Aniello Ertico*
Mi sono spesso chiesto quanta intenzionalità muovesse le azioni degli esseri umani; soprattutto quelle azioni che impattano sulla vita delle persone. A prescindere dagli esiti delle azioni stesse, mi interessa capire quanto vi sia consapevolezza, coscienza direi, nell’atto di tradurre in iniziativa un pensiero.
Non è tanto e solo un interesse di natura accademica il mio quanto, piuttosto, la necessità di comprendere se davvero il Mondo si sia rimbecillito o se, al contrario, contando sul necessario affidamento che il Popolo riconosce ai decisori, le scelte siano frutto di una scellerata sindrome di superomismo prestato al male.
Cercando di spiegarmi: per il principio di determinatezza, abbiamo tutti quanti imparato che, per esempio, non dobbiamo aver paura se incrociamo per strada un concittadino che porta con sé un grosso guinzaglio per cani. Abbiamo imparato che un guinzaglio è un guinzaglio e che dove c’è un arnese del genere, ci sarà sicuramente un cane. Tutto qui. Fino a quando non vediamo che quel concittadino inizia a frustare selvaggiamente ogni passante con quel guinzaglio che, senza un cane attaccato, diventa efficacissima arma impropria. Il principio di determinatezza evapora e capiamo che un guinzaglio è tale solo se c’è pure un cane legato ad esso. Insomma, è la presenza del cane a determinare il guinzaglio e non viceversa.
Ora, per andare al sodo, sperimentiamo con qualche apprensione la fase due dell’emergenza covid ed io vedo una gran quantità di guinzagli senza cane.
Decreti e Ordinanze, in aggiunta alle Leggi vigenti, andranno a ulteriormente disciplinare e regolamentare ogni ambito afferente le attività commerciali, di ristorazione, di accoglienza, con il dichiarato compito di rendere sicuro il lavoro e gli ambienti di lavoro. Peccato che nella fase attuale, per via della prevedibilissima contrazione della domanda e della propensione alla spesa, il lavoro non c’è e non ci sarà. Leghiamo un cane che non c’è ed usiamo il guinzaglio come arma impropria: alla mancanza di utenti si assoceranno i controlli capillari che produrranno sanzioni a carico di chi non ha più un soldo.
Quindi, resta da chiedersi come e perché il cane (lavoro) che legittimava il grosso guinzaglio, sia fuggito.
Tecnicamente di chiama PNL, acronimo di programmazione neuro linguistica. In uso da quaranta anni circa per favorire una riprogrammazione delle emozioni e dei comportamenti al fine di gestire e risolvere ansie bloccanti e pensieri auto sabotanti, è una tecnica diffusamente sperimentata in ambito commerciale e professionale che basa la sua strategia sulla manipolazione del linguaggio (che, come ben si sa, afferisce a specifiche aree cerebrali con altrettanto specifico coinvolgimento di neuroni e neuro trasmettitori).
Cosa accade se sovvertiamo il processo della PNL e ne invertiamo (più o meno consapevolmente) i flussi? Facile, usando la stessa tecnica, mediante l’uso di linguaggio e comunicazione, anziché risolvere traumi e zittire i pensieri auto demolenti, generiamo fobie e depressioni.
Ed è quello che è stato fatto.
Grazie ad una comunicazione martellante che, seppur piena di contraddizioni, ha riproposto il massimo valore della preservazione della vita biologica, si è riusciti ad insinuare la percezione dell’altro da sé come possibile avversario, probabile nemico, potenziale attentatore alla propria esistenza.
In tale scenario, il continuo richiamo alla responsabilità, ha invertito i pesi e le misure. I decisori stabiliscono che sei responsabile per te stesso e per la comunità e che i comportamenti disallineati rispetto alle norme (spesso razionalmente sciocche quanto contraddittorie), sono perseguibili moralmente oltre che amministrativamente. Dunque, siamo diventati tutti potenziali avversari delle nostre stesse famiglie, dei nostri amici, del salumiere di fiducia e pure del bagnino se per caso decidessimo di andare (…uno per volta) a prendere il mare.
