DAVIDE ASTORI (E QUEI CONTROLLI CHE NON HANNO SALVATO UNA VITA)

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di VITTORIO BASENTINI

Recentemente a più riprese avevo visto in TV alcune fasi di gioco di diverse partite di serie A e della Nazionale con protagonista il calciatore Astori, ma in verità non conoscevo la persona di questo ragazzo e la stima che tutti avevano nei suoi confronti.

La morte di Astori ha sconvolto tutti. Grandi e piccoli. Sì perché le persone che conoscevano Astori hanno detto che era un grande, una persona perbene.

Chi era Davide Astori ? Un ragazzo d’altri tempi, un leader silenzioso, sottolineiamo una persona perbene, un professionista esemplare: quando muore qualcuno si tende sempre a enfatizzarne le qualità, nel caso di Davide Astori corrisponde tutto alla realtà.

Perché lui era davvero così: lo hanno riconosciuto i dirigenti e gli allenatori con i quali il capitano della Fiorentina aveva lavorato in tutti questi anni, lo hanno sottolineato i tanti compagni che ha avuto agli inizi della carriera nelle giovanili del Milan e poi al Cagliari, alla Roma e nella squadra viola dove avrebbe dovuto chiudere la carriera visto che a breve sarebbe stato ufficializzato il prolungamento del suo contratto.

Era ormai tutto definito, Astori aveva scelto Firenze e Firenze, dopo aver applaudito e amato capitani come Antognoni, Batistuta, Rui Costa, si era affezionata sempre più a questo ragazzo garbato, mai una parola fuori posto, mai una polemica o un capriccio.

Uno di quei giocatori che gli allenatori stimano e si tengono stretti perché rappresentano un esempio, in campo e fuori, per la serietà, la professionalità, l’affidabilità.

Anche per questo motivo era da tempo nel giro azzurro pur avendo giocato pochissimo da titolare: non c’è stato commissario tecnico della Nazionale negli ultimi anni che non lo abbia chiamato, proprio per la sua serietà e affidabilità.

Astori non fece polemica neppure quando Prandelli decise di non portarlo al Mondiale in Brasile nel 2014, anche se colleghi e amici sapevano benissimo che l’esclusione lo aveva fortemente amareggiato.

Astori non era una persona esuberante, non gridava, non sgomitava, ma sapeva farsi intendere e ascoltare e non si tirava indietro quando si trattava di esternare le proprie idee o farsi portavoce degli umori della squadra.

Tutti in questi giorni hanno ricordato il ragazzo perbene che era, in particolare mi hanno colpito le parole di Buffon : «Eri l’espressione migliore di un mondo antico, superato, nel quale valori come l’altruismo, l’eleganza, l’educazione e il rispetto verso il prossimo la facevano da padroni”.

Astori era davvero così, l’espressione di un mondo e di un calcio che non c’è più, senza divismi, senza eccessi, lontano dai riflettori.  

E così viveva anche il suo legame con la compagna Francesca Fioretti, l’ex modella con un passato in tv al Grande Fratello e a Pechino Express conosciuta nel 2013 e dalla quale tre anni dopo aveva avuto la piccola Vittoria.

La famiglia Astori viveva nei pressi di Ponte Vecchio, nel cuore di Firenze. Una città di cui Davide si era ben presto innamorato, una città che aveva preso ad amare e rispettare quel capitano silenzioso.

Ripercorriamo la carriera calcistica di Davide Astori e riportiamo il giudizio di diversi suoi compagni.  

Davide Astori arrivò al Milan nel 2001 dal “Ponte San Pietro”, squadra della provincia di Bergamo, dove era nato a San Giovanni Bianco: aveva, infatti, 14 anni, quando si presentò con i genitori a Cimiano, il centro sportivo dove all’epoca si allenavano i più piccoli del settore giovanile rossonero.

Ecco il commento ed il ricordo del suo primo allenatore nei Giovanissimi, Roberto Bertuzzo, ex attaccante dell’Atalanta, che ha un ricordo molto vivo: “Ragazzini così ne ho avuti pochi e l’avevo ripetuto anche ai suoi genitori due anni fa, quando li avevo incontrati per caso a un torneo: avete il figlio che tutti vorrebbero avere. Troppo normale, mi verrebbe da dire, in un mondo dove la normalità sembra un difetto. Perciò era un ragazzo speciale”.

Tecnicamente e fisicamente aveva i numeri per fare strada: “A quell’età non puoi certo capire se un calciatore potrà finire in Nazionale, ma di sicuro aveva un buon piede e una grande attenzione, doti importanti per un difensore. Fuori dal comune era il carattere: era uno molto serio per la sua età, responsabile, capace di gestire lo stress e molto inserito nel gruppo. Quando vincemmo il torneo Scirea a Matera lui era arrivato da poco, ma in quell’atmosfera coinvolgente era come se ci fosse sempre stato.”.

