CARAMOLA E IL SINNI

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CARAMOLA E IL SINNI

DOMENICO  FRIOLO
poesie tratte da 1)”SCRIVIAMO, ANTOLOGIA POETICA” a cura di Daniela Straccamore, edita dalla IRDA EDIZIONI; stampata a Boston USA, distribuita dalla Lulu. 2) “ANTOLOGIA PAROLE LIBERE” curata da: Il Rifugio dell’Arte con Christian Verdesca e Francesco Luca Santo. IRDA EDIZIONI. Assembrato dalla Lulu Press, in Hillsbroug St. USA. È già in assemblaggio una terza Antologia, di prossima uscita.

 by ROCCO ROSA

Avevo perso le tracce di quei ragazzini  con cui trascorrevo i pomeriggi  a fare i giochi dei poveri:  la corsa con lo scaldino, la gara con i cerchi, il gioco “a spizzc” , uno più pericoloso dell’altro, i tuffii sulla terra morbida dall’allora costruenda  passeggiata di viale Dante. Li ho persi di vista anche per una mia propensione a rimuovere una infanzia che allora ritenevo difficile, ma che ora mi torna a colori, le giornate assolate, la simulazione di guida in un camion militare lasciato abbandonato dagli alleati, la scorpacciata di steli di cardi che mi portò diritto all’ospedale per una lavanda gastrica. Uno di quelli, della stagione in cui si abbandonano i giochi per iniziare il cammino della vita, l’ho ritrovato sui social, leggendo poesie che mi attiravano come una lucetta nel buio, mi ridavano sensazioniCARAMOLA E IL SINNI, odori, sentimenti, paesaggi, ma soprattutto la semplicità della vita di bambini che la vita non l’hanno avuta facile. Poi ho scoperto che l’autore di quelle poesie, era lui, Domenico Friolo, venuto ragazzo a Potenza per studiare e poi portato dal lavoro, dalla carriera a mettere casa in Germania. Quelle sue poesie hanno trafitto la mia smemoratezza e mi hanno ricondotto al calore di quella amicizia, ai colori persi di quella stagione.  Io allora non sapevo  che lui, Domenico, avesse quelle capacità che fanno di un uomo uno scrittore, un poeta della memoria: quella straordinaria semplicità nel tuffarsi nelle acque chiare del passato per riportare alla luce con freschezza e nitore le immagine carpite, i suoni  ascoltati, i profumi di un tempo.  Che forse sono un lusso oggi in un mondo cambiato, nel quale la velocità della vita frantuma il ricordo, strappa le fotografie, omogenizza i sapori. Ma, in quei versi, c’è il dovere di passare il testimone ad altre generazioni, di raccontare la vita vista dalla parte delle radici, di tramandare, insieme alle sensazioni, anche valori e messaggi. “Un  dovere verso i figli- dice lo stesso Domenico-, un modo per condurli per mano ad una riflessione della vita nei borghi lucani. Improntata ad una quotidianità rurale, faticosa  quanto dignitosa” E, in quelle parole, non si narra delle famiglie abbarbicate sulle le colline del Sinni, ma di tutta la famiglia lucana sparsa alle prese impaurita dall’ululato dei lupi o soggiogata dal volo di un falco.

Al cantar del gallo,
ancora assonnati,
si mettevano in cammino,
c’era da percorrere molta strada,
prima di giungere a Caramola,
vammacare* sulla riva del Sinni.
Il canto di cardilli, gioiosi,
beccare il cardo,
mi è rimasto nel cuore.
Come la calandra alzarsi in volo,
sorpresa e spaventata,
dal mio giùngere incauto.
Mi è rimasto nel cuore,
Il largo greto del Sinni,
e l’intrecciarsi delle sue acque.
Gli acquari deviati
da un colpo di zappa,
invadere i frutteti,
il bimbo divertito posare
pezzetti di legno
che la corrente portava via.
suo padre, si inventava pescatore.
Preso un ramo secco,
uno spago e un amo,
si portava sul fiume.
Gamberi di acqua dolce,
forelle e anguille,
chiedevano pazienza.
Un cervone steso al sole,
poco lontano, sonnecchiava.
Poi, in quel mondo rurale,
si riuniva la famiglia per il pranzo.
Una tovaglia stesa per terra,
si poggiava il vino, la iasca *
venivano aperti stiavucchi, *
che contenevano salciccia,
cacio, olive, lardo, sottolii
e quel buon pane, mai vecchio.
Mi è rimasto nel cuore,
il profumo di sigaretta:
tabacco forte, arrotolato in cartina,
fumato dagli adulti a fine pranzo.
Le donne sparecchiavano,
gli uomini iniziavano a sistemare,
il raccolto di frutta, il masto,
posto sulla groppa della cavalcatura.
Dopo poco si incamminavano,
percorrendo ripide mulattiere
che conducevano al paese,
un arroccato di case di pietra
che cerchiavano la collina.
Caramola e il Sinni,
come dimenticare…
by Domenico Friolo

*Vammacare: frutteti
* Iasca: tipico contenitore in creta per acqua potabile *Stiavucchi: tipici grandi tovaglioli( o piccole tovaglie) molto pratici per molti usi: annodati divenivano piccole borse.

 

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