IL FUTURO E’ NELLA SCOMMESSA SUI MIGLIORI

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iacovinoFRANCESCA IACOVINO

Durante il XX secolo, in Basilicata l’emigrazione ebbe degli esiti visibili e palesi che apportarono cambiamenti all’assetto sociale ed economico del territorio, il quale si spopolò e fu privato delle sue forze più importanti, lo stesso Francesco Saverio Nitti riconobbe l’entità del fenomeno migratorio e ne mise in luce il timido intervento del Governo e della borghesia che a poco bastava nel contrastare un mutamento cosi profondo.

Le cause furono molteplici: difficoltà nel settore agricolo, data la conformità del territorio; pessime condizioni idrogeologiche; cattiva amministrazione locale ed una forte pressione fiscale che assieme ad altri elementi resero difficile il progresso economico e culturale della nostra regione. Un altro grande freno allo sviluppo del territorio fu senza dubbio una scarsissima presenza di collegamenti viari che poneva la Regione in uno sterile isolamento che andava a gravare ancor di più su quel tipico familismo amorale che ha di fatto ostacolato per tanti anni, forme di collaborazione di varia natura che avrebbero potuto essere validi esempi di condivisione e miglioramento reciproco. Retaggi di una concezione estremizzata dei legami familiari probabilmente persistono nella difficoltà di associarsi nell’interesse collettivo, prova ne abbiamo quando per una manifestazione culturale ci schieriamo a favore di uno o dell’altro campanile.

Anche la situazione igienico-sanitaria dell’epoca, era piuttosto preoccupante con un numero esiguo di medici, veterinari e di levatrici, si registravano infatti frequenti epidemie che andavano a peggiorare ulteriormente le condizioni generali dei lucani.

Dopo il miglioramento economico degli anni ’60, che interessò l’Italia ed anche la nostra regione il quale si originò anche dalle rimesse di quanti emigrarono nel Nord Italia; oggi si assiste all’emigrazione intellettuale di migliaia di giovani laureati che ogni anno lasciano la regione per spostarsi dove sperano di trovare un tessuto produttivo più aperto e senza subordinazioni politico-clientelari.

Nel 2015 i lucani che hanno deciso o si sono visti costretti ad espatriare sono stati 912, a rivelarlo il Rapporto Italiani all’estero 2016, redatto dalla fondazione Caritas-Migrantes. Inoltre poco meno di un quarto dei lucani residenti all’estero sono over 65 e ciò equivale a dire che sono persone espatriate nella seconda metà del Novecento e inoltre significativo considerare come il 45% degli italiani residenti all’estero ha tra i 18 e i 49 anni, ciò dimostra che sia in atto una nuova ondata migratoria che interessa le nuove generazioni. Sebbene il rapporto Svimez 2016 registri un timido miglioramento del prodotto interno della nostra regione ed un tasso delle esportazioni piuttosto positivo, continua l’emorragia di giovani che si vedono costretti ad abbandonare la Basilicata, dato che assume un aspetto ancora più infelice, se andiamo a considerare che chi va via sono i laureati, quelli che dovrebbero stimolare la crescita, l’innovazione, il miglioramento. Eppure c’è chi resta, chi ci scommette giorno dopo giorno, cercando di aprirsi un varco, di costruirsi una possibilità di crescita professionale, certamente in salita, molto in salita, eppure alcuni tentano di rimanere, tentano di trovare una loro collocazione in una società che spinge verso la contrapposizione: contrapposizione generazionale, contrapposizione nord – sud, contrapposizione italiano- immigrato. Non esiste un contrasto tra settentrionale e meridionale, tra giovane e anziano, in Basilicata esiste un contrasto tra chi gode di rendite e privilegi e quanti dall’altra parte diventano vittime costrette a cercar fortuna altrove o si vedono costretti a faticare molto più degli altri per ottenere la metà.

La Fondazione Migrantes ritiene che il problema più grave dell’Italia intera, sia quello di non sostenere il brain exchange, ossia l’incapacità di trattenere o comunque attirare talenti che diano valore aggiunto nel settore e nella terra in cui operano. In Italia questo non avviene, non avviene nel settore della ricerca, non avviene in ambito accademico, non avviene nei comparti economici e produttivi, timidi e sporadici segnali si registrano in alcune aree che sono in netta controtendenza rispetto alla “norma”.

Personalmente, ritengo che non si possa più procrastinare, rimandare, attendere fattori astrali positivi che giungano da chissà quale pianeta. I prossimi decenni, in Basilicata, vedremo tanti paesi spopolati, paesi che si svuotano e che non potranno più contare sulle rimesse, sulla moltiplicazione degli impieghi statali o sulle colate di cemento che riedifica dopo catastrofici eventi naturali. Quello che rimane e che, con tutta probabilità, la mia generazione si troverà a gestire, è una terra da rigenerare, rivitalizzare, ripensare, perché il tutto non sia visto solo come un miglioramento dell’oggi a discapito del domani, ma vi sia piuttosto un disegno più alto, più degno, sia nella gente sia nel governo e nelle istituzioni che si troveranno a gestire questa terra meravigliosa.

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