In poco tempo la sua classe cristallina di grande talento lo portò a frequentare il “centro sportivo Milanello”, dove incrociava i campioni del Milan, e a diventare un punto fermo della Primavera del Milan guidata in quegli anni da due eroi del ciclo di Sacchi e di Capello, entrambi difensori e perfetti per valorizzare le sue qualità, Franco Baresi e Filippo Galli.

Franco Baresi, infatti, ha raccontato che la stoffa c’era:

 “Davide era uno all’altezza della situazione: non velocissimo, ma capace di compensare con un’attenzione sopra la media, con la tecnica e con la personalità. Si vedeva che voleva arrivare: aveva disponibilità al sacrificio, voglia di allenarsi, correttezza massima in campo e fuori. Con Marzorati formava un’ottima coppia di centrali. In quella squadra non furono gli unici a fare carriera, c’erano anche Di Gennaro e soprattutto Aubameyang. Lui si distingueva in particolare per il carattere”.

Filippo Galli ne restò colpito: “Un ragazzo d’altri tempi, legatissimo ai compagni, che erano prima di tutto suoi amici e che non ha mai dimenticato, nemmeno quando ha sfondato nel calcio. Si rivedevano spesso“.

Fra tutti Davide Di Gennaro, centrocampista della Lazio,  che ha vissuto con Astori gli anni del convitto delle giovanili e degli allenamenti a Milanello: “Ognuno di noi potrebbe dire qualcosa di Davide, ma non aggiungerebbe nulla di più al dato di fatto che viene fuori in queste ore: se il mondo del calcio è così colpito dalla sua scomparsa, è per la persona che lui è stato”.

A Cagliari Astori ha vissuto sei anni e si è a tal punto identificato con la città da essere rimasto un po’ sardo, anzi parecchio.

Un aneddoto svela come Allegri, allenatore di quel Cagliari prima dei successi con Milan e Juventus, abbia contribuito in maniera decisiva a indirizzarne la carriera: lo lasciò in panchina più del necessario perché non venisse scoperto troppo presto dai grandi club e il Cagliari potesse tenerselo: “Lo nascondiamo, perché è il più forte di tutti”.

Lo aspettavano in effetti stagioni da protagonista, inizialmente in coppia con l’attuale allenatore del club Diego Lopez, non a caso tra i più sconvolti a Genova, dove la squadra stava per giocare contro il Genoa la prima tra le partite sospese della ventisettesima giornata, poi rinviata in toto.

Anche Sau, Cossu, Dessena, Agostini, Daniele Conti e Agazzi erano legatissimi a  Davide, che in Sardegna non ha lasciato soltanto ricordi. La”Gelateria Cremoso” era l’attività commerciale da lui rilevata ad appena 26 anni, a testimonianza della capacità di guardare oltre il pallone: “L’aveva voluta arredare personalmente, l’arredamento era una delle sue passioni”, ricordano i commercianti dei locali vicini, nella centralissima piazza Yenne.

Un’altra passione era il mare: aveva una casa a Torre delle Stelle, poco oltre Geremeas sulla strada per Villasimius, e non perdeva occasione per tornarci. Ma l’attaccamento all’isola nasceva ovviamente soprattutto dal calcio: ultimo giocatore del Cagliari ad avere segnato in Nazionale alla Confederations Cup 2013 in Brasile, contro l’Uruguay, era anche stato il primo dopo Gigi Riva. 

La Nazionale l’aveva vissuta per sei stagioni, dopo l’esordio nel 2011 con Prandelli, e non da comparsa, al di là delle 14 presenze di cui 11 dall’inizio (l’ultima con Israele a Reggio Emilia sei mesi fa).

Nonostante non ne fosse stato un punto fermo, aveva indotto anche Conte e Ventura a convocarlo e ad impiegarlo: “Lui c’era sempre, anche quando veniva chiamato all’ultimo momento per sostituire qualcuno. L’entusiasmo e la professionalità erano doti che non gli mancavano certamente”, ricorda lo staff azzurro. L’altra era il senso del gruppo, come emerge dai messaggi sui social dei suoi compagni, a cominciare da quello emblematico del capitano Buffon.

Era un punto di riferimento per tutti, anche se per ragioni anagrafiche lo si vedeva più spesso in compagnia dei coetanei, ma aveva amicizia anche con i senatori, da Bonucci a Barzagli a De Rossi, col quale ingaggiava accanite partite di basket alla playstation e parlava volentieri della figlia, la piccola Vittoria.

Sicuramente riesce difficile credere che Davide non ci sia più: i controlli medici sugli atleti, in Italia, dicono che sono all’avanguardia.  

Una domanda viene spontanea: “Possibile che nessun dottore, nelle visite mediche fatte al calciatore Astori, non si è accorto di nulla, della bradiaritmia del suo cuore?”  

Si ricorda che nel nel 2002 uno dei calciatori dell’Udinese, il centrocampista olandese Henry Van der Vegt, venne fermato dai medici del club friulano per problemi cardiaci: gli hanno salvato la vita.  

Oggi è allenatore delle giovanili del Pec Zwolle.  

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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