Non c’era bisogno della zingara per capire come andava a finire la direzione del Pd, con un partito che è diviso su tutto. Si è deciso di non decidere, votando una relazione del segretario che accetta di chiudere con i cinquestelle ma anche con il centrodestra, mantenendo l’incertezza su tutto: sulla strategia politica, sulla data di convocazione dell’assemblea, su un eventuale congresso che si allontana sempre più della linea dell’orizzonte. Per un partito che per non spaccarsi deve fare quello che dice Renzi, coerenza vorrebbe che tornasse ad affidarsi a Renzi stesso, della serie visto che comandi dall’esterno, tanto meglio che rientri a casa e ti rimetti dietro la scrivania. Per ora niente sguardi ammiccanti a destra e niente a sinistra. Un orgoglioso isolamento che non guarda alla crisi istituzionale, non guarda al Paese e pur dicendosi collaborativo col Presidente della repubblica, gli toglie ogni possibilità di andare avanti che non sia per la strada impervia di un governo per le elezioni, possibilmente in grado di fare una legge elettorale col secondo turno. Che per Renzi dovrebbe essere anche un Governo per le riforme, sempre che trovi qualcuno che glie le faccia fare. Se invece la situazione evolve verso le elezioni per fine anno, senza che si sia fatta uno straccio di legge allora il problema lo risolveranno le urne, cancellando dalla geografia politica italiana il Pd e il centrosinistra e decretando un bipolarismo tra centro destra e cinquestelle. Ora come ora la palla è solo in mano a Berlusconi, che può decidere di vedere le carte di Renzi e di lavorare per fare due o tre riforme che gli ridiano spazio, oppure può decidere di tornare al voto se trova la quadra nel centrodestra ,rimettendo Salvini in fila : in ogni caso è un azzardo del tipo carta vince, carta perde. E questo non è un esercizio di democrazia, perchè di fronte al fatto di vivere o morire, la base del partito non può essere considerata come incapace di decidere. Provengo da una Dc in cui certe scelte vitali sono sempre passati per un congresso straordinario ( a partire da quello che inaugurò la stagione del centrosinistra) e questa espropriazione di un diritto fondamentale degli iscritti è un atto di arroganza e di arbitrio. Può anche avere ragione Renzi a voler imporre la sua strategia, io non lo credo, ma il fatto che non la spieghi neanche in Direzione e per di più si sottragga al giudizio degli iscritti in una circostanza come questa dimostra che anche lui ha in mente un partito personale, pur facendo finta che non lo sia. E queste minoranze di cartone che non hanno il coraggio nemmeno di imporre un congresso anticipato, sono ancora meno credibili di Renzi. Il primo è un corsaro, gli altri sono niente. rocco rosa
DIREZIONE DEL PD AL BUIO: L’USCITA ADESSO NON LA SA NESSUNO
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