COSA C.O.V.A …..SOTTO?

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TERESA LETTIERI
teresa-lettieriParlare di petrolio e di Cova, dopo i recenti accadimenti, è quasi normale. Una vigilia di Pasqua che ha lasciato tutti un po’ stupiti, visto che l’ordinanza di chiusura del Centro Oli di Viggiano era reclamata da tempo, ma anche piuttosto scettici o sospettosi. Cosa si nasconde dietro questa scelta? Perché proprio ora? Le ultime chiazze di colore marrone emerse sulla superficie della diga del Pertusillo, alla fine dello scorso febbraio avevano ridestato l’attenzione e la preoccupazione sia degli addetti ai lavori “non istituzionali” sia dei cittadini lucani, nonostante l’allarme fosse prontamente smentito dal governo regionale, e dai suoi organi di controllo ambientale, (pur ammettendo uno sversamento e smentendo la presenza di idrocarburi come causa della colorazione e giustificato dai normali processi di eutrofizzazione legati all’attività agricola) che si preoccupò di risollecitare l’ENI all’osservanza delle prescrizioni regionali segnalando una attenta attività di controllo da parte dell’Arpab. Contemporaneamente, il processo di partecipazione attivato dal medesimo governo in Val d’Agri sui temi ambientali per ascoltare cittadini, amministratori e forse anche i quattro comitatini, oltre alle associazioni ambientaliste, documentato ampiamente anche sui social così come impongono i tempi, ha obiettivamente consentito, (almeno da quanto mostrano i video), un confronto tra istituzioni e territorio che tra una protesta, una obiezione e una preghiera vestita da richiesta si è inaspettatamente risolto con il provvedimento del 15 aprile. I comunicati, da ogni dove, il plauso, la gioia, l’invettiva si distribuiscono così come è naturale dopo una scelta del genere, dopo oltre vent’anni in cui l’estrazione è proseguita con logiche barbariche esattamente come il controllo e la gestione da parte degli organi competenti. Se questa sembra una svolta, io sinceramente sono abbastanza scettica e non me ne voglia nessuno. Ma il copione di questo film è analogo a quelli che si sono succeduti in questa terra e che hanno riguardato altri settori a partire da quello agricolo, passando per i trasporti, le infrastrutture, il turismo, la scuola e potrei continuare per molto ancora. Il gioco dell’accusa e della difesa, sebbene tocchi un ambito strategico come quello ambientale che coinvolge a pieno titolo la salute dei cittadini, durerà esattamente il tempo necessario perché la fiamma del Centro Oli ricominci a svettare con tutte le conseguenze connesse. Leggere la cronaca di questi giorni e tentare di costruire un minimo di logica in questa faccenda pare abbastanza arduo. Bisogna riconoscere che l’attuale amministrazione sia stata l’unica a scegliere la direzione della chiusura dell’attività estrattiva, pur continuando sulla medesima scìadei governi precedenti in quanto a controllo e tutela ambientale, pressoché inesistente o inadeguata all’importanza di un polo estrattivo come quello della Val d’Agri per impatto e quantitativi, ragion per cui  una virata inattesa non può che destare sospetto oltre che meraviglia. Perché? Perché in questo momento? E’ un segnale che questa volta assume i connotati della prescrittività e non di “indirizzo” (politico?) o veramente il danno o meglio il disastro ambientale ha delle dimensioni inimmaginabili? Quanto può essere connesso all’iter seguito dalla magistratura nella individuazione delle eventuali colpe? La gestione del petrolio in Basilicata e delle conseguenze che hanno impattato sul territorio non è responsabilità di un governo piuttosto che un altro. E’ responsabilità comune, compresa quella dei cittadini che dispongono dei mezzi per potersi opporre a queste programmazioni scellerate se non accompagnate da tutti i dispositivi che consentono un’attività di estrazione rispettosa di quei parametri che tengono conto di tutte le componenti ambientali e umane, ma che puntualmente eludono il loro compito per ignoranza (non conoscenza)  e per opportunità. Il petrolio non porta