
Lidia Lavecchia
Una situazione di emergenza idrica sempre più grave sta mettendo in seria difficoltà le aziende agricole lucane, in particolare nelle aree a più alta densità produttiva come il Metapontino e il Vulture-Alto Bradano. A denunciarlo con forza è la Cia-Agricoltori Potenza-Matera, che in una nota punta il dito contro le responsabilità politiche e gestionali della Regione Basilicata, colpevole – secondo l’organizzazione – di non aver dato risposte concrete a un problema noto da mesi.
Da tempo la Cia sollecita il presidente della Regione, Vito Bardi, a chiudere un’intesa operativa con la Regione Puglia per una gestione condivisa e trasparente delle risorse idriche. Ma, a oggi, l’accordo tra le segreterie tecniche non si è tradotto in un piano pratico. Gli agricoltori, dunque, restano senza certezze su quanta acqua sia effettivamente disponibile e su come venga distribuita tra i diversi schemi irrigui. Questo blocca ogni possibilità di pianificazione, con gravi ripercussioni sulla campagna ortofrutticola in corso e sulle ordinarie attività agronomiche.
La Cia rivendica una gestione delle risorse che, nel rispetto della legge, non penalizzi i consumi civili ma nemmeno continui a sacrificare il settore agricolo. Gli agricoltori lucani chiedono chiarezza, tempi certi e garanzie minime sull’accesso alla risorsa acqua, indispensabile per produrre e salvaguardare redditività, lavoro e sicurezza alimentare. Per la Confederazione è inaccettabile che, mentre il settore primario viene lasciato nell’incertezza, si garantiscano quote preferenziali d’acqua a grandi industrie come l’ex Ilva di Taranto o ai resort turistici pugliesi.
Nel comunicato si contesta anche l’uso del cambiamento climatico come alibi per giustificare la crisi. Secondo la Cia, il problema è aggravato sì dalla siccità, ma soprattutto dalla mancata manutenzione e dagli scarsi investimenti negli invasi e nelle infrastrutture idriche. Invasi che, oggi, operano con una capacità ridotta rispetto al progetto originario, proprio a causa dell’assenza di interventi strutturali e di lungo termine.
La Confederazione ribadisce con forza che gli agricoltori non possono improvvisare: senza dati certi sull’acqua disponibile, non è possibile pianificare le colture né affrontare i costi sempre più alti della produzione. Da qui l’annuncio di iniziative di mobilitazione sui territori, non solo per la crisi idrica ma anche per altri temi urgenti come la nuova PAC e l’emergenza fauna selvatica, in particolare i cinghiali. A queste mobilitazioni parteciperà anche il presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini.
La richiesta che arriva dalla Basilicata è quella di una governance dell’acqua più vicina ai territori, capace di superare l’attuale frammentazione decisionale. La Cia propone un nuovo piano complessivo che valorizzi e rilanci il ruolo dei Consorzi di Bonifica e dell’Autorità di Bacino, e che preveda investimenti in infrastrutture resilienti, un maggiore riuso agricolo delle acque reflue, una legge contro il consumo di suolo e una normativa aggiornata che riconosca pienamente il ruolo di custodia e presidio del territorio svolto dagli agricoltori.
L’obiettivo è costruire un sistema idrico integrato, sostenibile e strategico, in linea con la futura strategia europea per la resilienza idrica. Un sistema che non lasci sole le imprese agricole lucane, ma che sappia valorizzare il loro contributo all’economia, all’ambiente e alla sicurezza alimentare del Paese.