
espedito moliterni
Ora che i cittadini materani hanno finalmente potuto conoscere le coalizioni, i candidati sindaci( nessuna donna individuata tra coloro), l’esercito dei consiglieri in pectore (uno ogni cento potenziali votanti), sorgono spontanee alcune domande, non solo legate all’esito della competizione.
I cittadini si chiedono se finalmente la maggioranza che uscirà dalle urne sarà solida e coesa, senza che avvengano, ad elezione avvenuta, i soliti cambi di casacca dei consiglieri, non sempre dettati da profonde riflessioni etiche e politiche e se, in particolare si riuscirà a fare di Matera un punto di riferimento per l’intero Mezzogiorno: per la capacità di accoglienza, per le politiche ambientali con riferimento alla limitazione del consumo di suolo e alla salvaguardia delle destinazioni urbanistiche, per la promozione e tutela delle grandi potenzialità delle sue imprese e del suo artigianato, per le politiche di tutela delle fasce più deboli della sua popolazione, viste le crescenti emergenze sociali in città ed, infine, per la capacità di cambiare gli attuali paradigmi culturali che non sempre tengono conto di tutte i periodi storici che hanno determinato lo sviluppo sociale e culturale della città e di cui si hanno a disposizione numerose testimonianze, a partire dai contesti urbani.
Le coalizioni, le singole liste con i loro rispettivi candidati saranno in grado di dare risposte alle questioni posti o si assisterà ad una blanda ed ordinaria gestione della città, non tollerabile per le enormi potenzialità che il patrimonio urbano offre.
Cerchiamo di dare qualche risposta.
La coalizione di centro-destra appare politicamente debole.
La Lega non farà parte della competizione; sono presenti alcune liste civiche di cui non si conosce la genesi, gli “interessi”da esse supportati e rappresentati; certamente assicureranno una certa dote di voti ma, come avviene quando manca l’humus politico, la fragilità delle amministrazioni da esse sostenute è la naturale conseguenza; molti ricorderanno come naufragò la giunta guidata dall’avvocato Buccico, eletto grazie all’apporto di numerose liste civiche che, dopo poco tempo, determinarono le sue dimissioni.
Forza Italia è presente, ma non si conosce la sua consistenza dopo le note vicende legate alle scelte dell’avvocato Casino. Alcune liste come Fratelli d’Italia, sono infarcite di medici, molti dei quali hanno da poco ottenuto il primariato nei rispettivi servizi ospedalieri; al netto delle loro capacità professionali, sfugge il loro reale peso politico, non essendo noto allo scrivente alcuna loro adesione a partiti e movimenti negli anni passati. Se smentito, ne farò ammenda.
Per quanto riguarda il candidato sindaco, al netto delle capacità professionali certamente in suo possesso, sarebbe stato forse più opportuno far cadere la scelta su una personalità ricca di esperienza più nella gestione di consessi politici che in quella di consigli di amministrazione. Ha aderito alla coalizione l’ex sindaco Saverio Acito che certamente ha esperienza politica da vendere, ma il ruolo del sindaco è fondamentale nel tenere unita una coalizione che, come si sa, e vale per tutti gli schieramenti, di solito non rende mai agevole il cammino delle amministrazioni comunali. A parere dello scrivente, sarebbe stata più efficace una candidatura a sindaco dello stesso Acito o di una figura come Piergiorgio Quarto. La guida di una città come Matera non è una passeggiata e l’esperienza politica non è un optional. Ma vedremo.
La coalizione di centro-sinistra appare più forte politicamente rispetto al centro-destra.
Ho attribuito a questa coalizione l’inquadramento nel campo del centro-sinistra, ma molti non saranno dello stesso avviso; ma invito tutti a riflettere: forse gli esponenti fuoriusciti da Forza Italia fanno parte di quella destra reazionaria che sta prendendo piede in Europa? Il partito di provenienza aderisce o no al Partito Popolare Europeo che a Bruxelles governa insieme al PD?
Inoltre, è evidente che in questa coalizione sono presenti liste che si richiamano al centro-sinistra come Azione, Italia Viva, BCC, VOLT, i Socialisti, +Europa, senza dimenticare le tante personalità della sinistra materana presenti nelle altre liste che appaiono come civiche ma che , in realtà, si richiamano fortemente ai loro partiti di riferimento.
