CRISI: CHI HA DETTO COSA A CHI

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Marco Di Geronimo

Adesso è crisi. Il Governo gialloverde termina la sua corsa con un divorzio pubblico. La seduta del Senato è stata scandita da interventi di fuoco ed espedienti televisivi. Ma sappiamo come comincia senza sapere come finisce.

La saldatura è saltata: la Lega perde il M5S ma guadagna il sostegno di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Questo è il primo dato (perlomeno stando ai discorsi senatoriali) che emerge dal dibattito. Il centrodestra unito dichiara fedeltà al suo Capitano e spinge per l’incasso, pardon, il voto.

Fratelli d’Italia ribadisce la sua «coerenza» per bocca di Ignazio La Russa e aderisce convinto alla coalizione con Salvini. E fin qui niente di nuovo. Importante la dichiarazione della Bernini: e così Berlusconi chiude la porta a Prodi. Silvio reagisce alla mossa di Toti (che si scinde per avvicinarsi a Salvini) e respinge l’idea di un esecutivo “Ursula”. Berlusconi chiede il voto subito, e così stronca eventuali fughe di seguaci dai territori (in direzione Toti) e si riserva un posticino «liberale» nel nuovo centrodestra. L’«agenda liberale» è quella che la Bernini chiede per il Paese: la stessa agenda che «i nostri Governi» aveva dato al Paese. Unità tra i conservatori, e con uno slogan pronto: contro la volontà degli italiani è pronto l’inciucio.

Da Berlusconi, Salvini ha appreso la mimica di commento. Come il leader di Forza Italia commentò la sua dichiarazione al Quirinale, lui ha punteggiato il discorso di Conte. Ma al “J’Accuse!” del professore, il leghista ha potuto opporre ben poco. Un discorso fumoso, dal quale esce anche un sostegno smorzato al voto (“Noi ci siamo” dice ai 5Stelle). Molto veleno e poche informazioni: la Lega deve mantenersi in posizioni attendiste. Perché la svolta contro il voto complica il gioco, rimanda l’incasso e minaccia un lungo e inatteso esilio in minoranza.

Matteo Renzi ha parlato a nome del PD, come suo solito mettendo in piazza molti sassolini che da tempo ritiene di avere nelle scarpe. Invocazioni ad amici e parenti a parte, il senatore semplice di Rignano ha denunciato i risultati economici dei gialloverdi e rivendicato quelli del PD (addirittura citando e ringraziando Gentiloni). Ma ha subito messo in chiaro che non ha intenzione di fare parte del nuovo Governo: e spazio di manovra a Zingaretti si riduce. Perché il suo Segretario (ebbene sì, anche Renzi ha un segretario) lo vorrebbe nel futuro CdM, a garanzia contro eventuali rotture. “Non voglio fare la fine di Bersani nel 2011” pare abbia detto in passato Zingaretti. Il PD non apre, non chiude, non attacca l’uno o l’altro, striglia senza preannunciare alternative, si richiama alle istituzioni ma non ha soluzioni in mano. Per bocca di Renzi non abbiamo saputo di più di quanto già sapessimo. Abbiamo solo l’ennesima conferma che il Nazareno è dilaniato dalla guerra interna, che la guerra interna corre sui gruppi parlamentari e le scissioni, che il sostegno a un Governo o al voto dipende da giochi interni e non da un vero rinnovamento dell’agenda politica. Quando finirà questa manfrina? Quando assumerà il PD un nuovo programma?

Al centrodestra unito, al Salvini confuso e al PD immobile, fa da contraltare un discorso velenosissimo di Giuseppe Conte. Il premier aggredisce Salvini senza badare ai suoi commenti mimici. Denuncia l’azione sotterranea di controgoverno del leader leghista con ardore ma uscendone con grande eleganza. “Troppo tardi” è l’accusa che in molti gli muovono, e da più parti. Ed è una giusta accusa: al premier senza partito mancavano le mani sul timone. Fa pensare il commento della Bonino (contro le «dissociazioni postume»). Ma di certo ne è uscito molto bene, tracciando un percorso alternativo appetibile per il centrosinistra. E a favore di quest’opzione non risparmia neanche una critica al M5S, reo di averlo abbandonato mentre riferiva sulla Russia. Unica pecca: forse un po’ troppa attenzione dedicata alla sua persona…

Ma un errore l’ha commesso. Il riferimento sui segni religiosi, manipolati da Salvini più volte. Da quel momento nel Senato è stato tutto un fiorire di rosari, santi e Madonnine. Ha esposto il fianco quando non avrebbe dovuto: la contrapposizione tra credenti e non credenti ce la potevamo risparmiare.

Silenzio assoluto dai 5Stelle. Morra fa un intervento tutto contro Salvini: e quindi i «gialli» respingono eventuali riconciliazioni coi «verdi». Ma in attesa che i «rossi» decidano cosa fare da grandi, perché esporsi? FOTO AGI

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; collaboro pure con Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels e per Onda Lucana.

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