Cantabili, ilari strofette inquiete di Mattonai

0

di    Antonio Lotierzo

 

 

Profondità del pensiero cafone, si potrebbe dire, per elogiare queste sedici poesie di Mattonai, se solo si volesse ancora mettere a fuoco la radicalità del vivere paesano, la vegetale elaborazione toscana dal solo luogo dell’anima, in cui Mattonai si radica e si crogiola, indifferente alle globalizzazioni rumorose ed altre.

Senonché Loretto Mattonai è alla sua settima raccolta e si sa che è partito dalle lontane sperimentazioni e necessarie a sgusciarsi dai poeti laureati e qui si apre al barocco incanto dei versi fatti alla maniera dei ritornelli.

 Ma sotto vi è il cucito, la trama ordita, la rima orecchiabile, la lingua raffinata e filtrata come una luminosa grappa. Cantate i cantabili, dunque, ma non ignorate quel rivolo di inquietudine che permea i testi, quella affiorante inadeguatezza al vivere nel presente e caotico, quella deformità del proprio pensiero altamente localistico rispetto ad un mondo di immagini, che passano ora incomprensive quanto onnipresenti e deformanti.

 Le belle rime dell’arte dello sbando dove si ritrovano i propri “ guai / come ghianda sotto un albero/ che sollevata dagli erbai (…)”. E la vita ha le sue tristezze, “questo giorno un atto grigio/ tutto il peso che ci affonda / l’orizzonte gabbia e tornio”, ma anche la notte è faticosa, “profumati divorati/ ha nei suoi petali il dolore”.

  Qui la poeticità di Mattonai si struttura come pendolo fra i madrigali tristi e l’allegro suono delle rime, che rendono ‘cantabile’ il dolore, tanto che cosa ci puoi fare se non ironizzarci su con quello che ci capita di vivere?

Così il madrigale è pop: “luna sotto il cappello/ come spazzare via il fardello / del pensiero che annuvolò”, sempre si sorregge su questo ‘fuoco dentro’  che è la tensione dinamica fra sofferta solitudine e gioiosità dell’esprimersi, forse come nelle figurazioni mobili del tango.

 Altre volte i versi rivelano il dialogo con un tu, che conforta perché si sa che il tu è dentro il poeta e “mi prende senza inganni/ il tuo essere migliore/ di tutto quel che dono”. E i due amanti volano, si incontrano nel volo udito d’un uccello e “ lì è la mia ala l’arco ch’è sospeso”.

Altre volte si riconosce la sconfitta dell’unione amorosa, perché “ la mente che fa acqua” rivela una lontananza, il “bacio cieco” e tutto sembra un’eco d’un tempo consunto, quasi “perduto fondo”.

 E lei sembra destinata a svanire, in altri cieli, perché il poeta è cosciente che “ è là che andrai / con le piume dei ricordi / clandestini a bordo / ciurma ammutinata”.                Una preziosa conferma d’una ricerca di stile, d’un verseggiare ordinato e ridicoloso con cui Loretto Mattonai disegna sia il mondo del suo paesaggio toscano e sia il lirismo della propria mente amorosa.

(Per chi volesse sapere altro dell’appartato poeta, ricordo qui i suoi volumi: Canti cloridrici ciarlieri (1985); L’attrito del vedere (1988); Per un cosmo indiziario (1992); Piccole nozze (1995); Cinque lepri lontane (1998);(L’)una soltanto (2001)).

Loretto Mattonai, Cantabili, Bandecchi e Vivaldi, Pontedera,2019

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento