LA POTENZA CHE VORREI Capitolo 7 – Le periferie

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di ROCCO PESARINI

 

 

Più o meno a ragione parliamo continuamente, e sempre più spesso, di come far rivivere il centro storico, di modo da farlo tornare ad essere il “salotto buono” della città – anche io ne ho parlato nel Capitolo 2 de La Potenza che vorrei, proponendo un Piano Speciale ad esso dedicato –.

Ma Potenza, come tutte le città, è fatto anche, e soprattutto forse, di periferie. Periferie via via nate nei decenni del secolo scorso e che, anche grazie ad insensate e continue colate di cemento, secondo me buttate giù senza alcuna idea di sviluppo e senza alcuna scelta strategica, hanno colpevolmente contribuito ad alimentare l’ingiusto refrain che Potenza sia una delle città più brutte d’Italia.

Basti pensare al Gallitello e, nessuno me ne voglia, al “mostro” che ne è venuto fuori: un accozzaglia di edifici, uno diverso dall’altro, costruiti e fatti costruire uno dietro l’altro, uno appresso l’altro, gettando letteralmente nel cesso ogni gusto estetico, ogni minima concezione di cosa possa anche solo lontanamente definirsi “bello” (eccezion fatta per qualche singolo, sporadico edificio qui e là).

E per quanto concerne poi il preciso intento di farne il nuovo “cuore commerciale” di Potenza, a discapito sia del centro storico che delle altre periferie (solo il versante che dà sul viale del Basento riesce a reggere il confronto), c’è da riconoscere che è stato pienamente perseguito.

Ma le periferie di cui voglio però occuparmi qui non sono quelle commerciali, bensì quelle residenziali, umane, sociali.

Il primo pensiero va immediatamente a Bucaletto ma, ovviamente, la Cittadella è solo la prima delle “periferie” che devono necessariamente rientrare in qualsiasi programma elettorale delle forze politiche che si propongono alla guida amministrativa della città.

A parer mio, urge anche qui un “Piano Speciale per le periferie e le contrade”; magari non con l’istituzione di un assessorato ad hoc (come ho proposto per il centro storico) ma con una delega speciale, quella si, al futuro sindaco con la previsione di strumenti, uomini e stanziamenti esclusivamente destinati per le azioni volte a migliorare la qualità della vita nelle periferie.

E quando parlo di migliorare la qualità della vita non mi riferisco alle strade, all’illuminazione, alla raccolta dei rifiuti: questi aspetti li do per assodati e scontati!

Parlo di ideare e pianificare attività che vadano nel senso di rendere meno “dormitori” tante zone residenziali.

Parlo di sostenere, amministrativamente e finanziariamente, tutti coloro – cittadini, associazioni, operatori commerciali – che si prodigano per ravvivare e vivacizzare la vita nella propria “periferia”.

Ragionando per punti, si potrebbe pensare di:

  • Delega speciale al Sindaco per le periferie e le contrade con specifici stanziamenti di bilancio e assegnazione di personale comunale ad hoc
  • Incontri periodici tra i cittadini e l’amministrazione comunale per discutere di criticità, progetti e prospettive (ne ho parlato nel capitolo 1 de la Potenza che vorrei)
  • Contributi speciali per eventi, iniziative, progetti estemporanei o duraturi che aumentino il livello e la quantità di servizi resi ai cittadini residenti

Il tutto, ovviamente, anche in un’ottica di maggior raccordo tra le periferie e tra le periferie e lo stesso centro storico: non si può più ragionare come se ognuna di esse sia una cellula sparsa, indipendente e indifferente al resto della città.

In questa capacità di programmare e pianificare lo sviluppo e la crescita (non in termini di cubatura) delle nostre periferie, la nostra Città si gioca molto del proprio futuro. Lo si tenga a mente.

Anche in questo caso mi auguro che il dibattito che ne venga fuori sia fecondo e propositivo.

Ci leggiamo (se vi va) al prossimo capitolo (se ci sarà) de la Potenza che vorrei.

Sempre (in)distintamente vostro.

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Rocco Pesarini

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