COMPAGNI, IL NEMICO È A DESTRA!

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Marco Di Geronimo

Esiste una parte della sinistra che sta rompendo i ponti col mondo intero. Il divorzio è acuito dall’altra parte, sempre più restia a interloquire. Da questa separazione ci perderanno tutti, col risultato che sarà sempre più difficile opporsi alle politiche di macelleria sociale.

Stanchi delle accuse di rossobrunismo, sempre più settori della sinistra economica sono spinti a separarsi dai contenitori tradizionali e organizzarsi in via autonoma. Ne è una testimonianza il felice esperimento guidato da Stefano Fassina, fondatore dell’associazione Patria e Costituzione. Il deputato LEU ha cooptato in un percorso fondativo l’associazione Senso Comune, che già di suo annovera larga parte degli intellettuali eterodossi del mondo progressista. In autunno, dopo una scuola di formazione alle Frattocchie, lanceranno assieme un nuovo movimento politico.

Fassina non è l’unico di questo settore a scostarsi dal resto della sinistra. Anche se su posizioni più radicali e di stampo marxista, il Partito comunista di Rizzo da anni fa campagna contro il resto delle liste della «sinistra fucsia», predicando l’abbandono delle retoriche più allineate all’ideologia liberale. La contrapposizione è tale che, dopo aver conquistato l’egemonia sul piccolo (ma decisivo per i subatomici partitini di sinistra) elettorato marxista italiano, ha suscitato le reazioni aggressive di Maurizio Acerbo. Come anticipato giorni fa, il Segretario del PRC si è sperticato in lodi per l’antifascismo incarnato dall’asterisco, suscitando vivaci dibattiti online.

Quella parte del mondo intellettuale e militante della sinistra affezionata alla questione materiale ha ormai fatto indigestione della retorica arcobaleno. Ma le dosi massicce di liberalismo hanno ubriacato anche ampia parte della dirigenza tradizionale e di rimando ampia parte dei quadri e dei militanti. Morale della favola: la spaccatura ideale tra la sinistra materiale e quella utopica s’è fatta profondissima.

A peggiorare la situazione è stato il tono del dialogo. La sinistra materiale non è mai stata in grado di farsi capire dalla sinistra utopica. Le sue analisi complicate si sono scontrate con le esigenze di comunicabilità dei leader. Riporta Bagnai un aneddoto in cui un astro nascente della costellazione rossa (taluni sostengono fosse Vendola) risponde così al consesso di economisti che gli chiese, nel 2011-2012, di porre il tema dell’euro: «Io devo vendere sogni, non posso occuparmi di queste cose».

Lo schema di pensiero della sinistra utopica ha poi esasperato la contrapposizione col “Male assoluto”. L’avversario è fascista, maschilista, liberista, razzista, etc. Tutti gli interlocutori politici, in quanto diversi, sono tutti “un po’ più” fascisti, maschilisti, etc., della sinistra utopica ai propri occhi. Si distinguono per gradazioni. E quando la sinistra materiale ha tentato di convincere l’altra di aver smarrito la via e di dover ritornare sulle questioni fondamentali dell’agenda del Paese, si è vista attaccare con gli insulti di cui sopra. Caricati di un’arma segreta: l’accusa di rossobrunismo.

La ghettizzazione della sinistra materiale ha creato risentimento nei suoi esponenti. Come sempre succede nel mondo progressista, la contrapposizione si è esacerbata. E come sempre accade nello scantinato dei partiti subatomici, il primo nemico è diventato il vicino, e non l’avversario.

Di fronte alla dabbenaggine della sinistra utopica, la sinistra materiale ha maturato un indirizzo di fortissima rottura. E se per i dirigenti si può certo sperare che abbiano cognizione del fatto che prima o poi dovranno dialogare con i propri vicini di bando, altrettanto non si può dire per quadri e militanti. Riusciranno costoro a comprendere che non si può costruire la propria storia politica in contrapposizione alla sinistra utopica? Non foss’altro per la bassa statura di questo avversario…

L’unità si costruisce sulla base di ciò che si vuole fare. E se c’è la differenza che c’è tra utopisti e materialisti, è normale la separazione dei contenitori. Ma la comunicazione si costruisce sulla base di ciò che si vuole comunicare. Ai materialisti non conviene comunicare al Paese che loro nascono contro le bandiere LGBT.

I motivi sono due. Il primo: al Paese non interessa. Il secondo: i ponti con gli utopisti non vanno fatti saltare. E quindi la chiave è una: i materialisti vogliono cambiare il mondo? Non lo faranno coi conservatori, coi reazionari e coi liberali. Lo faranno, se saranno capaci di spostarli sulle proprie posizioni, con i socialisti, gli ambientalisti e i radical-progressisti.

Non c’è nessun appello all’unità da pronunciare, ma un appello al senso comune. Basta con la lotta senza quartiere ai “petalosi”. In questa fase serve costruire un vocabolario di sinistra per i concetti di cui vogliono parlare i materialisti. Altrimenti sembreranno per sempre “la sinistra di destra”, incapace di fare egemonia e di contare qualcosa nel Paese e nel fronte riformista.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; collaboro pure con Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels e per Onda Lucana.

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