Cani, gatti & co….una speranza per salvarci.

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CLAUDIA DE LUCA

Ci hanno fatto credere che tutto potesse essere monetizzato, lo abbiamo accettato, forse perché ci faceva comodo credere di poterlo acquistare, chissà, un giorno. E ora sappiamo cos’è la miseria interiore. E ora guardiamo i cani ed i gatti per trovare un senso alla vita che sfugga dal calcolo e dai secondi fini” Roberto Marchesini
Ho letto questo post qualche giorno fa, e continua a girarmi per la testa questa doppia immagine: da una parte noi, uomini, spersonalizzati, affannati, quasi in apnea, pronti a boccheggiare a pelo d’acqua come fanno i pesci di un acquario sporco e poco curato per recuperare un po’ di ossigeno che scarseggia; noi, così convinti di aver acquistato il mondo in tutte le sue forme; dall’altra parte i cani ed i gatti come ancore, come ganci cui aggrapparci per salvare una vita sempre più sfuggente e cadùca.
Ho rabbrividito!! Ho la pelle d’oca (non si offendano le oche di ogni specie)! Sono stata e a maggior ragione lo sono oggi, sempre convinta che nei cani, nei gatti, ma negli animali in genere ci sia un quid in più, una purezza, una genuinità che in qualche modo possa salvarci, possa salvarmi. Perché? Bhe il “mondo altro” dal nostro ha conservato principi semplici ed universali che spesso vedo persi tra noi esseri umani; l’intelligenza del mondo animale è quell’intelligenza pura, che si è salvata da strutture e sovrastrutture sociali, è quella intelligenza che riesce a creare un mondo equilibrato, pacifico e sereno: i cani, ad esempio, non amano i conflitti, non sono sostenitori degli scontri, e se qualche zuffa avviene tra cani di proprietà, in genere è colpa di una errata comunicazione tra i due animali, spesso e volentieri causata da poca attenzione o conoscenza da parte degli umani accompagnatori.(Qui dovrei aprire un capitolo sulla comunicazione, ma vi racconterò qualcosa in un prossimo articolo)
È l’uomo spesso a sconvolgere il mondo animale, è l’uomo spesso a provare a possederlo, probabilmente perché, come dice Marchesini, è convinto di poterlo monetizzare; monetizza però le vite e quelle non possono né devono essere vendute, eppure accade: non mi riferisco alla semplice compra- vendita di cani, gatti & co. (personalmente non lo condivido perché, come scrissi, c’è pari dignità, pari bellezza, pari amore con o senza pedigree); quanto piuttosto a dare un valore economico all’affetto, alla fedeltà, al bene, alla compagnia che pelosi vari possono offrire.
Il bene non si compra, il bene si prova e basta, almeno così dovrebbe essere, ma non solo nei confronti dei nostri amici a quattro zampe, ma anche tra esseri umani dovrebbe essere così, cosa che però sta progressivamente diventando sempre più difficile e rara (ahimè quotidianamente i telegiornali raccontano proprio quanto il bene si stia allontanando da noi).
Mi sono chiesta se stiamo diventando sempre più dicotomici, cosa che appunto però permetterebbe noi di avere ancora una speranza, una possibilità: affannati ad avere, affannati a valutare, affannati ad accaparrare, affannati ad apparire per un verso; per altro ancora possessori di un barlume di umanità, di un barlume di onestà, di un barlume di intelligenza di cuore, che seppur ridotta al lumicino, è ancora presente.
Ecco l’importanza della relazione, ecco perché mi piace pensare che il fantastico mondo dei “miei” animali possa essere la chiave di volta che ci consenta di uscire da un torpore emotivo che oramai è a noi congenito.
Per quanto dunque, ci sforziamo di dare un senso alla nostra vita, come dicevo, non si dovrebbe perdere di vista il fatto che cani gatti & co. sono esseri viventi con i quali instaurare una relazione e non un mero rapporto che funga da rifugium peccatorum; le relazioni sono sempre a doppio senso, e le identità che le compongono si ibridano l’una con l’altra, ed in ogni relazione si riflette su se stessi, detto ciò ritengo che salvare significhi essere salvati!

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Claudia De Luca

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