Come dicevo, una coalizione più politica ma abbastanza eterogenea da suscitare dubbi sulla sua tenuta, ma l’esperienza amministrativa e l’humus politico di cui è dotato Roberto Cifarelli rappresentano un argine alla potenziale litigiosità di questa coalizione.
Non solo.
L’altro punto di forza sta nel percorso che è stato seguito per l’individuazione del candidato sindaco; non a tavolino, ma attraverso le primarie aperte alla città, dopo aver presentato ai cittadini un programma condiviso, integrato e redatto a seguito di incontri pubblici e partecipati. Quindi, una coalizione che è nata scegliendo un metodo valido e apprezzato dai cittadini ( le primarie) e un programma. Insomma metodo e programma si sono integrati sapientemente e a Matera è nata una coalizione politicamente credibile che competerà alla destra l’amministrazione della città nei prossimi anni.
E’ l’embrione un nuovo centrosinistra? Vedremo.
I cittadini sapranno premiare il metodo seguito? Vedremo.
Oltre le due coalizioni, sono presenti altre tre liste, ognuna delle quali sostiene il proprio candidato sindaco.
Vincenzo Santochirico e Luca Prisco sono stati i primi a muovere i primi passi in vista delle elezioni comunali e, ad entrambi, va dato atto di aver profuso tutto il loro impegno per presentare alla città idee e programmi.
Come sappiamo, mentre Luca Prisco ha cercato di rappresentare un punto di riferimento per il civismo cittadino, Santochirico ha tentato, inutilmente, di creare una coalizione progressista confrontandosi con i partiti di riferimento. Non tornerò sulle cause che hanno determinato il fallimento dell’iniziativa; certamente la colpa non è da attribuire all’avvocato ma, a mio modo di vedere, all’assenza di metodo per l’individuazione del candidato sindaco, non avendo voluto aderire ad uno strumento caro ai cittadini, le primarie di coalizione.
Quello che piuttosto interessa, a questo punto, è cercare di capire quale ruolo sono chiamate a svolgere gli eletti delle loro liste. Ovviamente, sarà deciso dai loro organismi interni; non resta che auspicare che riprendano un dialogo interrotto già da qualche tempo con la coalizione di centro-sinistra, sia nel caso vinca le elezioni, sia in caso contrario.
E’divenuto improcrastinabile la necessità di riconoscersi in una coalizione che si dia delle regole per il metodo di selezione della classe dirigente, che individui un programma condiviso che, a partire dal livello nazionale, ponga al centro la lotta alle disuguaglianze, il contrasto alla precarietà, le politiche del lavoro che prevedano anche aiuti alle imprese, una politica fiscale che sposti il suo carico alle rendite, la difesa dell’ambiente e dei diritti. Non c’è più tempo da perdere e Matera può divenire un esempio da seguire.
Per quanto riguarda il Movimento Cinque Stelle, vale la pena di fare una considerazione a parte. Hanno governato la città in questi ultimi anni, hanno operato in alcuni casi bene, in altri male. Certamente hanno pagato per l’inesperienza e non dobbiamo dimenticare i difficili anni segnati dalla pandemia. Comunque, il sindaco Bennardi ha profuso tanto impegno, ma è la sua stessa maggioranza ad averlo sopraffatto, non il notaio che ha sancito la fine della sua amministrazione e coloro che hanno posto le firme sulla mozione.
Ma il discorso da fare è di tipo politico. Senza dubbio il Movimento fa parte del campo progressista, ma sono troppi i distinguo e le pregiudiziali. Non da meno è l’impegno, mi riferisco al livello nazionale, della quotidiana lotta al PD. Credo che, continuando su questa strada, non si può andare lontano.
Se la corsa solitaria intrapresa in occasione di queste amministrative non dovesse essere premiata dagli elettori, qualche riflessione hanno il dovere di farla partendo dall’assunto che c’è sempre qualcosa di buono anche negli altri e che un confronto sereno e franco può portare alla condivisione di metodi e programmi. L’unione non può che arricchire. L’arroccamento può portare qualche vantaggio temporaneo e contingente, ma alla lunga produce isolamento ed irrilevanza.