“CARLOTTO DI SVEVIA” , DA RE DI GERUSALEMME A PRIGIONIERO A SAN FELE

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

L’antico castello di San Fele del quale ora rimangono solo alcuni ruderi,  fu costruito da Ottone I di Sassonia nel X secolo in funzione anti bizantina, poi importante nel periodo normanno tanto da ospitare anche Re Ruggero II D’Altavilla ed il Papa Onorio II, tra i suoi feudatari è ricordato un certo Tancredi di San Fele citato nel Il Catalogus Baronum nell’epoca dei re normanni Guglielmo I e Guglielmo II d’Altavilla.  In epoca sveva divenne luogo di temporanea prigionia di Enrico VII di Germania, figlio di Federico II. Un altro figlio dell’imperatore, Enrico Carlotto, venne confinato nel castello locale, questa volta per mano del fratello Corrado IV.

Ruderi del castello di San Fele

 

Enrico  Carlotto detto Otto era  figlio secondogenito di Federico II di Svevia e di Isabella D’Inghilterra, della casa reale dei Plantageneti figliai di Giovanni Senzaterra re di Inghilterra e di Isabella d’Angouleme e sorella del re d’Inghilterra Enrico III, nonché nipote del più famoso Riccardo Cuor di Leone. Enrico Carlotto nacque a Ravenna il 18 febbraio 1238 e fu nominato Governatore di Sicilia e Re titolare di Gerusalemme dal 1250, ma morì a quindici anni e non ebbe alcuna discendenza.

Dopo la morte dello Stupor MundiI, Enrico  Carlotto ebbe contatti con  Papa Innocenzo  IV per una successione ai titoli del padre sia in Italia che in Germania al posto del legittimo successore Corrado  IV che nel  testamento  di Federico II fu nominato  erede universale e suo successore sul trono imperiale, su quello di Sicilia e su quello di Gerusalemme come , e assunse i titoli di Duca di Svevia (Corrado III; 1235-1254), Re di Germania( Corrado IV1237-1254), re di Sicilia (Corrado I; 1250-1254) e re di Gerusalemme (Corrado II; 1250-1254). Enrico Carlotto dopo la discesa dalla Germania di Corrado IV fu recluso a San Fele e secondo una cronaca monastica fu ucciso a soli 15 anni nel maggio 1253  su ordine dell’imperatore Corrado; il sicario forse Giovanni Moro, altra figura strettamente legata alla Basilicata.

Giovanni era figlio di una schiava saracena, chiamato Moro per il colore della carnagione, era in origine uno dei servi di camera di Federico II. Divenuto custode della Camera personale dell’imperatore, occupò posizioni di grande rilievo e ricevette una baronia. La sua ascesa continuò sotto il regno di Corrado IV, quando divenne capo della camera regis, comandante della fortezza di Lucera e infine gran camerlengo del Regno. Nel 1254, passato dalla parte di papa Innocenzo IV contro Manfredi, fu ucciso dai saraceni rimasti fedeli al re ad Acerenza, in Basilicata.  Anche Corrado IV morì nel 1254 e sempre in Basilicata a Lavello dove era accampato con il suo esercito.

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