C’ERA UNA VOLTA….LA REGIONE LABORATORIO

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LUCIO TUFANO

 

Più di una volta il concetto di laboratorio ha interessato questa regione del sud. Laboratorium, da laborare, ossia un locale adibito a produrre artigianalmente o a riparare oggetti. Locale dove artigiani ed operai svolgono un lavoro, dove sono gli apparecchi e le sostanze destinate a determinare ricerche scientifiche o prove industriali; dove si preparano farmaci; in somma dove si studia, e perciò di Pitagora: pensatoio luogo di indagine ed antropologia ma anche dove si progettano le linee del futuro e dello sviluppo. Un laboratorio socio-culturale quindi che dagli anni quaranta sino ad oggi ha suscitato interesse negli studiosi stranieri per cogliere e valutare come la Basilicata si sia trasformata nel corso dei decenni grazie ad un interrotto processo di crescita.

Si deve a Gaetano Fierro la sistematizzazione di queste ossevazioni che studiosi e scienziati hanno fatto della società lucana, dal punto di vista antropologico, culkturale e politico. Visite indotte dall’influenza   di Silone e Levi, che hanno fatto della Lucania negli anni ’50, la terra preferita di studiosi stranieri.

Friedrich G. Friedmann: fra gli studiosi che utilizzarono le occasioni offerte da fondazioni culturali per viaggi all’estero dopo la guerra. Più di qualcuno, dagli USA, scelse l’Italia meridionale, per gli stimoli e la curiosità che i libri come Fontamara di Silone e Cristo si è fermato a Eboli di Levi avevano suscitato.

Friedmann arrivò nel ’50 in Italia, va prima da Carlo Levi che lo manda a Tricarico, poi si ferma a Matera, luoghi simbolici della condizione contadina. Egli vuole condurre una “indagine, capace di dare profilo analitico della situazione sociale, etica ed economica della popolazione e dell’ambiente”. Altri intellettuali come Adriano Olivetti (INU, UNRRA–Casas, organismi entrambi da lui presieduti) furono attratti dal Sud. Ne deriverà la più ampia indagine interdisciplinare, economica, sociale, urbanistica di quegli anni nel Mezzogiorno, utilizzata in parte dall’intervento straordinario pubblico. La Lucania apparve “come in contrasto assoluto con l’America”, il povero mondo contadino lucano non era il mondo delle grandi fattorie di agricoltori americani. Il mondo contadino “avrebbe dovuto essere riformato dall’America su di una base di tipo anglosassone con l’aiuto dell’iniziativa privata.

Il teatro più suggestivo della condizione contadina era rappresentato dai bassi, allora abitato ed alveo significativo di tutto un brulichio di contadini …

L’attenzione di John Davis fu rivolta su Pisticci “un misto di bizzarro e di ordinario” a economia agricola, con la ricerca Pisticci terra famiglia (Teda, Castrovillari).

Pisticci aveva una particolare tipicità: il raddoppio della popolazione nel secolo unitario, malgrado l’emigrazione e la continua lotta per la redistribuzione delle terre (matrimoni, ecc.).

Modello ideale per ogni tipo di ricerca, una marcata identità storico-culturale, la stratificazione sociale, le sue tradizioni di cultura popolare che già avevano richiamato l’attenzione di etnologi come Ernesto De Martino con Sud e magia.

foto di cartier bresson

L’analisi di Davis sulla vita di relazione a Pisticci, sui ruoli della famiglia e della parentela, del vicinato, e sui comportamenti prevalenti nella vita politica, risulta più documentata e convincente di altre di analogo impianto. L’antropologo forestiero, con solido mestiere ed occhio distaccato, rilevò e descrisse le basi culturali tradizionali della società pisticcese ed il pronto adattamento agli sviluppi più recenti, dalla vita impiegatizia alla nascita dell’industria.

Ne evidenziò la salda, arcaica istituzione familiare, il senso dell’onore dell’uomo, la forma di controllo sociale svolta dal vicinato: la comunità di donne che osservano, commentano, criticano il comportamento e l’onore, ossia le forme di successo, degli uomini.

Donald S. Pitkin altro americano che, come Friedmann (Matera), e George Peck (Tricarico), passò da Carlo Levi ad Aliano.

