CARNERA E LIBONATI, EMIGRANTI NORD E SUD

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Leonardo Pisani

Quel giorno si conobbero, erano due emigranti; uno viveva in America l’altro in Belgio; ma erano anche due simboli per gli italiani costretti a lasciare il suolo natio.  Il friulano ed il lucano; il pugilatore e lo scultore si incontrarono ed andarono assieme a rendere omaggio al lavoro,agli italiani emigrati ed all’arte. Era il 5 ottobre 1958 di una fredda domenica belga.

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Due emigranti, l’uno nato in Friuli in un paesino che diventerà famoso grazie alla fama da lui conquistata sui ring di tutto il mondo ma che lo aveva visto in tutt’altro aspetto: da piccolo non aveva scarpe; orfano fu costretto a lasciare presto la scuola per aiutare la famiglia  e non aveva cibo a sufficienza per placare  l’appetito dei suoi 197 cm  ed oltre 120 kg. Partito da Sequals verso la Francia, Primo204339946 Carnera era un giovane falegname il cui unico obiettivo era di vivere decentemente, che poi significava avere due pasti caldi al giorno. L’Alpe che cammina trovo la sua fortuna per caso; divenne lottatore per un circo con il nome di “Juan lo spagnolo” battendo tutti i giovani forzuti dei paesi ch
libonati355_53351_0e visitavano. Non era un gran lavoro certo ma almeno si poteva nutrire; poi l’incontro con il campione di Francia dei massimi Paul Journeè ed il pugilato. In vetta al mondo, imparò le lingue straniere ed a leggere bene. Quando cadde nella polvere, prima osannato e poi sfruttato e abbandonato nella miseria, l’emigrante friulano non si diede per vinto: si rifece una vita , guadagna620113d3-d8d2-4579-90df-20548d5bafe7ndo con la lotta libera; Ma una cosa è certa: rimase sempre un simbolo per gli italiani, specie per chi era stato costretto a lasciare il suolo natale come lui.

L’atro era anche egli un emigrante,del sud, nato in paesino della Basilicata ai piedi del Pollino. Una storia talmente bella da sembrare una fiaba che – non fosse stata recuperata dal sito https://sites.google.com/site/ilminatoredituttiipaesi– avrebbe corso il pericolo di rimanere misconosciuta.

Era il 1 dicembre 1920 quando a Rotonda nacque Francesco Libonati da una umile famiglia, il padre era un fabbro e ben presto anche il piccolo Francesco entrò in fucina ad imparare il mestiere tra fuoco, polvere e scintille. Era bravo come artigiano e ben presto si notò anche la sua abilità nel disegno e nel lavorare sculture in ferro. Un talento; come tanti talenti tra gli artieri lucani; destinato ad essere uno dei tanti baciati dall’estro ma confinati in una bottega sperduta in uno dei tanti paeselli. Libonati però aveva qualcosa di diverso; la tenacia ed il desiderio di imparare. Ed aveva il sacro fuoco dell’ Arte. Fu chiamato alle armi e mandato a lavorare come minatore a Carbonia; li il giovane fabbro diventò minatore; un mestiere che poi gli fece lasciare Rotonda per cercar fortuna in Belgio. Uno dei tanti emigrati italiani che lavoravano anche a 800 metri nel sottosuolo; ma pur scavando nelle viscere della terra Libonati aveva sempre un sogno: diventare artista. Da fabbro a minatore a scultore; il futuro  Michelangelo dei minatori  di notte lavorava in miniera   “L’Esperance”, nel Borinage poi finito il turno percorreva 6 chilometri a piedi per andare a scuola ad imparare l’arte del disegno presso la Reale Accademia di Belle Arti di Mons.  La sua tenacia e il suo amore per l’arte furono ripagati con il diploma a pieni voti. Aveva  del miracoloso quello che il fabbro lucano era riuscito a compiere e la notizia si diffuse anche tra i minatori. Venuto a conoscenza di Libonati il  direttore dell’Istituto Minerario della provincia di Mons, Monsieur Paul Culot, gli commissionò  un primo busto, cui fece seguito quello del presidente dei Deputati della regione dello Hainaut, Monsieur Richard Stievenart. Francesco divenne così in breve tempo il simbolo degli emigrati italiani nelle miniere del Belgio. Ma non lasciò la miniera; di notte scavava e di giorno scolpiva. Poi ebbe un’idea; scolpire la dura vita delle viscere: Acquistato un blocco di pietra di 4 tonnellate, il sacro furore guidò lo scalpello del Michelangelo dei minatori e ne fece uscire una opera d’arte di due metri e sessanta, un simbolo del minatore tenace nel suo lavoro e nella sua energia; lavoro umile ma degno di rispetto. Libonati chiamò la sua opera   il  “Minatore di tutti i Paesi” e venne inaugurata a Quaregnon (Belgio) nel 1954 alla presenza di ben sei ministri del governo belga di allora. Divenne un simbolo per tutti gli italiani del Belgio; come ancora un simbolo era Carnera per gli italiani di tutto il mondo. Il già campione dei pesi massimi, al tempo attore e Claims Heavyweight Wrestling Championship, titolo vinto sconfiggendo King Kong, un uomo pesante 182 kg. Primo durante una tourneè mondiale decise di andare ad ammirare “Il minatore di tutti i paesi” e  vi depose una corona di fiori a ricordo di tutti gli sfortunati minatori vittime del lavoro. Libonati  in seguitò scolpì da  un blocco di pietra di 11 tonnellate il “Lavoratore Universale”. opera che fu donata da un gruppo di industriali italiani al Belgio. Il promotore del gesto fu l’ amministratore delegato della FIAT Giovanni Valletta: Nell’offrire l’opera al Belgio in segno di amicizia internazionale così si espresse: “…ad additare la potenza e l’universalità del lavoro nella geniale espressione che alla stessa ha saputo conferire un artista italiano. L’opera venne inaugurata il 16 ottobre 1962 dall’Ambasciatore d’Italia. Il giorno successivo venne presentata a S.M. Re Baldovino dalle autorità locali. Nel 1958 Libonati fu invitato dal console Camillo Giuriati a rappresentare l’Italia all’Esposizione Universale di Bruxelles, cui partecipò con il trittico scultoreo “La concentrazione”. Poi il Michelangelo dei minatori tornò in Italia, si dedicò all’insegnamento, prima direttore dell’Istituto Statale d’Arte di Potenza e successivamente docente nelle Accademie di Belle Arti di Frosinone, L’Aquila e Roma. Si affermò come artista Il critico Duccio Trombadori ha scritto di lui : ‘Robusto come Michelangelo, conciso come Desiderio da Settignano, puro come Brancusi e visionario come Fontana, egli sogna e fa sognare ad occhi aperti chi osserva il suo disegno e il suo modellato. Forze cosmiche e forze mobili della materia sintonizzano il cuore della Terra con i ritmi siderali dell’Universo. Un concentrato di energie suscita figure inusitate e antropomorfe che sembrano amuleti e al tempo stesso eventi di natura. In questa visione antropocentrica e planetaria Francesco Libonati afferma lo spettacolo di una scultura senza tempo che trasmette un sentimento ‘primitivo’ di adesione al ciclo vitale-naturale dell’universo’.

 

 

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