Di fronte alle vibrate conterstazioni della gente , hanno cercato il capro espiatorio e l’ultimo arrivato paga per tutti. La violenta polemica tuta interna al Consiglio regionale ha preso di mira, del tutto impropriamente, il presidente della terza commissione , reo di aver perso tempo. Una balla messa in circolo da chi ha più di qualcosa da farsi perdonare sulle assenze e le disattenzioni che vanno avanti da sette anni, da quando cioè una Regione avrebbe dovuto emanare le linee guida integrative degli indirizzi nazionali. Invece hanno fatto chiacchiere da salott
o, facendo finta di non vedere lo scempio che si perpetrava sui nostri territori non tanto per l’eolico industriale , quanto per quello sotto il mw di potenza e sotto i60kw . Su queste le linee guida sono arrivate quando tutto quello che si poteva autorizzare è stato autorizzato, da uffici che non sono andati per il sottile, assecondando una politica che a sua volta assecondava questo o quello. Lo scandalo c’è e lo scempio pure per quanto riguarda la politica energetica del vento, una politica che ha socializzato i danni e privatizzato alla grande i profitti, con interessi che arrivano dovunque . Ci si è girati dall’altra parte: dimenticando una strategia energetica che poteva portare benefici alla comunità , negando la possibilità ad una società pubblica di intervenire nella produzione di energia per il mercato, e lasciando che le consorterie spaziassero indisturbate sulle colline della Basilicata.
Quando un problema va sollevato va sollevato e ci sarebbe da chiedere perché non si è proceduto a far ruotare i dirigenti, oppure a mettere delle scadenze all’azione normativa della giunta. O perchè i Sindaci di ieri e di oggi non hanno protestato contro quelle pale messe da mani diverse sulle stesse particelle catastali e poi diventate veri e propri parchi eolici che,come tali, avrebbe avuto ben altro iter. O perchè parchi per una potenza singola inferiore venivano potenziati come i motori truccati delle macchine da corsa. Non è vero che la politica deve rispettare la norma giuridica : i dirigenti, i funzionari sì. Ma la politica deve reagire contro norme sbagliate e deve sollevare il problema. fare spallucce del tipo la norma lo consente è una chiara dimostrazione non di impotenza verso la legge ma di sudditanza a chi la legge la interpreta a modo suo e per interessi privati. Per non parlare dei balletti col TAR, dietro il quale ci si è nascosti per dire un no flebile sapendo che alla fine la legge doveva dar ragione agli imprenditori che viaggiavano carte alla mano.
C’è dunque una colpevolezza generale di una politica volutamente non decidente. Se qualche cosa si sta vedendo, questo arriva negli ultimi diciotto mesi con la salvaguardia di specifiche aree nelle quali viene vietato l’installazione delle pale di qualsiasi dimensione e con le linee guida di quelle sotto il mw di potenza e sopra ai sessanta kw. Merito al merito e l’assessore regionale all’ambiente è forse la migliore scelta fatta per l’esecutivo. Ma , come dice Vincenza Benedetti, la presidente del comitato di “no pale eoliche a Piani del mattino” , “dopo arrubbat a Santa Chiara, misero i port di ferro”Come darle torto?
MINIEOLICO, UN’ALTRA BRUTTA VICENDA
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