CLAMOROSO, IL CANE A SEI ZAMPE NON METTE PIU’ SOGGEZIONE

0

Chi aveva dubbi sul fatto che i rapporti sono cambiati tra comunità, Istituzioni ed Eni oggi non può che prendere atto che la sospensione delle attività del Cova decisa dalla Giunta regionale è un atto forte e destinato a segnare una svolta rispetto ad atteggiamenti istituzionali pilateschi,a volte succubi, altre volte correi, come hanno dimostrato recenti inchieste. Oggi c’è una situazione nuova, di chi non accetta compromessi intorno alla tutela dell’ambiente e alla salvaguardia della salute. Come si sia arrivati a questo, ci sarebbe da fare un romanzo, e esaltare alcune persone che hanno visto più lontano, hanno capito e denunciato veri e propri crimini, non creduti in un generale clima di aspettative di sviluppo e di fiducia ad autorità che non la meritavano. Ma questa è un’altra storia. Oggi  c’è la certezza di una contaminazione di varie sostanze inquinanti di una parte del terreno esterno all’azienda petrolifera. E c’è soprattutto l’interrogativo su come una azienda così esposta sul piano ambientale abbia potuto mettere  dei serbatoi che non brillavano per capacità di resistenza agli agenti corrosivi, senza doppio fondo e senza precauzioni sul possibile rischio di fuoriuscite di greggio. Incredibile. Sta di atto che la Regione, dieci giorni fa, aveva inviato una lettera a firma del presidente Marcello Pitella al gruppo petrolifero perché predisponesse “con immediatezza tutte le misure idonee ad evitare che la contaminazione proveniente dall’area del centro oli di Viggiano (Potenza) possa espandersi in direzione del Fondo valle. Inoltre erano stati chiesti controlli sulla falda acquifera e “al più presto possibile i risultati del monitoraggio, con cadenza almeno bisettimanale, delle acque di drenaggio che defluiscono immediatamente a valle della Statale 598 (Fossa del Lupo) al fine di poter evidenziare eventuale trend di contaminazione in atto”. L’ultima richiesta riguardava la realizzazione “con immediatezza” di “un modello idrogeologico di tutta l’area interessata dal quale si possano evincere dati quantitativi sui moti di filtrazione”.Sette campioni prelevati dall’Arpab fuori dall’impianto, analizzati nelle scorse settimane, avevano dimostrato la presenza, “molto cospicua”, di inquinanti dopo l’avaria. Pittella poi rispondendo all’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, che, il mese scorso, aveva detto che la compagnia era pronta a fare altri grossi investimenti in Basilicata, aveva replicato con durezza: “Prima l’area del Centro Oli deve essere messa in sicurezza, poi possiamo parlare dei progetti futuri dell’Eni-

Di fronte alla clamorosa notizia, l’Eni si è limitata a dire che opererà con la massima diligenza per preservare l’ambiente. Vedremo come e quando. Giuseppe Digilio

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Lascia un Commento