Che il gruppetto di minoranza del Pd nel consiglio comunale di Potenza chieda un chiarimento ed una verifica politica è nella fisiologia della politica e riguarda più i rapporti interni al PD che il rapporto con De Luca. Se non si parte da qui si rischia di ingenerare confusione e nella confusione di provocare, come sta avvenendo, nuove strumentalizzazioni . Così come si sono messe le cose, l’immagine che ne esce è quella di un Sindaco che si è consegnato ad una parte del PD , tenendo l’altra parte come un punching ball su cui, un giorno sì ed un giorno pure, scarica tutte le colpe di quello che non va, in nome di un passato che considera ( e lo ha detto) di cattiva gestione. Ora, noi le cose che non andavano al precedente Sindaco glie le abbiamo dette in prosa ed in musica, ma questo refrain sul passato che condiziona il presente proprio non lo sopportiamo. In primo luogo perché tutte le amministrazioni si sono portate il fardello di bilanci precedenti e solo questa non l’ha fatto, non solo avendone in cambio 40 milioni dalla Regione ma anche dichiarando un dissesto non dico immotivato ma frettoloso sì. In secondo luogo, perchè , così facendo, tenendo cioè divise le componenti del Pd fra chi appoggia il nuovo esecutivo e chi non lo fa, si rischia di mettere sotto i piedi la verità , facendo passare il solo gruppo Santarsiero come il responsabile di tutto quello che non va. E invece il Pd, sin dai tempi di Speranza Assessore all’urbanistica, è stato sempre, pienamente e unitariamente protagonista del passato, in quello che di buono è stato fatto e in quello che è stato malfatto o non fatto. Ora sono passati due anni dall’insediamento di De Luca e in questi due anni non abbiamo visto ancora nulla di nuovo, se non una corsa del Sindaco a stabilizzare la propria posizione, preferendo ai rischi di rappresentare da solo gli interessi della città, quelli, non meno gravidi di pericoli, di dichiararsi profugo in casa Pd, dopo essersi aggrappato alla scialuppa che il Ministro Alfano gli ha tempestivamente mandato. Detto tra noi , di tutta questa storia si capisce solo che il Sindaco della città non è mai stato di estrema destra e non vuole confondersi con la destra, anche se da questa è stata portata a palazzo di città. E’ di centro? E con chi? Con Bellettieri e Coviello? Sono in tre, e tutti nell’Esecutivo, come a dire che nessuno si sacrifica più di tanto. E se ha lasciato la sua posizione di espressione del civismo potentino ( che per noi era la risposta più coraggiosa, ma anche quella a minor rischio di crisi, giacchè avrei voluto vedere un Pd che, dopo aver fatto e malfatto, si permetteva di far cadere un Sindaco eletto direttamente dai cittadini), non ritiene giusto che si debba ufficializzare il tipo di maggioranza che si è formata, in maniera da capire quali partiti, quali alleanze, con quali componenti e di che colore sia un Esecutivo.? Evidentemente la logica politica richiede un chiarimento su quello che non è più un governo di salute pubblica oppure un governo del Sindaco oppure un Governo di emergenza. Siamo ad una fase successiva, di una giunta frutto di accordi tra partiti, quindi di una nuova maggioranza. E, come tale, è un nuovo capitolo che va giustamente intitolato: “IL GOVERNO DEL DOPO RIBALTONE” ROCCO ROSA
DE LUCA E IL GOVERNO DEL RIBALTONE
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