Dopo un paio di settimane di pausa … rieccoci qui, pronti ad affrontare un nuovo viaggio nei meandri dei nostri dialetti.
E lo scopo è sempre lo stesso: dare dignità alla lingua del cuore e della storia locale.
Come già accennato in uno dei precedenti articoli, dal punto di vista linguistico la Basilicata può essere suddivisa in 4 macroaree, ognuna delle quali ( per quanto ciascun paese al suo interno abbia un precipuo dialetto) presenta particolari caratteristiche:
- Area appenninica
- Area arcaica calabro – lucana
- Area apulo – lucana
- Area a influenza albanese, lingua arbereshe
Oggi cercheremo di dare un’analisi esaustivadel dialetto parlato nell’area appenninica, ossia nellazona centrale e occidentale della provincia di Potenza.
Si tratta di quei paesi situati lungo la fascia dell’Appennino lucano come Trivigno, Brindisi Montagna, Castelmezzano, Pietrapertosa, Anzi, Laurenzana, Albano di Lucania, Campomaggiore.
Se ci soffermiamo ad analizzare in linea generale queste varietà linguistiche, potremo scorgere numerosissimi tratti in comune:
- Monottongamento di AU, AE, OE
(da AUrum> Or > Oro, da FAUcem > Foce, foce ) che invece si conserva in parole come cAUdam > cAUd >calda o come LAUrum > LAUr > alloro;
- Labializzazione della vocale protonica: in alcune parole una [e]prima della sillaba accentata e seguita la una consonante labiale ( [p]e [b]) è attratta nell’orbita articolatoria di questa consonante e subisce una trasformazione ( dEbere > dUvere > dovere);
- Assimilazione, quando in un nesso di difficile pronuncia, la prima o la seconda consonante scompaiono facendo raddoppiare l’altra ( aPTum > aTT > aTTo, muNDum > moNN > mondo );
- Epitesi, aggiunta di un corpo fonico alla fine di una parola (sì > sin, verità > vrtat );
- Aferesi, caduta di un corpo fonico all’inizio di una parola ( questo > stu );
- Apocope,caduta di un corpo fonico a fine parola (guardare > guardà );
- Raddoppiamento fonosintattico, fonomeno fonetico che si produce nell’ambito di una frase. Esso consiste nel raddoppiamento del primo fono della seconda parola ( tre case > tre ccas, per quattro > p qquatt );
- Spirantizzazione della labiale sonora intervocalica, quando la labiale [b]si trasforma in [v]o in [f]. Ciò può accadere se la [b]si trova in varie posizioni:
| intervocalica | Fa-B-ulam | Fa-V-ul | Favola |
| Iniziale | B-i-B-ere | V-e-V | bere |
| Dopo consonante | Car-B-onem | Car-V-on | carbone |
E l’elenco potrebbe proseguire ancora per pagine e pagine.
Da questo quadro illustrativo, per quando breve, si possono desumere i tratti fondamentali e comuni ai dialetti dell’area appenninica lucana che, come tutti i dialetti italiani, avendo maternità romanza, continuano il latino ( è più corretto dire che essi continuino il latino e non che derivino da esso).
Si tratta però non del latino classico, lingua colta ed espressione dei ceti socio-culturalmente più elevati e appartenenti all’età aurea di Roma ( 50 a. C. – 50 d. C.), bensì del latino volgare, realtà linguistica variegata e complessa tipica delle classi incolte e meno abbienti.
E termina qui questo excursus nel dialetto appenninico della nostra regione, di quella parte della Basilicata più timida e silenziosa, dal trascorso meno chiassoso e che a stento riesce a emergere.
Sarà forse che la galoppante polarizzazione del nostro territorio regionale stia sfuggendo di mano anche a chi ne è stato fervido promotore?
Chissà: noi intanto, laboriose e instancabili formiche di questo pezzo di Lucania, continuiamo a costruire con dignità la grandezza della nostra umile storia.
