Carbonari, Cospiratori e delinquenti comuni, la “tribù grumentina” di Tramutola

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VINCENZO PETROCELLI

Le riforme attuate nel decennio francese nel Regno di Napoli (1806-1815), anche nella Provincia di Basilicata, trasformarono tutto rapidamente, gli ordini civili, gli usi e i costumi. Il capoluogo della Provincia fu trasferito da Matera a Potenza, furono promulgati nuovi codici e soppressi i monasteri, soprattutto fu abolita la feudalità.

La Carboneria interveniva a sconvolgere un assetto d’ordine costituito. L’adesione alla società segreta consentiva d’acquisire idee di libertà e di trasformazioni sociali, perciò è interessante sapere chi erano gli uomini e perché aderivano alla Carboneria. E’ necessario tener conto delle classi che la composero, considerato come tra gli aderenti prevalessero elementi della borghesia e del clero.

Il Carbonaro era persona incorruttibile, come il carbone in fiamma. I germi maturano già nella esperienza degli esuli del 1799.

La Carboneria, società segreta, si proponeva di formare nel popolo una coscienza nazionale, d’infondervi l’odio alla tirannide e destarvi il desiderio della libertà e dell’indipendenza. Il programma di rivolta dei club giacobini si può riassumere in queste finalità: rovesciare la religione e la monarchia; istituire una repubblica popolare ed uccidere i sovrani. Ebbe inizio, il movimento rivoluzionario, nel dicembre del 1792.

Tra i documenti  dell’organizzazione “La Scuola dei Costumi” di Marsico, organizzazione che incominciava appena a  manifestarsi, come testimoniano i documenti delle sedute, apprendiamo dell’importanza della vendita di Tramutola denominata “Grumentina”, la quale figura al primo posto tra quelle operanti e già perfettamente organizzate sin dal 1807 in Basilicata e dipendente da Salerno. Infatti, il 26 aprile 1808, l’assemblea carbonara “La Scuola dei Costumi” di Marsico, discute della necessità dell’apertura della corrispondenza federativa con la “Magna Grecia” per mezzo della Tribù “Grumentina” di Tramutola. Facevano parte della Tribù “Grumentina” le seguenti persone appartenenti alla popolazione agiata di Tramutola:

1) Falvella Michele di Pasquale Maestro;

2) Falvella Michele di Giovambattista Maestro;

3) Falvella Vincenzo Maestro.

Dal 1806 al 1815, lo Stato aveva abolito la feudalità, soppresso i monasteri, liberalizzato il commercio. Era stato fondato una burocrazia di tipo moderno ed offerto alla borghesia la possibilità di far parte delle amministrazioni dello Stato. La graduale sostituzione dell’agricoltura alla pastorizia contribuì a far passare i capitali dalle mani dei nobili e del clero in quelle dei proprietari. Fu allora che una classe di industriosi “galantuomini” si arricchì rapidamente, cominciò ad avere una propria coscienza di classe, ma questa evoluzione si interruppe con il ritorno del Borbone. Infatti, nell’anno 1815 ritornato il Borbone sul trono di Napoli, la setta dei Carbonari risorge in Salerno e Provincia di Lecce. In Basilicata uno dei paesi più accaniti, come detto sopra, fu Tramutola, che si eleva in Tribù, con a capo D. Giuseppe Falvella, antico settario, e che nel decennio francese aveva ben saputo fare i suoi affari con tutti della sua famiglia. Tramutola e gli altri paesi vicini avevano diretta corrispondenza con Salerno sotto la denominazione di Tribù “Agrinopoli”.  

Solo notizie generali chiariscono la portata della diffusione e composizione della Carboneria in Basilicata dal 1815 al 1820, infatti i particolari sul numero, le relazioni delle vendite operanti in vari centri, sono scarsi e frammentari. Dei 24 centri di Carboneria, tra i più vitali e attivi nella Provincia, vi é quello di Tramutola che, dal 1815, inizia una nuova corrispondenza con le autorità salernitane. (manoscritto Cenno Storico della introduzione delle Sette del Capitano Martelli)(3).

Si pone la necessità di considerare i riflessi sulle diverse classi sociali delle riforme attuate nel decennio francese e della politica della restaurazione borbonica che favorendo gli uni e scontentando gli altri, procurarono nuovi adepti alla cospirazione. Con l’inizio del decennio francese, la Carboneria fu lotta antifeudale ed antiborbonica di stampo illuministico-carbonara, poi di tipo Liberal-Risorgimentale, fino ai moti del 1821-2.

Il 6 novembre 1820, la Tribù Acri di Tramutola diffonde la Circolare 83 “Chiamata alle Armi”, chiamando al dovere per il bene della Patria, gli iscritti delle Tribù a cui era spedita la Circolare. Come si evince, il nome della Tribù di Tramutola, muta il suo nome da Tribù Agrinopoli in Tribù Acri, forse a seguito di una scissione. Il portale ornamentale che ancora oggi si osserva in Largo Cesine di Tramutola, con lo stemma della Carboneria A.D. 1820 e lo scritto CONCORDIA FRATRUM (la casa nascerà dalla concordia dei fratelli) con tre simboli sovrastanti lo scritto, compasso, stile ed al centro il cuore, qui si concentra l’attenzione per i moti e le insurrezioni degli anni 1820-21. Questo portale indica che la Carboneria di Tramutola si era spogliata delle formule e delle pratiche misteriose con il diventare quasi un partito politico che operava alla luce del sole.

Di questo periodo fanno parte della Carboneria le sottonotate persone:

1) Cesario Vincenzo nacque a Tramutola il 1785 dignitario carbonaro dopo il 1820 fu schedato negli “Scrutini di Polizia”.

2) Pecci Francesco nacque in Tramutola verso il 1785. Proprietario. Affiliato alla Carboneria e coinvolto nei fatti svoltosi a Tramutola nel 1820-21, venne schedato negli “Scrutini di Polizia”. (ASN Min. Pol. vol. 68, n. 5005).

3) Scavone Gerardo nacque a Tramutola verso il 1780. Affiliato alla Carboneria nel 1820, venne schedato negli ” Scrutini di Polizia”. (ASN Min. Pol. vol. 68, n. 6057).

Non solo le sette e i circoli patrioti preoccupavano i regnanti di Napoli, ma ancora di più il dilagare del brigantaggio comune, che rimaneva sempre un fattore delinquenziale causato dall’alternanza di governi deboli, accentratori e faziosi. Uno dei delinquenti comuni, di origine Tramutolese fu:

1) Votta Saverio che nacque a Tramutola. Contadino, conosciuto come Caccavone. Nel 1819 organizzò una numerosa banda armata che operò nell’Alta Val d’Agri. Cadde l’8 settembre del 1829 in uno scontro con la Guardia Urbana di Moliterno in agro di Viggiano. (ASP, “Giornale Intendenza Basilicata”).

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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