Cosa sta succedendo alla Ferrari? Non c’è una ricetta sola per capirlo. La promozione di Mattia Binotto a DT della squadra dovrebbe essere una scelta a lungo termine. Ma attenzione: «Mattia non è un progettista, lo vedrei meglio come team principal». Parola di Luca Baldisserri. Dunque, a chi dobbiamo credere? E cosa significano i movimenti di Marchionne e Arrivabene? Guardiamo meglio.
Che Marchionne non abbia una cultura motoristica è appurato. Anche Baldisserri, in una sua recente intervista a Autosprint, l’ha dichiarato. Al punto che i forum di Internet erano andati in crisi alla notizia del licenziamento di Montezemolo, temendo che l’AD di Fiat-Chrysler volesse chiudere la squadra corse in mancanza di risultati.
Tuttavia Marchionne ha dimostrato di tenere alla Ferrari, al punto di strappare per sé anche la poltrona di amministratore delegato. Di tenerci a modo suo, visto che non ha esitato a procedere a incorporarla a una società di diritto olandese, ad ancorarla a Exor e a quotarla in borsa. Ma non c’è stato neanche un sussurro sul ritiro dalle corse. Anzi, ce ne sono stati altri sull’impegno nel prossimo campionato di Formula 2.
La verità è che a Marchionne non deve essere passato nemmeno per l’anticamera del cervello di ritirare la Rossa. Perché il valore aggiunto delle Ferrari è sempre stato il caparbio impegno filosofico nel mondiale F1, al di là dei risultati delle vetture Sport e GT. Ma il vero problema è che Marchionne non è Enzo Ferrari né Luca di Montezemolo: sa tutte le mosse per gestire un’azienda, ma non ha mai gestito una scuderia.
Piazzare Maurizio Arrivabene alla poltrona di direttore generale della Squadra Corse è stata una scelta più volte contestata. Leo Turrini, apprezzato editorialista di F1, scrive sul suo blog che è normale contestare il capo quando le cose vanno male, e acclamarlo quando vanno bene. Ma Luca Baldisserri annovera l’ex pezzo grosso della Phillip Morris come corresponsabile di questo disastro.
Infine, Mattia Binotto. L’attuale DT della Rossa è cresciuto all’ombra di Luca Marmorini, ex grande capo del reparto motori e firma di molti propulsori iridati. Licenziato in tronco per il fallimento del motore della F14T. Promosso a capo dei motoristi, Binotto ha riportato il propulsore Ferrari a livelli di performance più accettabili. Ma col licenziamento di James Allison gli sono state consegnate le chiavi di tutto il reparto tecnico: un ruolo che forse non gli si addice e che ha lasciato perplessi alcuni addetti ai lavori.
Il nocciolo del problema dovrebbe essere la tendenza di Marchionne a licenziare i “falliti”. Marmorini, Domenicali, Montezemolo, Fry, Tombazis, Allison. «C’è un clima di terrore» dichiara l’ex ingegnere di pista di Schumacher. «I ragazzi non inventano per paura di essere cacciati con disonore». Parole pesanti, ma che fanno riflettere. Perché il 2017 si avvicina a grandi passi e una squadra sterilizzata non può creare la monoposto vincente in queste condizioni. Fatti salvi miracoli dell’ultim’ora.
