tratta, in fondo, di una manifestazione di intelligenza politica, e va dato atto al Presidente Bardi, nel momento in cui i suoi interlocutori sono cambiati, dai governatori di rude razza padana che volevano autonomia subito e senza tanti fronzoli solidaristici al Governo Conte bis, dove la pratica è in mano a Boccia, di aver saputo proporre una versione del federalismo più dignitosa per una regione del Sud: prima si ridiscute dei livelli essenziali di prestazione, soprattutto in materia sanitaria, in modo da renderli omogenei per ogni regione e garantire gli stessi diritti ai cittadini di ogni regione italiana, poi si parla di autonomia.

Dentro questo quadro di priorità, in cui prima si parla di diritti dei cittadini e poi di autonomia amministrativa, Boccia ha chiarito che l’autonomia differenziata non sarà uno smembramento dell’unità nazionale, ma una declinazione di temi e margini di libertà nelle policy all’interno di una cornice nazionale predefinita. Si arriva anche a prefigurare, fra le varie ipotesi in campo, due livelli diversi di autonomia: un livello minor ed uno major, cui accederebbero le regioni che raggiungono determinati livelli di sviluppo, misurati con indicatori socio-economici. Quelle con autonomia minor, tipicamente le regioni meridionali, avrebbero meno gradi di autonomia e maggiori tutele nazionali per garantire il raggiungimento dei livelli essenziali di prestazioni previsti.

Mi permetto solo di dire che una simile concezione di autonomia differenziata è poco più di un rafforzamento e di una qualificazione del regionalismo già esistente. Se mi vengono assegnati gli obiettivi da raggiungere, sotto forma di fabbisogni standard o di Lep, non sono più libero di scegliermi i miei obiettivi e le mie priorità, e lo posso fare solo nella misura in cui ho soddisfatto i livelli minimi predefiniti a monte. Si tratta di una forma, seppur concertata a livello di Conferenza Stato-Regioni di commissariamento (o autocommissariamento) delle Regioni, le cui risorse finanziarie vengono incanalate in misura più o meno rigida (maggiormente rigida per quelle del Sud) verso strade più o meno obbligate, in cui il traguardo è già predefinito.

Non è un caso, infatti, se il Presidente della Toscana Rossi cerca di dare l’impressione di un possibile ampliamento dello spettro dell’autonomia, introducendo il tema della concertazione preventiva sulle leggi regionali nelle materie a competenza concorrente o esclusivamente statale, onde evitare i contenziosi fra Governo nazionale e Regioni di fronte alla Corte Costituzionale, in questo modo aprendo uno spiraglio di legislazione regionale anche in materie assegnate allo Stato. La concertazione in Italia è esercizio difficile e dall’esito incerto, dai tempi lunghi e gli esiti non di rado macchinosi, non sono molto sicuro che la proposta di Rossi possa sfondare anche su materie gelosamente custodite dai Ministeri romani.

La verità profonda è che, in fondo, se escludiamo l’asse Milano-Venezia e l’autonomismo per certi versi peloso di alcune Regioni che beneficiano dei relativi margini finanziari, l’autonomismo regionale vero non lo vuole nessuno. Non lo vogliono gli apparati romani, che perderebbero potere, ma nemmeno le regioni del Centro-Sud, intimorite sia dal pericolo di perdere risorse, sia da quello di dover acquisire una responsabilità diretta per lo sviluppo del proprio territorio. Una responsabilità che nessuno vuole, perché in fondo rimane sempre più conveniente farsi passare da Roma obiettivi, priorità e trasferimenti finanziari, salvo poi piangere miseria o, lo vedremo se mai si definirà un sistema moderno e universale di livelli minimi di prestazione per tutti  i servizi decentrati, piangere perché detti livelli minimi sono stati pensati da Roma, sono troppo lontani dai territori, non tengono conto delle specificità, sono irraggiungibili, ecc.

Però attenzione, attenzione. Nello stomaco del Nord più profondo del Paese ribolle continuamente un desiderio di maggior autonomia che non è soltanto, come pensano i meridionali, un desiderio egoistico di trattenere le risorse economiche prodotte senza condividerle, ma è anche una istanza legittima di riconoscimento di un ruolo di locomotiva del Paese. Tale desiderio ribolle già da più di trent’anni, e una ulteriore delusione di tale sentimento rischia veramente di generare una spaccatura finale della coesione del Paese.

Sentire Boccia dire che “nessuna Regione ha il fisico per farcela da sola nella competizione globale” significa trovarsi di fronte all’ennesima banalizzazione del problema: non è vero che la dimensione nazionale sia quella maggiormente idonea per competere, soprattutto se tale dimensione deve cedere autonomia monetari e fiscale ad enti sovranazionali come la Ue, e quindi diventa più un contenitore vuoto, buono per disciplinare ed estinguere i desideri autonomistici locali. Probabilmente un ruolo veramente autonomo delle Regioni ricche, accompagnato da maccanismi finanziari di solidarietà con quelle più povere, potrebbe reggere meglio alla competizione globale. Non è il caso di fare troppi confronti su chi ha più fisico.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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