COME SPENDERE UN MILIONE PER UN PONTE CHE NON SI FA

0

PIPPO CANCELLIERI

Parte sesta … la vittoria del Maligno.

 

Sesto pezzo sul Ponte. Il Ponte di Messina naturalmente.

Fine del 2009 al piano terra della sede di Impregilo a Milano, sezione blindata Eurolink – Ponte di Messina  … .

“Siccome per fare un Ingegnere italiano … .

Passo il badge nella fessura e magicamente si apre la porta della sezione blindata di Eurolink.

Fermo all’ingresso, per un po’ nessuno si accorse di me e questo mi servì per scannerizzare ambiente e persone.

Trecento metri quadri di salone aperto con vagamente ordinate una trentina di scrivanie, in fondo una decina di stanze affiancate e con una più grande dotata di anticamera a vetri dove sicuramente era Giovanni che mi stava aspettando.

E decine di persone chi seduto al telefono, chi al cellulare in piedi, altri che si incrociavano con un foglio in mano e due giapponesi in angolo a destra con la testa immersa nel video dei portatili.

A sinistra Dirigenti e Consulenti, vecchi polpi che da quindici anni vedevo muoversi con le stesse movenze dei polpi appunto, al centro una varia umanità di ingegneri da mezz’acqua per lo più giovani, se maschi vestiti in completo scuro standard mezza taglia in meno, cravatta regimental e scarpe che mai dovevano aver visto un cantiere oltre quelli in foto alle pareti e se donne, in camicetta bianca e gonna con spaccazza laterale modello (una volta) finta magra.

E qui finiva la parte italiana.

A destra gli stranieri.

I due giapponesi che subito mi convinsi si chiamassero Tochiro Mifune il più vecchio e Yen Chen il giovane e che solo dopo due settimane scoprii che parlavano pure, due bei ragazzi biondi di pelle bianca e liscia vestiti da preti protestanti danesi, tre spagnoli in attesa di notifica di espulsione dalla Commissione Armani/Coveri, e tre Americani seduti non alla scrivania ma sulla scrivania!

Dilettanti (tranne i Giap)!

Tempo un mese sarei passato in mezzo a loro mentre si aprivano tipo il Mar Rosso, garantito!

Le stanze, tutte chiuse erano certo quelle degli apicali ed una era di sicuro la mia, anzi la mia sarebbe stata quella la più lontana possibile dai polpi citati. 

“Pippoooo!”. 

Di colpo lo vidi; era Lorenzo il trovarobe di ogni teatro, teatro che in fondo erano e sono i cantieri ovunque.

Un omone alto due metri, dalla voce più che baritonale, la cui principale caratteristica era quella di conoscere tutti dentro e fuori l’Azienda e nel caso contrario, capace di presentarsi con la stessa sicumèra dal tecnico comunale di Palmi, fino al Ministro dei Lavori Pubblici, per intrecciare rapporti che inevitabilmente terminavano con la approvazione di qualunque pratica a lui consegnata e ciò indipendentemente dalla sua intricata complessità.

Ufficialmente si interessava di Programma Lavori, cosa che devo dire non solo gli riusciva in modo eccelso ma che che lui utilizzava per conoscere ogni segreto aspetto dello stato dei lavori, aspetto che quando veniva spedito in Via Mozambano per chi sa cosa rappresenta, o a Stazione Termini da Stretto di Messina, gli serviva per cadere sempre in piedi di fronte ad ogni richiesta di qualsiasi interlocutore.

La sala al “Pippooo!” si era improvvisamente fermata (tranne i Giapponesi che erano già fermo di loro) e mentre Lory del Santo, Lorenzo che lo chiamavo così da sempre, avanzava verso di me e con tutti che avevano preso a guardarmi:

“Ti sei deciso finalmenteeee!!!, Bandido della malora!”.

Bandido che lui alternava per me a Sommo Cac@@@@@o, il Bandido appunto per la mia indubbia capacità di dare fastidio a tutto l’Universo finemente organizzato!

“Vieni che ti presento a tutti”.

Mano a mano che me li presentava, mi toccava suturare i tagli sui fianchi da chiarissima invidia la cui lama mi colpiva ad ogni stretta di mano.

