NINO CARELLA
A leggere i giornali e a sentire alcuni dei protagonisti, il governissimo al Comune di Matera sarebbe cosa praticamente già fatta. A guardar meglio, le cose sono invece assai più complicate.
In una conferenza stampa, ieri, le opposizioni di centrosinistra (API e PD) hanno dettato le loro condizioni. È però già sparita la richiesta di dimissioni inviata solo l’altro ieri dagli schermi del TGR dal capogruppo Adduce, e richiesta a gran voce da quasi tutti gli intervenuti alla Direzione PD di lunedì, come condizione preliminare per discutere eventuali modalità di appoggio al governo cittadino.
Un dettaglio che, insieme allo scontato rinvio del consiglio comunale sul bilancio, potrebbe mettere in discesa la strada del governissimo.
Il Segretario del PD Cosimo Muscaridola, però, non ha nascosto ieri di aver avviato contatti con i sei dissidenti, che naturalmente avrebbero tutto l’interesse a trasformare l’inciucio in un vero e proprio ribaltone, per non essere definitivamente tagliati fuori dai giochi e rischiare di diventare, insieme all’unico pentastellato, la sola opposizione materana. Nella conferenza si é ammesso anche che su questo punto il sindaco De Ruggieri avrebbe però espresso un secco no: i dissidenti devono stare fuori dalla futura maggioranza. Con quelli che lo hanno messo in crisi, non ci si parla.
Cose che, peraltro, avevamo anticipato, raccontato e previsto, già martedì scorso.
E allora: potrebbe apparire del tutto insensato che il PD possa mai stringere un’alleanza di governo proprio con chi ha prima messo costantemente i bastoni tra le ruote al sindaco del PD, poi favorito la vittoria di De Ruggieri a spese del PD, subendo l’espulsione dal PD, per aver condotto una feroce campagna elettorale contro il PD.
Eppure, nonotante tutto, il Partito Demcratico, chiamato in soccorso dal sindaco, si sarebbe dichiarato più disponibile a dialogare con i dissidenti (di fatto pur sempre fuoriusciti del PD, quindi tutto sommato aree culturalmente e politicamente affini) che con forze politiche di centrodestra e di estrema destra come Forza Italia o Fratelli d’Italia.
Pure, potrebbe essere una machiavellica manovra per indurre il sindaco a rifiutare l’aiuto, costringendolo di fatto alle dimissioni; perchè questo del governissimo appare un po’ come la sua ultima spiaggia prima della definitiva resa, dopo aver pubblicamente dichiarato il totale e irreversibile fallimento del suo governo e della sua naturale maggioranza.
Ma accettare le condizioni del PD (azzeramento della giunta, fuori la politica dal nuovo governo, dialogo con i dissidenti) significherebbe in sostanza consegnarsi al consiglio comunale, e quindi al PD stesso: il sindaco De Ruggieri verrebbe di fatto commissariato. Non dal Governo, ma dal Partito Democratico, e quindi dalla nuova maggioranza. Nella quale proprio i dissidenti reciterebbero il fondamentale ruolo di bilancino, dato che sarebbe numericamente assai risicata. In sostanza, una bomba pericolosamente già innesacata, e pronta ad esplodere al primo brusco movimento, che si vorrebbe sostituire alla precedente, già scoppiata, come peraltro abbondantemente previsto da tutti.
Insomma: nessuna persona dotata di buon senso, di un minimo di amor proprio, e di rispetto verso Matera e del suo futuro, potrebbe mai accettare una cosa del genere.
Ma De Ruggieri forse sì.
Perché potrebbe ancora presenziare ai convegni, tagliare nastri, accogliere i V.I.P. nel salottino materano con la fascia da sindaco addosso. Incurante, come lo è stato finora, della città delusa, che non si sente affatto già arrivata, che è rimasta tagliata fuori.
Recuperare credibilità, energia e coinvolgimento, sarebbe allora compito e responsabilità del PD. Che potrebbe anche riuscirsi, ma solo a patto di relegare De Ruggieri al ruolo di mera comparsa: un sindaco piccolo piccolo, stretto in un angolino, in carica solo formalmente.
Per l’ottantaduenne De Ruggieri, potrebbe essere addirittura un sollievo.
Ma a questo punto, al PD non converrebbe passare per una legittimazione attraverso le urne, invece di infilarsi in un pasticcio che rischia di punirlo oltre le sue responsabilità e a dispetto delle sue magari buone intenzioni?
Lo stesso ex sindaco Adduce aveva intravisto la possibilità di convincere il Governo ad evitare il lungo commissariamento di fronte al quale De Ruggieri ha irresponsabilmente messo la città.
E nonostante gli avvitamenti politici, logici e dialettici, questa appare ancora come la sola e unica strada per superare definitivamente una delle pagine più basse della recente storia politica di Matera.