“Il guru insegna e pratica lo yoga
che è quell’antica disciplina indù
e spiega a chi nella nevrosi affoga
la regola di Brahma e di Visnù.
Al guru basta solo un po’ di riso
non corre come noi ‘a ccà e ‘a llà
non ha legami, o è scapolo o è diviso,
disprezza i soldi, vive in castità.
Poiché la vita a me, me fa paura
io… me ne voglio andare a fare il guru.”
(Riccardo Pazzaglia)
Il Guru digitale è assertivo, giudicante, in perenne oscillazione tra il pessimismo e l’indignazione, solo lui dal chiuso della sua stanzetta è capace di decodificare le verità nascoste che sfuggono ai più, magnanimo regala le sue perle di analisi e saggezza con quel tanto di degnazione paziente, ma priva di speranza nella altrui comprensione.
Divertente, non c’è che dire.
Per carità questo ruolo una volta ogni tanto l’abbiamo forse interpretato un po’ tutti quando abbiamo aperto la chiave della presunzione e abbiamo lasciato che, magari sotto la spinta di un legittimo, umanissimo, sentimento di reazione davanti ad una umana ingiustizia, si sfogasse liberamente la nostra frustrazione. È un peccato veniale, suvvia, bisogna imparare a perdonare e a perdonarsi, cercando di comprendere le nostre piccole debolezze.
Il guru digitale di cui parlo io è ben un’altra cosa.
È il protagonista di un tentativo consapevole di costruirsi intorno una immagine da fustigatore incompreso delle ingiustizie, di interprete controcorrente degli accadimenti, delle tendenze, di quello che ci circonda spaziando, naturalmente, in ogni campo dello scibile umano, pronto a controbattere, a chi dovesse avere l’ardire di porgli la fatidica domanda: scusa ma tu che competenze hai sull’argomento? Con un filo di indignazione per l’offesa fatta alla sua libertà di espressione, – È la mia opinione. Siamo in un paese libero o no?
E io mi permetto di rispondere: NO!
Nel senso che dei languori esistenziali, delle analisi dietrologiche e dello spaccio di buoni sentimenti un tanto al chilo non dovremmo aver bisogno per costruirci un’opinione, ma naturalmente la mia risposta, per il guru è vuota e priva di significato.
Il Guru digitale è figlio dei tempi, risponde alle medesime pulsioni, tattiche, tendenze che si vedono ampiamente dominare i mondi della comunicazione a tutti i livelli. Sono mondi in cui ciascuno parla ai suoi, cercando di stabilizzare il suo zoccolo duro sapendo che, in un mondo post-ideologico, prima o poi arriverà il momento in cui il riflusso di una opinione pubblica, ampiamente analfabeta funzionale, lo potrà agevolare.
Nel campo social la tendenza è quella della piccola corte nella quale un reuccio, più o meno dotato o importante (non conta quel che fa, conta la sua capacità di aggregare), riunisce intorno a sé un po’ di persone che normalmente farebbero attenzione ad esprimere scempiaggini, quantomeno per evitare di fare brutte figure, se non fosse per l’azione sobillatrice del guru digitale.
La piccola corte protegge e amplifica, ciascuno loda l’altro con iperbolici complimenti ricevendone altri in cambio, in una dinamica che, tendendo a rinforzare ogni appartenente alla cerchia, inevitabilmente porta a consolidare il ruolo dominante dell’aspirante reuccio.
Di tanto in tanto qualche corte si spacca quando qualcuno dei cortigiani vuole passare di livello, la dinamica è tanto miserabile quanto semplice.
Politica? Associazionismo? Cultura? Ingegneria? Arte? Storia? Geografia? Medicina? Epidemiologia? Geologia, Filosofia, Religione, Letteratura, potrei continuare elencando l’intero scibile umano.
Potrei circostanziare qualche caso umano, tratteggiarne addirittura l’evoluzione ma, dopo tutto, perché mai dovrei dare a qualcuno esattamente lo sprazzo di luce che anela? L’interesse è discutere del fenomeno, le persone sono spesso assai meno interessanti.
Non c’è limite al guru digitale, ogni frontiera è possibile tanto sul social, se appena appena si è capaci di leggere e scrivere, un centinaio di utenti più ignoranti, con il desiderio di dire la loro, si trovano sempre.
C’è di buono che questa miserabile rappresentazione delle nostre generazioni si propaga solo tra di noi cosiddetti boomers essendo da tempo le generazioni più giovani migrate altrove seguendo altri stili comunicativi.
Il segno della definitiva svolta generazione in questo senso è stata la comparsa, tra gli altri, degli annunci funebri social, una di quelle comunicazioni che ha un minimo di importanza solo per i vecchi.
Non resta quindi che attendere l’estinzione per limiti di età, quanto a me, si fa sempre più forte la tentazione, come cantava l’ottimo Pazzaglia, di “andarmene a fare il guru”, ma intendiamoci non digitale!
Tutti in coro:
“E vattene a fare il guru
ma chi ti trattiene a te?
Se tu vai a fare il guru
me fai ‘nu regalo a me.
I’ chello pensavo sempe
‘sta grazia putesse avé
sì, famme campà a me pure,
va’ a fare il guru luntano ‘a me!”
(Riccardo Pazzaglia)
