IO, ELETTORE DI LIBERI E UGUALI

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Marco Di Geronimo

 

Il disastro elettorale di Liberi e Uguali seppellisce per sempre, nella società, la sinistra degli arcobaleni, degli asterischi e dell’amore cieco per Bruxelles, i simboli e la brava gente.

È chiarissimo che non serviamo a niente a questo Paese e che dobbiamo invertire rotta o verremo giustamente cancellati dalla scena politica, e sarà anche un bene.

Bersani, Errani, Epifani, Vendola, costoro non hanno più nulla da dire all’interno di questo contenitore. Il loro contributo è stato dimostrato inutile, nella migliore delle ipotesi; dannoso, nella più probabile; non so come definirlo, nella peggiore.

Ma non è questione di generazioni, di correnti o di persone. È la loro idea di sinistra che è stata definitivamente archiviata e che ormai non ha più alcuna ragione di esistere. Questa sinistra governista, moderata, glitterata e col fiore in bocca è superflua in una società in cui domina la povertà, il malessere, la precarietà e in cui gli elettori sono arrabbiati, alla ricerca di riscatto, non di belle parole e scemenze in libertà.

Gli elettori non vogliono un’opzione responsabile pronta a votare le peggiori riforme per amore del partito e non far arrabbiare i mercati. Le borse sono andate molto bene ma la gente ha visto distrutte le proprie sicurezze, i propri sogni, le proprie possibilità. Tutti si sentono sull’orlo del baratro, e votano chi concorda con loro (a ragione) e perlomeno presenta loro un’idea (sbagliata) per mettersi in salvo. Noi cosa abbiamo proposto? Speriamo di non cadere? Aspettiamo un po’ prima di cercare l’uscita, magari troviamo una torcia magica…?

Non c’è nemmeno bisogno di esaminare gli errori, praticamente non ne abbiamo fatta una giusta.

Mi aspetto che qualunque cosa diventerà questa accozzaglia rossiccia che siamo diventati abbia la forza di dirlo e di affrontare i temi giusti. È il buco nero in cui siamo finiti che mi convince a togliermi alcuni sassolini dalle scarpe, perché finora ho taciuto su molte questioni a mio giudizio fondamentali.

Basta questo stupido andirivieni sui diritti civili e le scemenze varie sulle declinazioni dei nomi. La parità passa attraverso i diritti sociali, come giustamente ha detto Marco Rizzo, e soltanto attraverso la giustizia sociale si realizzano gli spazi e i tempi per affrontare queste tematiche minori (su cui noi abbiamo assurdamente costruito un partito). Nessun giovane che debba pagare le bollette da studente fuori sede, nessun anziano che non sa come far quadrare la pensione, nessuna famiglia in difficoltà è disposta a sprecare un voto per rafforzare una lista che passa il tempo a recitare certe assurdità come se fossero il punto dirimente della crisi.

Smettiamola anche con questa spocchia da divulgatori politici ed economici. La gente sa benissimo qual è il ruolo della finanza e qual è il ruolo dell’euro: lo sconta sulla propria pelle ogni giorno, vedendo come, con mercati tranquilli ed euro stabile, le proprie condizioni siano peggiorate drammaticamente rispetto a quarant’anni di “instabilità” con la lira e i vari indici “sballati” dalle politiche economiche sostanzialmente socialdemocratiche. Noi perdiamo tempo a difendere un’Europa che non esiste, non facciamo nulla per cambiarla, niente per preparare il salvagente se le circostanze ci costringeranno ad uscirne (perché prima o poi sarà così che andrà a finire). Lasciamo agli altri anche questo tema, quando dovrebbe essere la nostra prima battaglia.

“Lavoro, lavoro, lavoro!” Quale? Quello mal difeso dalla CGIL, che noi osanniamo come fosse infallibile, incapaci di leggerne la crisi? Quello per il quale spendiamo tante belle parole, ma svolto da persone che non siamo capaci di convincere? I lavoratori, signori, sono il nostro elettorato naturale. Il lavoro è un concetto astratto. Ma i lavoratori votano e il lavoro no. La fruttivendola di Verderuolo vota Lega perché noi, l’abusivo che vende a prezzo ribassato a dieci metri e che non si riesce a scacciare, noi quello lo difendiamo. Questa pletora di pseudomarxisti che abbiamo imbarcato da un altro partito naufragato e che io ho anche frequentato (e lo dico qual è: è SEL) sembra che abbiano interesse a parlare al sottoproletariato, e non al proletariato, per parlare coi termini del Marx che tanto adorano. E mentre noi organizziamo convegni a cui non viene nessuno, o aperitivi per bere champagne tra tesserati, i lavoratori non sanno a chi affidarsi e si affidano agli unici che si accorgono che esistono.

Mi aspetto che si cambi rotta al più presto.

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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