DEF 2019. CHE C’E’ PER NOI?

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RICCARDO ACHILLI economista

 

Il nuovo Governo Conte ha presentato la nota di aggiornamento al DEF 2019. Si tratta del primo documento rilevante di programmazione, che ufficializza le scelte dell’esecutivo anche rispetto al Mezzogiorno, traducendo in propositi condivisi e concreti le anticipazioni che già il premier aveva evidenziato in sede di voto di fiducia.

Intanto una curiosità, che poi a mio avviso è significativa: nella Nota dell’anno scorso, redatta dal Governo gialloverde precedente, il termine “Mezzogiorno” era citato solo due volte, di cui una dentro una tabella. Adesso tale termine viene citato ben otto volte, in alcuni casi nella premessa, che poi è la parte più importante del documento, perché riassume i contenuti principali, ed è l’unica che viene letta da tutti. Ciò sottolinea, nuovamente, la centralità del tema meridionale nell’ottica di questo nuovo Governo, già manifestata con la nomina di un Ministro dotato di specifiche competenze tecnico-scientifiche in materia. Ora, che tale rinnovata attenzione sia necessariamente un bene per il sud, è questione discutibile. Al Sud non serve una attenzione retorica, ma dei fatti, e, come scrivevo qualche settimana addietro, non è neanche detto che un nuovo approccio di tipo straordinario sia ciò che serve veramente, attesa l’ordinarietà, oramai strutturale, dei problemi di sviluppo del nostro Sud. ad ogni modo, la scelta politica, una scelta forte, è rimettere al centro il Mezzogiorno, nella consueta ipotesi, purtroppo sempre più vera in termini passivi piuttosto che proattivi, che senza sviluppo del Sud non c’è sviluppo del Paese, nella misura in cui un Mezzogiorno ormai impoverito dal brain drain e dalla fuga di risparmi ed investimenti rischia di diventare un’area senza più prospettive, e perennemente legata al resto del Paese da rapporti meramente assistenziali, se nei prossimi 5-10 anni non vi è una qualche forma di riscossa economica e civile.

Nel merito, il Nadef prevede, come già anticipato da Conte, un “piano straordinario di investimenti” focalizzato al Sud, ottenuto coordinando gli strumenti esistenti, che dovrà concentrarsi su alcuni macro-Assi: capitale umano (in particolare si cita un potenziamento degli strumenti già esistenti, ed ahimé poco efficaci, di sostegno all’autoimpiego giovanile), infrastrutture fisiche (vengono citate, e quindi reputate strategiche, l’Alta Capacità ferroviaria Napoli-Bari, già in via di completamento, la Messina-Catania-Palermo, ma anche un nuovo ruolo euromediterraneo nel traffico marittimo di merci, recuperando l’idea di filiera fra porto e retroporto già alla base delle c.d. “zone economiche speciali” e promuovendo i programmi di cooperazione transfrontaliera con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo), coesione sociale, con una specifica attenzione all’incremento dei posti disponibili negli asili-nido e nei micro nidi, al fine di facilitare la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro per le donne, ed alla lotta alla povertà educativa (cioè alla riduzione dei NEET, degli abbandoni scolastici ed al miglioramento qualitativo dell’istruzione), innovazione e trasferimento tecnologico ed Ambiente, con una declinazione del Green New Deal nazionale che tenga conto in particolare del dissesto idrogeologico. 

Alcuni specifici temi fra quelli citati (lotta alla povertà educativa, sostegno all’autoimpiego dei giovani, innovazione, nuovo ruolo euromediterraneo) sono, inoltre, considerati centrali nel negoziato sulla nuova programmazione 2021-2027, già apertosi con la Commissione Europea.

A fianco di tale programmazione, poi, si citano il Piano Nazionale Aree Interne, che sarà rilanciato e potenziato, anche al fine di ampliare i territori coinvolti da interventi di rafforzamento dei servizi di base (istruzione, salute e trasporti) e, in sostanza, l’attuale Piano Sud gestito da ICE, per la promozione dell’export meridionale sui mercati strategici.

Il tutto, precisa il Nadef, deve servire per dare attuazione effettiva alla cosiddetta “clausola del 34%”, che riserva circa un terzo degli investimenti pubblici ordinari al Mezzogiorno, e che finora è stata disattesa.

Messa così, la programmazione che si intende varare somiglia molto ad operazioni già condotte in passato, in particolare nel ciclo 2007-2013, quando le risorse del cofinanziamento nazionale ancora non spese a fine programmazione vennero accentrate dentro programmi tematici a gestione nazionale (i cosiddetti Piani di Azione e Coesione) o al Piano sud di renziana memoria, finalizzato proprio a coordinare meglio le risorse SIE e FSC distribuite fra Fondi e Regioni in macro-interventi, possibilmente sovraregionali.

Il limite di questi esercizi già tentati in passato è che non sempre, al Centro, vi è una capacità amministrativa e gestionale adeguata, o più adeguata rispetto a quella presente in periferia. Di particolare interesse è, quindi, l’ultima parte degli interventi previsti, che mira a superare gli attuali strumenti esistenti per la governance della programmazione, riordinando funzioni e strutture tecniche sulla base di una valutazione delle performance e delle eventuali duplicazioni, sovrapposizioni o lacune organizzative. In questo senso, a giudizio di chi scrive, la stagione più felice si è avuta quando vi era un Ministero dotato delle risorse necessarie per fare programmazione, in grado anche di modificare elasticamente tale programmazione e/o declinarla in misura più specifica per determinati territori, ed una tecnostruttura che progettava, pagava, monitorava quanto fatto. Stiamo parlando quindi di una sorta di Casmez moderna.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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