
ANNA MARIA SCARNATO
Non mi sono mai interessata di musica e non potrei partecipare a trasmissioni che richiedono conoscenze musicali, genere, titoli e autori. Lo stesso non posso affermare per i testi su cui ho sempre riflettuto, cercando di fare dei contenuti una ricchezza per l’anima, un ‘opportunità per dibattere su tematiche sociali e naturalmente ripiegarmi sui sentimenti, l’abbandono, l’importanza dell’amore, sentimento vitale per la felicità di ogni essere umano. Da un po’ di giorni, sento parlare di schieramenti a favore o contro il trapper invitato al concerto di Capodanno dal sindaco di Roma che, poi, ha disdetto la sua partecipazione. Ho letto il testo senza condizionamenti di parte, avulsa dalle strumentalizzazioni politiche che sono sempre dietro l’angolo, ritengo che nulla di quello che una donna merita o “fare l’amore” è nei testi cantato. Se la musica e le parole sono lo specchio dell’anima di chi scrive o interpreta il contenuto, se il protagonista vive i sentimenti esplicitati, non vi è alcun dubbio e senza esitazione o ricerca di motivazioni diverse che giustifichi il ritardo di una decisione presa dal contraente. Anch’io non trovo rispettoso della dignità delle donne il testo delle canzoni di Tony Effe. Libera di non confondere la definizione di Arte con la libertà di offendere, come senza veli la sua consuetudine di frequentare un genere di persone con cui evidentemente trova la soddisfazione dei sensi a lui gradita. Devo confermare che da sempre esistono persone che sputano nel piatto in cui mangiano, che utilizzano le donne come oggetto di rifiuto. Ingestibile nelle pulsioni definirei chi farebbe meglio ad astenersi da certe pulsioni e comportamenti violenti. Sono questi i “bulli” artistici che presumono di potersi permettere una specie di immunità come i parlamentari, persone dagli istinti animali che, per come si comportano, più che richiedere l’aiuto di uno psicologo farebbero meglio a rivolgersi ad un etologo. Un oggetto, un trastullo di moda, uno svago mai pago, un atto di violenza è divenuto l’amplesso tra uomo e donna. Esseri inumani che non dovrebbero vivere nella civile società in cui gli istinti da “roditore” dell’umana dignità fanno più guai che bene. Le donne definite troie da chi “scrive ciò che vede e vive quello che scrive, “metti il guinzaglio alla tua ragazza”, dovrebbe essere dunque questo il diario di bordo che il trapper in questione pensa e fa alla sua ragazza che oggi lo difende dalla censura della sua esibizione. Se oltre a sentirsi libero di sfarfallare si ritiene anche coerente tra ciò che scrive e ciò che vive. Non voglio soffermarmi su quant’altro esprime in preda alla megalomania delirante che ha bisogno di farla legittimare da un numero alto di spettatori, ahimè giovanissimi, influenzabili nell’istinto di sopraffazione verso il genere femminile e già, molti di loro, avviati alla pratica di violenze generalizzate e senza giustificazione. Apprezzo Gualtieri e non mi importa se la sua censura sia stata decisa in ritardo, non mi interessa il parere degli artisti che hanno difeso Tony Effe, mi chiedo come mai i movimenti per la difesa della donna e tanti uomini per bene non siano scesi in piazza a manifestare contro il turpiloquio cantato, perchè solo pochi partiti politici hanno espresso parole di condanna per i contenuti di testi che esprimono violenza e sessismo, perché se gli studenti manifestano contro i provvedimenti legislativi che ritengono discriminatori, contro il potere politico che ha trasformato la tv pubblica in megafono di parte, repentinamente si approvano DDL sicurezza contro le proteste passive e contro le parole con la condanna fino a 6 anni e non si mette la parola fine ai falsi profeti di uno spettacolo indegno e diseducativo, inneggiante al disprezzo per le donne e a rappresentare un simbolo di uomo che offende anche lo stesso suo genere d’appartenenza ? Se la censura di uno spettacolo merita la protesta degli artisti che difendono la libertà di espressione, (ma quale?), ancor più mi indigna l’indifferenza umana e istituzionale nei confronti della pubblica istigazione alla costruzione di una società di goduria sessuale “bestiale” a scapito della presunta inferiorità del genere femminile trattata alla stregua di animali da compagnia. Dove la vedono i difensori corporativisti la vena artistica e creativa nei testi suddetti e in altri ancora più vergognosi che creava un certo pudore solo nominarli qui. E’ così che si permette ad un linguaggio scurrile di creare altri modelli negativi che oggi non possono più essere attribuiti alle conseguenze di un livello di cultura bassa in famiglie disagiate, considerata la provenienza di certi soggetti che vogliono far moda e soldi dai palchi, appartenenti a famiglie cosiddette benestanti. E su questo che la repressione troverebbe più facile giustificazione senza che si gridi ad un attentato alla libera espressione (articolo 21 della costituzione). Basta con le croci disegnate sul collo, non si sporchi il Bambinello con le mani lerce e violente, stop all’uso di palchi pubblici per fare scandalo e ottenere pubblicità con frasi assurde e concetti da esaltati. Non si usino i simboli religiosi e festeggiare il Natale e l’arrivo di un nuovo anno in compagnia di chi ti ruba l’anima, oltraggia il corpo e vuole distruggere la considerazione di quanto la donna sia solo Bellezza. Il presepe rappresenta l’umanità con la sofferenza, il bisogno e l’Amore puro come balsamo alle ferite. Chi l’umanità non la vive non può festeggiare ed essere coach di una adolescenza in fiore. “Gli uomini non cambiano? ci vorrebbe un’altra vita?” dice un testo di Mia Martini. “Gli uomini ti uccidono… ”eppure, continua “ sono figli delle donne ma non sono come noi”. C’è posto ancora per custodire un’ideale e grazie a uomini veramente innamorati di una donna ed è così il miglior modo di scrivere e cantare canzoni d’amore sulla scena della vita.