Anche se il Tottenham ha ieri stoppato la grande corsa, gli inglesi fanno a gara a magnificare il comportamento del tecnico leccese che sta dominando la Premier grazie al lavoro di tutti i giorni che costituisce, al contrario di tanti suoi colleghi, la sua vera arma in più. Questo potrebbe sembrare un’esagerazione perché, qualcuno potrebbe obiettare, tutti gli allenatori del mondo dedicano un’importanza notevole agli allenamenti. Ma nel caso di Conte il lavoro quotidiano sul campo rappresenta davvero il momento topico nel quale mettere i suoi giocatori nelle condizioni di apprendere alla perfezione le sue idee e soprattutto di metterle poi in pratica sul campo. Sta succedendo adesso al Chelsea al quale l’ ex tecnico della nazionale ha dato un gioco ed una identità molto collaudati e funzionali, ovviamente, alle caratteristiche dei singoli giocatori. Ed il duro lavoro, come sempre, ha pagato. Il Chelsea, con una galoppata trionfale fatta da una striscia di 13 vittorie consecutive, bel gioco, organizzazione, grande determinazione, voglia enorme di lottare fino alla fine sul campo per incarnare lo spirito del suo condottiero, ha fatto dimenticare ai propri tifosi tutte le umiliazioni patite nella scorsa stagione targata Mourinho, stagione che si chiuse con il peggiore piazzamento, decimo posto, dell’era Abramovich. Nè più e nemmeno la stessa cosa che è successa alla Juventus che veniva dalla macerie della farsa calciopoli messa in piedi per fare fuori definitivamente dal calcio nazionale la Juve e dalla disastrosa gestione della società del trio composto da Blanc, Cobolli Gigli e Secco. E vogliamo dimenticare i due anni magnifici da commissario della nazionale conclusi con l’ottimo europeo giocato in Francia e finito solo ai calci i rigore? Due anni nei quali Conte, pur dovendo fare i conti e scusateci il bisticcio di parole, con una scarsa presenza di giocatori italiani nei club, con l’eccezione della Juve che non deroga mai dal suo principio di avere sempre uno zoccolo duro di calciatori nati e cresciuti in Italia, alla fine è riuscito, sempre con il lavoro, a ridare alla nazionale la sua giusta dimensione e a ridestare gli entusiasmi dei tifosi dopo la magra figura ai mondiali del Brasile del 2014. Si diceva all’inizio del fatto che adesso molti addetti ai lavori e grandi commentatori del calcio non trovano più aggettivi per elogiare il tecnico leccese. Ma adesso è molto facile e scontato considerato il cammino che sta facendo il Chelsea di Conte. Ancora ci ricordiamo quando ancora Conte doveva iniziare il suo lavoro con la società di Londra, i dubbi, le perplessità, la poca fiducia nelle possibilità di Conte di poter confermare in Inghilterra le sue immense doti. E in particolare non possiamo non ricordare come uno dei sedicenti massimi esperti di calcio britannico, Massimo Marianella tante volte dalle trasmissioni di Sky, aveva espresso dubbi che Conte avrebbe potuto fare successo in un ambiente nuovo e a Conte sconosciuto come la Premier. Scommettendo, addirittura, che il tecnico italiano avrebbe fatto molta fatica a cambiare le abitudini dei calciatori inglesi abituati a frequentare i pub oppure a consumare cibi non il linea con il mestiere di calciatore. Ma, per fortuna del Chelsea e dei suoi tifosi, le previsioni di Marianella e di altri commentatori si sono rivelate molto infondate e soprattutto non si sono incentrate sulle qualità del tecnico italiano, ma sono andati a cercare argomenti più folcloristici sulle abitudini degli inglesi. Al contrario di quanto già il sottoscritto aveva sostenuto all’inizio del mese di luglio. Sia per confutare le ridicole tesi di Marianella e soprattutto per prevedere, senza il minimo dubbio, che anche nel campionato forse più difficile e più combattuto d’Europa, Conte non avrebbe incontrato difficoltà e che avrebbe ripetuto certamente i successi ottenuti con la Juve. E in questa esperienza oltre manica, Conte è andato oltre le più ottimistiche previsioni. Nel senso che, conoscendo la sua grande voglia di emergere e il suo maniacale attaccamento al lavoro sul campo, ha ottenuto anche un riconoscimento personale visto che è diventato, più di Hazard e compagni, l’autentico beniamino dei tifosi del Chelsea che ad ogni fine partita lo gratificano con applausi a scena aperta molto intensi e lunghi. Con buona pace dei vari commentatori come Marianella che poco avevano creduto nelle capacità di Conte anche per il suo lungo passato di giocatore ed allenatore della Juve che anche Marianella non fa mistero di non amare molto. E che ovviamente adesso, scordandosi di quanto detto tra giugno e luglio detto, devono, obtorto collo, sperticatamente elogiare. Come fanno del resto anche i suoi giocatori. Che all’unisono attribuiscono a Conte grandi meriti per la loro resurrezione calcistica, ma che addirittura come ha fatto Pedro si spingono a dire che nella sua lunga carriera il migliore allenatore è stato Antonio Conte. E ricordiamo che Pedro ha avuto, tra gli altri, come allenatore anche Pep Guardiola. La storia si ripete e non poteva essere diversamente perché quello che ha sostenuto Pedro, era già stato espresso chiaramente anche da altri grandi giocatori. Oltre che dagli azzurri della Juve, Buffon, Bonucci, Barzagli, Chiellini, anche da Tevez e in precedenza da Pirlo. Gente che in carriera hanno avuto a che fare con tanti allenatori. Ma per loro Conte è stato qualcosa di speciale e di unico. E il lavoro degli ultimi cinque anni di Conte lo sta ampiamente a dimostrare. Perché la sua grande capacità è soprattutto quella di saper portare al massimo rendimento e a calarsi nel collettivo, sia i grandi fuoriclasse che ha nel Chelsea ora, ma anche giocatori molto normali che aveva nel suo primo anno di Juve. E con il lavoro portati a fare 38 gare senza mai perdere, a conquistare lo scudetto contro il Milan dei fuoriclasse allenato da Allegri. Oltre che a rivitalizzare giocatori come Bonucci, Chiellini, Marchisio ed altri che negli anni precedenti non si esprimevano per le loro qualità.
CONTE RESTA UN GRANDE!
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