RIPENSARE L’EDUCAZIONE

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PATRIZIA BARRESE

Nella realtà odierna, che riflette la complessità dei cambiamenti che vanno dal tema ambientale a quello politico ed economico, ripensare all’educazione è doveroso. Cercare una risposta sul ruolo che la società assume nell’inquinare il mondo educativo diventa un dubbio amletico perché l’educazione vive e subisce le sfide interne ed esterne della società che ci circonda. Servirebbe un dibattito su questo tema che rappresenta le fondamenta della vita preparando i cittadini del domani ad assumere il proprio ruolo nel contesto politico, sociale, economico e culturale. Tuttavia in questo contesto, che richiama termini quali rispetto e responsabilità, i giovani, che hanno il diritto di assumersi la responsabilità del proprio apprendimento, non assolvono a questo compito e il rispetto per il docente esiste marginalmente.

È ampiamente riconosciuto che gli insegnanti sono attori importanti dei cambiamenti a cui assistiamo quotidianamente, una società in rapida evoluzione e involuzione al contempo che non valuta in modo adeguato il valore di tale figura educativa. Spesso i docenti riflettono l’immagine negativa della mancanza di riconoscimento e di “prestigio sociale” che riguarda tutti i livelli dell’educazione, dall’insegnamento prescolare fino all’insegnamento superiore perché ciò che oggi ha preso il sopravvento e con cui il settore educativo convive sono le diagnosi e gli acronimi: DSA. Nella scuola le diagnosi sono in continuo aumento infarcite di problematiche un tempo inesistenti, problematiche le cui responsabilità educative si attribuiscono a ragione e a torto al Covid e che permettono ai discenti poco volenterosi di non applicarsi con regolarità nello studio. Ma esiste un boom ingiustificato di diagnosi oppure questi numeri si fondano su basi reali perché prima mancavano dei criteri diagnostici sufficientemente condivisi!?

Dilaga la sensibilizzazione e il condizionamento sui programmi di screening preventivi precoci e bambini e ragazzi vengono riconosciuti e tutelati nell’apprendimento, in pochi anni nelle scuole di Rimini ad esempio le diagnosi sono aumentate del 330,6%. La moda di queste certificazioni reali o fittizie vissute come palliativi medico-sanitari, fa sì che gli alunni invece di attingere alle proprie potenzialità si adagino sotto l’aura protettiva della scuola, subiscono le ansie da applicazione nello studio – nonostante sia il loro unico dovere –  e le ansie sulle performance richieste dai genitori e smettono di essere competitivi. Ma ciò che con sgomento lascia pensare è che, nonostante il riconoscimento dell’autorevolezza dei docenti sia superato e l’educazione sia vissuta in un clima sereno, maturo e responsabile –  perché la scuola è una sorta di santuario con confessionale atto ad ascoltare i conflitti e a trovare il modo di risolverli – il sereno esercizio della professione viene frantumato. La scuola torna sotto i riflettori per un episodio di violenza quale l’ultimo accoltellamento di un docente ad Abbiategrasso in Lombardia, pone l’attenzione dinanzi a casi di classi spesso affollate, ostinate, composte da alunni non pienamente scolarizzati o magari ubicate in contesti sociali degradati.

Disagio talvolta presente in ragazzi provenienti da famiglie apparentemente ineccepibili. Purtroppo questi meccanismi di difesa illegali che arrecano morte, macchiando la condotta di giovani smarriti o spaventati, va inquadrato nel contesto della fragilità di piccoli e grandi, sempre più insicuri, incapaci di tollerare frustrazioni e fallimenti della società, perché ogni percorso di vita è accompagnato prima o poi da fallimenti in cui imbattersi e superare, prima di giungere a destinazione. Insegnamenti che persino Alessandro Manzoni nei “Promessi sposi” ha anticipato a generazioni di alunni che ne hanno studiato i suoi capitoli: la morale di vita nascosta nelle sue pagine è che i problemi e le difficoltà, scolastiche e della vita, prima o poi arrivano e fortificano, incitando ad affrontarli ma non con armi o randelli.

Sfortunatamente, ripensando all’educazione nell’attuale contesto sociale, tra i tanti autori di stragi nei campus americani o con i casi di bullismo che spesso impediscono lo svolgimento delle lezioni o la già scarsa voglia nei giovani di studiare, persino scrittori contemporanei non invogliano alla lettura dei classici o dei grandi capolavori letterari. Quindi oltre a ripensare alle metodologie educative, bisognerebbe scompaginare l’intera programmazione scolastica abolendo Manzoni, Verga, Dante, Pirandello e D’Annunzio perché, a detta di Susanna Tamaro, risultano dèmodè e la letteratura serve a fare interrogativi, non interrogazioni! Se da tale pulpito viene la predica è naturale ammettere la difficoltà dei ragazzi di trovare punti fermi in una realtà così mutevole, caotica e diseducativa. La scrittrice Paola Mastrocola, nel suo saggio sulla libertà di non studiare, in modo provocatorio ma diretto sostiene che la scuola di oggi disturba la vita dei giovani, toglie la concentrazione e dunque l’insegnante svolge un mestiere inutile. 

Dalla libertà di non studiare, l’originalità dei ragazzi avanza e non dovremmo rimanere interdetti dinanzi alla loro ultima trovata che impazza sui social: denunciare i genitori per averli messi al mondo, costretti a una permanenza terrena non desiderata e non richiesta. L’anti-natalismo sta facendo breccia nella Generazione Z, è visto come l’unico rimedio di ridurre le delusioni e i problemi quotidiani e su Facebook e Reddit, ci sono decine di gruppi e migliaia di post pubblicati con l’obiettivo comune di fermare la procreazione umana per evitare le sofferenze dei bambini, invitando le donne a consultare i loro feti prima di metterli al mondo. Non ultimo il suggerimento di Chiara Ferragni: l’influencer con un selfie in slip e nudo semi integrale ha provocato la sensibilità di un’undicenne con il suo inno alla libertà: “Per farsi notare bisogna mettersi a nudo”.

Tra piogge di critiche e bambini e ragazzi che crescono badantizzati dai computer, istruiti dalle proposte inverosimili di vip e sconosciuti sui social, bisogna mettere a nudo le cause dei comportamenti devianti delle nuove generazioni perché ripetere linguaggi scurrili o seguire i tutorial retribuiti 30 mila euro al mese della “antiaccademica” Elisa Esposito è un dramma di competenza degli PSICOLOGI. Nella loro canzone “Futuro” cantano questi versi:  

In fondo siamo un taglio generazionale
E il futuro ci spaventa più di ogni altra cosa
E non mi dire di calmarmi, che non è cosa

La televisione non trasmette valori
Siamo cresciuti con le botte alle manifestazioni
E il mio bagaglio culturale non lo riempie la scuola

Che sia un cartomante che legge nella mente altrui o un gruppo di cantanti in erba, nella mutazione genetica dell’educazione forse dovremmo partire dalla lettura critica dei testi delle canzoni, magari seguire corsi a San Remo…la musica è capace di esplorare nelle sfumature dei sentimenti umani e portare a galla emozioni dolorose e profonde, potremmo comprendere in anticipo i disagi delle nuove generazioni evitando loro l’uso di armi improprie per coltivare il proprio terreno fertile ma pericoloso. 

 

 

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Sull' Autore

Insegnante lucana con la passione per la scrittura. Amo la mia terra sebbene per lavoro io risieda a Milano. Scrivere e condividere la passione per la scrittura e poter divulgare anche da lontano per rendere "maggiormente visibile" il nostro paese è uno dei miei desideri. Il mio paese natio è Rionero in Vulture.

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