DON ROCCO PIRO, IL MIO PARROCO

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di  GERARDO ACIERNO

Caro don Rocco,

da qualche parte o da qualche cassetto della memoria in queste ore di sconforto mi è rimbalzata nella mente una frase. Sono parole tratte da un libro che io e te, in tempi lontanissimi, abbiamo commentato e approfondito. Parole  contenute nel meraviglioso “Orfeo in Paradiso” di Luigi Santucci.

Era il millenovecentosessantasette.

Diceva il personaggio principale: “ Tu mi ami perché sei prete!”

Il sacerdote rispondeva: “ No, sono prete perché ti amo!”

Ecco, la tua vita, la tua lunga vita (poco meno di un secolo)  io l’ho sempre vista racchiusa, contenuta e illuminata dal senso di queste due parole: prete e amore.

Hai amato la tua famiglia, i tuoi genitori, i numerosi fratelli e sorelle, i tantissimi nipoti e l’intera comunità pignolese. Hai amato la Chiesa nel suo eterno cammino servendola in tutto. Nelle parole di San Paolo hai saputo sempre trovare le giuste motivazioni per accompagnare le nostre vite, le nostre comuni vicende. L’Apostolo delle genti è stato il tuo faro. Hai amato i tuoi alunni, i tuoi chierichetti, i tuoi amici e tutte le persone con le quali hai condiviso gioie, dolori, sacrifici, esultanze, tristezze.

Quando sei ritornato nella tua Chiesa Madre per l’ultima volta, il sole stava insaccandosi dietro i monti lontani del Melandro ma nel suo eterno splendore sembrava dirci: “… non temete, non abbiate paura delle ombre della sera, domani sarò ancora con voi …” E  noi, raccolti nella preghiera abbiamo ringraziato il Signore per l’amore che tu hai saputo elargire a piene mani qui a Pignola e non solo, fino all’ultimo istante del tuo cammino.

La mia generazione, quella dei ‘baby boomer’, come si dice, quella dei nati dopo la guerra e cresciuti negli anni del boom economico, ha scritto e vissuto qui in paese, ma anche in regione, pagine di vita esemplari, toccando, infine, sponde diverse, opinioni diverse e contrastanti ma da te sempre indirizzate verso la comprensione, l’approfondimento, la moderazione, l’amore, per l’appunto. Quando noi si scopriva, attraverso lo studio, figure simbolo di sacerdoti che avevano dato tutto di loro per il bene altrui, sapevamo di trovare anche in te i segni profondi della carità cristiana, dell’impegno sociale, della fratellanza. E allora don Minzoni e don Mazzolari, don Milani e padre Sorge, i vescovi Riboldi e Romero sembravano comparire nelle stanze della ‘nostra’ Canonica e parlarci attraverso le tue parole e i tuoi silenzi, i tuoi gesti e le tue iniziative, i tuoi consigli e i tuoi cauti rimproveri.

E quando, poi, a distanza di anni molti di noi siamo venuti a raccontarti le nostre delusioni, i nostri sogni infranti, le nostre assenze e le nostre mancanze, tu hai saputo trovare, del resto come sempre, le parole giuste per andare avanti, per costruire un mondo migliore, un paese migliore, una comunità migliore.

Questa mia testimonianza, semplice ma profondamente sentita, vorrebbe estendersi all’infinito ma tu ci hai insegnato che la sobrietà è una virtù da praticare sempre e dovunque. E allora, chinando il capo e recitando quelle preghiere apprese tra i banchi delle tue e nostre chiese, nello sfrigolio delle candele e l’acre profumo dell’incenso, nelle giornate serene dell’adolescenza e in quelle molto più turbolente della gioventù, ti rubo una citazione, una tua bellissima frase sulla nostra amatissima Madonna, Maria Santissima degli Angeli.

Nel primo numero del Bollettino Parrocchiale da te immaginato e realizzato, rivolgendoti a noi, tuoi parrocchiani, scrivesti queste parole:

“ Siate orgogliosi, dunque, fratelli carissimi e ricordate che la Madonna nella Sua vita è modello della nostra, e nella Sua grandezza è il segreto della nostra grandezza”.

Parlavi ai pignolesi, alla tua Pignola, a tutti noi che l’altra sera siamo venuti a darti l’ultimo saluto, caro Don Rocco. Non ti dimenticheremo mai. Questo tuo paese non ti dimenticherà mai. Io non ti dimenticherò.

Fai un bel viaggio, Don Rocco, il Paradiso ti attende.

 

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