Si badi, un individuo depresso, quando gli va bene, ha bisogno di un paio d’anni di terapia cognitivo comportamentale per sperare di uscire dal baratro. Quanto tempo e con quale terapia si potrà uscire dalla più importante depressione di massa dai tempi dell’anno mille?
Quando si è stabilito di approntare una comunicazione basata sul terrore, esponendo le macabre immagini delle bare migranti, lo stillicidio di numeri (peraltro errati) dei morti e dei lutti neppure elaborabili, delle città deserte in cui non si poteva passeggiare (pena l’ammenda che è ben altra cosa rispetto alla multa), quale effetto di medio periodo si immaginava di avere?
Ecco, il cane è scappato perché chi doveva accompagnarlo a passeggio su percorsi nuovi e difficili, ha perso il controllo e lo ha abbandonato. Ora cerca di richiamarlo minacciandolo pure di punizione.
Perché dovrei andare a mangiare in un ristorante se il famoso “R0” (indice di contagiosità) è ancora ai livelli di aprile? Perché nessun virus si trasmette a più di 3 mt di distanza!!! E allora perché a marzo abbiamo chiuso il mondo? Perché non sapevamo ancora che fare!!! Vabbè, ma nel frattempo, non essendo ancora arrivata la cassa integrazione di marzo, pur volendo non ci posso andare a mangiare al ristorante!
Si aggiunga, è davvero raro che si vada a cena in un ristorante per sfamarsi. La cena fuori è una scelta di socialità prima di tutto. Ed una socialità depressa non è socialità. Questo giusto per trattare il punto di vista del consumatore.
Da questa roba reimpariamo, se vogliamo, molte cose antiche. In primis riprendiamo coscienza della nostra finitezza biologica; concetto che negli ultimi decenni abbiamo esorcizzato erigendo monumenti alla tecnica come se fosse da sola buona a renderci immortali. Impariamo però anche che uno Stato, una struttura civile, una pubblica amministrazione, sono il guinzaglio utile a guidare e proteggere le comunità. Se la comunità te la perdi e usi il guinzaglio per frustare, nella migliore delle ipotesi la comunità imparerà a fare a meno di te. Nella peggiore, ti si avventa contro.
Impariamo e, a questo punto, insegniamo a chi lo ha dimenticato, che gli esseri umani oltre che di organi e biologia, sono magnificamente dotati anche di emotività, sensibilità, capacità di pensiero, tendenza all’autodeterminazione. Il benessere che si può e si deve proteggere non è semplicemente l’assenza di patologia ma il più complessivo equilibrio tra le diverse componenti funzionali ed emozionali degli individui.
Adesso si provi a ripartire con regole d’equilibrio, efficacia, efficienza e pacatezza. Abbassando i toni. Anche perché, si rifletta, se il lavoratore indisciplinato è un potenziale reo di contagio colposo, a quale reato iscriviamo la ottusa burocrazia che impedisce l’erogazione dei sussidi? Per quale reato contro l’umanità accusiamo chi continua ad anteporre il manuale della pubblica amministrazione al buon senso mandando sul lastrico migliaia di persone? Qual è il reato che commette chi, pur di non assumere uno straccio di responsabilità, non firma un atto?
A quale registro in Procura iscriviamo chi assumendo decisioni maldestre segna la fine di migliaia di aziende?
Il mio cane scappò per molto meno, lo avevo sgridato ingiustamente minacciandolo con il guinzaglio in mano. Ritornò perché lasciai la ciotola piena fuori dal recinto… con il guinzaglio appeso al muro. Tornò e per mesi ci furono solo carezze, anche se sbagliava. Toccava a me restituirgli fiducia. Ora è lui che mi porta il guinzaglio.
Ma si sa, chi non capisce il male che fa, mente sulle buone intenzioni che dice di avere.
*aniello ertico, Porta Coeli Foundation- counseling psicologico