I più dolorosi dalla polpa di giovani colleghi che chiaramente oltre la conoscenza di chissà chi, altro non potevano vantare per essere li.

Non che i vecchi polpi fossero meno taglienti ma almeno di questi conoscevo le strategie.

Fra questi per fortuna gente come il Farina richiamato dalla pensione, sulla cui fine eleganza professionale e formale nulla e nessuno poteva dire di meno che vero.

Salutai Triossi direttamente da Ravenna e che già al Cavet-DTI avevo sostituito come Capo Ufficio Tecnico:

INGG. COLUCCI ( FILIANO) E FARINA

“Sei riuscito a scappare dalla moglie?”.

“E tu la tua l’hai legata bene alla piattaforma Agip in mezzo al mare?”.

A modo nostro ci volevamo bene.

Poi fu il turno degli spagnoli e di Victor Cabhello che più avanti scoprii quale assassino da trenta all’ora alla guida indipendentemente dalla strada che percorreva.

I due Danesi con i quali avrei fatto più avanti la litigata della vita e che voltarono la testa verso di me per la bellezza di due secondi in tutto, gli Americani che subito mi convinsi che nella tasca avevano la bottiglietta caricata a liquore, i due Giapponesi che scattarono in piedi e mi fecero l’inchino rituale, e su tutti quello che poi sarebbe diventato il mio migliore amico li dentro, l’Avv.Max un romano quarantenne capelli corti e ricci che sembrava Cesare che dalla statua aveva preso vita nella sua carne:

“M’avevano detto che eri basso … ma tu sei DE PIU!”.

Una bella congrega chiaramente quasi tutta inadatta non al Ponte ma a resistere a me che tranne i due Giap, altra scelta non avevano che sopportarmi!

Il Diavolo sulle mie spalle improvvisamente affondò le unghie nella mia carne.

“Lory, qual’è la mia stanza?”

“Sarebbe quella …!”, disse mentre me ne indicava una … e mentre gli stavo chiedendo che significasse il sarebbe … .

La porta dell’Ufficio di Giovanni si aprì e mentre mi affrettavo, pur trattenuto da Lory, per salutarlo e presentarmi a lui, lo vidi uscire preceduto e seguito da quelli che mai mi sarei augurato di vedere al Ponte.

Il Cardinale e il suo solito codazzo di ingegneri che appena visto accanto Max accanto a me:

“Avvocato, venga con noi!”.

Io rimasi letteralmente di pietra mentre mi passavano di fianco con Giovanni che mi faceva segno che mi avrebbe parlato più avanti.

“Lorenzo ma che ca@@o succede?”.

“Succede che hai appena scoperto di averlo preso … in saccoccia!”.

Il Diavolo sulle mie spalle ora sentivo che mi stava mordendo il collo.

Ma il Cardinale, chi era costui?

Era un Geometra che fin dal tempo delle Crociate, era consulente del Gruppo, sempre li tra i vari AD e tutta la varia Umanità interna ed esterna al gruppo stesso.

Uno dal quale io ero riuscito fin dal 1996 a tenermi lontano non fosse altro perché la corrente ad alta tensione mi disturba parecchio.

Ora ad un passo dall’empireo dovevo decidere se toccarlo oppure tentare fino alla fine di starne lontano.

Decisi pure stavolta di tenermelo lontano.

Tanto che un anno e mezzo dopo, con la lentezza degna della notifica di una sentenza a Sing-Sing, mi fu fatta fare la stessa fine del povero Giovanni!

Giovanni che nonostante avesse appena firmato le Procure Contrattuali con il Committente, si chiamano così quei documenti che ti danno il potere di essere il Capo Cordata, in quel momento si stava “recando” presso il Notaio a cederle a qualcuno dei parvenù del Cardinale!

Guardai Lorenzo in silenzio, e lui ancora più in silenzio mi disse:

“Benvenuto all’Inferno mio caro!”.

Era appena iniziato il mio peggiore anno professionale ed umano fino ad allora, che nel ricordo di oggi neanche è mitigato dal fatto che tutto il codazzo citato finì dove meritavano per i fatti di Genova solo cinque anni dopo.

Continua … .

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento