vedevo i loro occhi, sempre più stanchi.Il tempo la insordiva, ne curvava le spalle,la ammutoliva, ne faceva il passo incerto.Al rintocco della campana, le mani posavano,disegnando, una croce dalla fronte al petto.Gente semplice, stanca, in piedi dalle ore antelucane.L’ imbrunire per loro, era distaccarsi dai problemiche fin dal mattino, il giorno aveva recato.
Cercavano dove sedersi e farsi compagnia…
una sedia, dei gradini o poggiarsi ai muraglioni.
Spesso il sonno li coglieva, mentre parlavano,
mentre ascoltavano, ed il il capo si abbandonava
all’inerzia motoria seguendo lenti movimenti,
a destra e a manca, seguiti da sussulti e spaventi,
il ricomporsi dignitoso, il porgere la buona notte.
Calava il silenzio notturno sul borgo lucano,
alla luce del lampione della Lamie,
si illuminava la rete del ragno,
è lì, che si infrangeva la selvaggina del predatore,
mentre, dal belvedere sul mare Ionio, tremule
luci lontane, col loro splendore, magnificavano…
e Antonio, il maestro, l’artista umile, le raccoglieva,
e le dipingeva sulla sua tela, il suo talento esprimeva
quell’ insieme di luci e colori, ed ecco, come sogno,
i pennelli davano lustro, al bel golfo di Taranto…
Si chiamano sogni, le cose più belle: Bravo Maestro.
Sguardi, ammirazione, complimenti: Bravo, Antonio !
…il tempo trascorreva, invecchiava le povere dimore.
Oggi son tornato, ed è solitudine, tristezza, silenzio,
racchiusi nelle loro ali, uccelli di pietra scrutano,
le video camera dagli occhi immobili, dal tugurio
rimesso a nuovo dell’ereditiera straniera;
Intorno a lei, elemosinava il politico di turno.
by Domenico Friolo.
