DIALETTO LUCANO, LINGUA VERA E PREZIOSA

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IMMACOLATA BLESCIA

Immacolata Blescia

Parte II

Dopo il grande interesse riscontrato dal precedente articolo relativo al mondo dei dialetti lucani, con grande piacere e onore continuo il pittoresco e multiforme viaggio nei meandri delle nostre “ lingue parallele”.

Il dialetto, nonostante sia continuamente appellato come “ rozzo, cafone, volgare”, ha una sua dignità non solo storico-culturale, ma anche sociale e linguistica.

Vorrei però partire da un semplice quanto controverso interrogativo: il dialetto è una lingua vera e propria?

Innanzitutto bisogna andare a monte e analizzare la parola dal punto di vista etimologico: il termine dialetto, infatti, deriva dal greco dia, attraverso, e lego, dire, ossia dire qualcosa attraverso un’altra lingua, un diverso registro linguistico.

Pertanto nasce spontanea una netta distinzione fra lingua e dialetto: la prima è un sistema linguistico usato da una nazione come segno di identità etnica e come strumento dell’amministrazione, della scuola e degli usi ufficiali ( l’italiano, il francese, l’inglese, lo spagnolo, ecc…), il secondo invece è un sistema linguistico indipendente dalla lingua nazionale che ha come caratteristica l’estrema varietà locale.

Per capire bene questo concetto, vorrei sottoporre alla vostra attenzione la parola piedi: se prendiamo in esame il quadrilatero linguistico Trivigno-Brindisi Montagna-Albano di Lucania-Castelmezzano, questa parola ha pronunce totalmente differenti in ognuno dei suddetti comuni.

Trivigno /i pied/

Si mantiene lo iato (-ie) e vi è un suono indistinto finale (come se la parola restasse in un certo senso … appesa)

Brindisi Montagna /i pier/

Si mantiene lo iato (-ie), vi è un suono indistinto finale e in più è presente un rotacismo, ossia la trasformazione della dentale /d/ in vibrante /r/

 

Albano di Lucania /i pid/

Scompare lo iato (-ie) che si semplifica in –i e si registra ancora un suono finale indistinto

Castelmezzano /l pid/

Qui invece, oltre alla scomparsa dello iato (-ie) che si riduce a –i e al suono vocale indistinto finale, una notevole differenza è data dall’articolo che si muta in /l/

Questo prospetto, anche se sommario e volutamente poco tecnico per ovvie ragioni di comprensione da parte di tutti, sottolinea con evidenza quanto una semplice parola, pronunciata nell’ambito di aree geografiche distanti  pochi chilometri l’una dall’altra, abbia caratteristiche uniche e singolari.

Vi è però, ritornando al discorso del rapporto fra lingua e dialetto, una differenza di natura “dignitaria” (siate magnanimi e concedetemi il termine): la lingua ufficiale gode di un grande prestigio sociale, mentre il dialetto è perennemente attorniato da un’aurea di inferiorità registrabile su ogni piano.

Rispondendo allora alla domanda “il dialetto è una lingua vera e propria?”, io mi assumerei la responsabilità di rispondere … sì, il dialetto è una lingua vera e propria.

A testimoniarlo interviene una serie di inequivocabili fattori, quali un sistema morfologico e sintattito e una grammatica strutturata e complessa alla pari di quelli di una lingua ufficialmente riconosciuta.

Non a caso per la trascrizione fonetica del dialetto, al fine di conservare intatti e di perpetuare nel tempo ogni singolo fono, si utilizza un alfabeto speciale chiamato IPA ( Intenational Phonetic Alphabet), ossia Alfabeto Fonetico Internazionale.

Ma di tutto questo e di moltissimo altro avremo modo di parlare nelle prossime “puntate”.

Con questo vi do appuntamento alla prossima settimana, quando entreremo nel vivo della geografia linguistica lucana puntando sempre l’attenzione sulle varie peculiarità fonetiche locali.


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Sull' Autore

Immacolata Blescia, nata a Potenza il 28 aprile 1981, si matura presso il Liceo Classico di Potenza e poi consegue una laurea in Lettere Moderne, indirizzo storico-antropologico. Discute una tesi di laurea in Linguistica Generale dal titolo "Per uno studio sul dialetto di Trivigno" e da lì la passione e l'interesse per l'analisi della storia e delle evoluzioni dialettali della Basilicata sono cresciuti sempre di più. Dopo una breve esperienza di insegnamento, attualmente frequenta un master di Creatività e Produzione Culturale.

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