economia, lasciamo perdere queste leggende metropolitane ( il mio professore di economia lo sosteneva strenuamente) e del resto i dati lo dicono senza troppa delicatezza. Disoccupazione al 48% e spopolamento in costante aumento mi sembra siano indici leggibili senza ricorrere agli studiosi del settore e pensare che le royalties potessero rappresentare la svolta di una regione ridotta alla miseria per consentirle di sopravvivere mi pare alquanto misero e deplorevole per una classe dirigente politica che da sempre non ha saputo gestire un territorio che aveva tutte le carte in regola per poter decollare. Assistiti da sempre come un malato che necessita sempre di un ausilio per vivere da allettato con qualche sprazzo di vita quando lo mettono sulla sedia a rotelle per fargli vedere il cielo dalla finestra, non oltre. Ed il cittadino lucano dal canto suo ha sposato questa logica assistenziale. Ancora oggi la classica domanda…”che soldi ci sono per fare questo?”trionfa su …”Voglio fare questo perché ho valutato che nella mia terra può essere una opportunità, esistono sostegni finanziari per poterlo attuare?” Spogliarsi del ruolo di servitore per diventare imprenditore è cosa dura e difficile, ma non perché manchi la voglia, ma semplicemente perché manca quella dignità che consente il salto di qualità. Perché essere asserviti è più semplice che decidere e rischiare. Piegare la testa è più semplice che confrontarsi con la propria testa. Sfidare è impegnativo, anche doloroso, e forse in questa terra di dolore si saranno pure stancati di soffrire. Ma che si perda la dignità nel dolore rimane sempre un interrogativo, anche perché non mi pare che il clientelismo abbia generato benessere. Morti di fame eravamo e morti di fame siamo e se volessi ragionare con una logica tribale, sforzandomi di adattarmi a questi biechi giochetti, anche incapaci  di costruire una filiera votata a questo tipo di affari per godere di  benefici ben distribuiti. Nemmeno la furbizia e la scaltrezza ci hanno aiutati e il sistema di spartizione tra pochi, sempre i soliti, che cambiano solo le facce perché esiste pure un ricambio generazionale ma sempre nello stesso ambito, è stato determinante per la Basilicata. Disquisire su alghe, carpe morte e idrogeno solforato mi interessava poco oggi. Esiste una documentazione, ricerche condotte da temerari, probabilmente le uniche che hanno davvero analizzato cosa stesse accadendo mentre si aspetta ancora che venga avviato uno studio epidemiologico che obiettivamente dopo vent’anni considerata la complessità, è un tempo piuttosto accettabile, solo per dirne una (e altri venti per capire come condurre la ricerca). Ci siamo fatti fottere ancora una volta con l’illusione della ricchezza generata da un contributo, la grande opportunità per la Basilicata quando una amministrazione efficace sa programmare e pianificare il proprio territorio a prescindere da un finanziamento. Ci siamo fatti fottere da un bonus carburante, già sperequativo di per sé, da una social card ancora più vergognosa, da qualche spettacolo teatrale o musicale o da ricettari e album fotografici timbrati petrolio. Allora in questo status è evidente che le lodevoli iniziative di chi ancora ci crede, di imprenditori che si disinteressano dei denari che arrivano dallo Stato soccombono di fronte un modus operandi fatto di piaceri scambiati per poter battere cassa alla kermesse elettorale. Come si può osservare una eccellenza in un mare di mediocrità e soprattutto come può sopravvivere se intorno a sé non trova gli strumenti affinché il suo valore aggiunto e quello che conferisce al territorio viene azzerato dalla mancanza di tutto ciò che serve perché viva? Di recente andando verso Forenza per motivi di lavoro mi sono trovata ad un bivio, stessa destinazione ma due opzioni: strada con buche e strada dissestata!E ho detto tutto. BA..BA…Basilicata, Tu che ne sai, l’hai vista mai!

foto di copertina sarconiweb

 

 

 

 

 

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Teresa Lettieri

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