Ann Cornelisend a Torregreca (Tricarico), con l’esperienza di assistente sociale americana, la storia ed il comportamento dei suoi abitanti (la costruzione di un asilo infantile in un quartiere di case popolari, sullo sfondo la vita del paese). La Cornelisend giunge a Tricarico dopo la pubblicazione del “romanzo” di Rocco Scotellaro L’uva puttanella; agitatore politico, organizzatore culturale, assistente sociale, sindacalista ed ancora George Peck, per Tricarico, partì dalla microsologia per arrivare alla macrosociologia operativa.

È stato Franco Vitelli, sulla corrispondenza con i suoi amici in Italia (1953-1964) che ha poi ricomposto le sue ricerche, specie su Tricarico.

Edward C. Banfield, in una riflessione vivace e contrastata, produsse lo studio del 1955 su Chiaromonte con Le basi morali di una società arretrata, diventato famoso soprattutto per il “familismo amorale” (pubblicato nel 1961 e ristampato da Il Mulino nel 1976).

Ancora, in modo meno remoto, vi sono R. Leonardi, R. J. Nannetti, e R. D. Putnam che descrivono l’evoluzione della Regione e delle istituzioni politiche nei rapporti con lo Stato centrale e con gli enti locali, l’attenzione del conflitto ideologico, la forma di cooperazione attiva (la lottizzazione ed il consociativismo).

Le avvisaglie di questo improvviso interesse verso le comunità contadine del Mezzogiorno si avvertono già in occasione del viaggio di Carlo Levi negli Stati Uniti d’America. Infatti nel 1947 prima ancora che fosse pronta la versione inglese del libro, già era conosciuto in particolari ambienti ebraici o italo-americani, Levi aveva intravisto nella cultura contadina lucana un complesso di valori che non bisognava distruggere. La scoperta con tutti i risvolti di ordine culturale-religioso, corroborata anche dalla pubblicazione delle riflessioni gramsciane sulla cultura popolare, va a rinforzare l’azione politica dei progetti di riscatto delle masse contadine.

Si crearono così, specie per le pubblicazioni di Scotellaro, di Musatta, di De Martino, di Rossi Doria, di Musotti e di tanti altri, mode e rendite culturali inestinguibili che da quegli anni a tutt’oggi costituiscono la tematica, sul piano antropologico e sociale del c. d. neorealismo nella poesia, nella pittura, nella letteratura e nella cinematografia, anche una sorta di finzione onnipresente, praticata fino all’ossesso, di una sorta di fossa comune della cultura regionale, “la falsa coscienza” di chi si ostenta a ricalcare i vecchi canoni leviani pur di conservare la leadership della cultura nella regione, nella convinzione di ottenere sempre il compiacimento di quelle forze politiche e di quelle ideologie che hanno enfatizzato al massimo grado il Levi e la sua denuncia.

Il latifondo e l’economia di sussistenza, ragioni storiche della miseria sociale ed ambientale, assurgono a verifica antiurbana, ad opposizione radicale e romantica contro la città e contro lo Stato, proprio come Mario Alicata, nel 1954 in Cronache Meridionali, aveva paventato, facendo della città la fortezza dell’iniqua amministrazione, l’anticamera ed il domicilio di quel potere predatorio e parassita, fiscale e giudiziario, che bersaglia per le campagne, le spremeva e le ignorava, relegando il popolo contadino alla emarginazione ed alla miseria.

E qui occorre capire come la didattica messianica del Levi – il rabbino levita – abbia provocato la venuta in Basilicata d’indagatori di tutta la realtà contadina, affetti da curiosità antropologica, come Friedmann, Banfield, L. W. Moss, W. H. Thomson, certamente dotati di quella sensibilità indispensabile a recepire il forte messaggio leviano.

È quindi assai possibile che ogni mitizzazione del mondo contadino agisse sia in direzione del passato atemporale ed arcaico, sia in direzione del futuro, verso la rigenerazione e l’inizio del mondo nuovo, l’avvenire ed il realizzarsi dell’uomo, come riscatto di una classe, di una condizione. È qui che si instaurò una strana simbiosi tra il messianismo ebraico ed il fondamentalismo marxista.

Questo popolo fu fatto confluire in quell’altro inferno, quello dell’organizzazione collettiva, della “c. d. elevazione proletaria” e d’inserimento nelle fabbriche, nelle cooperative, nell’edilizia, non assolvendolo dalla sua originaria subordinazione, bensì opprimendo la sua congenita libertà, il suo estro, la sua individualità, proprio in una strana analogia del genocidio, morale e statico.

 

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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