rocco rosa
““Cari Zaia e Maroni, non scherziamo col fuoco. Con ben 50 milioni in Lombardia e 14 in Veneto possibile che non ci sarebbe stato niente di meglio da fare che un referendum per l’autonomia dopo il quale non accadrà nulla se non alimentare la spinta verso un federalismo che rischia ancor più di frammentare il Paese? Le piccole patrie, i micronazionalismi, rischiano di innescare processi incontrollabili, sono spesso frutto di egoismi localistici e nascondono le vere questioni sociali che stanno dietro al disagio e alla protesta. Catalogna docet””. Lo ha scritto, sul suo profilo Facebook, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e fondatore di Articolo Uno-Mdp. I lettori più assidui di questo foglio on line converranno che da mesi stiamo invitando la politica a non sottovalutare questo tentativo di accendere il fuoco della secessione da parte di persone che sono stati Ministri di questa Repubblica e che per ciò stesso dovrebbero aver vergogna ad uscire di casa la mattina, per come si sono ridotti a racimolare voti su una proposta di secessione camuffata da autonomia. La politica di un passo per volta. C’è stata una reazione del presidente Pittella in una trasmissione RAI e poi nulla: Oliviero, De Luca, Emiliano , Zingaretti hanno opposto il silenzio sciocco di chi snobba una iniziativa considerandola folkloristica e velleitaria, senza per nulla badare ai contenuti dei messaggi che, quelli sì, sono veramente secessionisti.
Quando dici alle persone :”noi stiamo bene ma staremnmo meglio se fossimo soli”, vai a solleticare la pancia di una comunità che incomincia a considerare una palla al piede l’obbligo di solidarietà verso il resto del Paese. E così, quando Maroni dice che , da soli, porterebbero a casa altri 42 miliardi di Euro, chi è che gli può dire che non ha ragione se non quel venti-trenta per cento di persone che hanno una una cultura, una preparazione ed unc oscienza politica, ne approfondiscono le conseguenze e ne capiscono il pericolo. I fatti di Barcellona e della Catalogna hanno però offerto un risultato storico, e cioè la reazione di quella percentuale di persone che non ci stanno a passare i guai: di quelle che sanno che il giorno dopo, senza Europa, con la speculaione sulla moneta regionale, con le fabbriche che se ne vanno, con le banche che lasciano , staranno tutti peggio e rischieranno di cadere dal benessere alla povertà. Ecco se ci fossero i partiti e non un solo sig. Rossi che affrontassero con dovizia di argomenti questo problema prima del 22 , forse potremmo ancora certificare l’esistenza della politica. E se il 22 si compisse il miracolo di una maggioranza che non va a votare per il referendum e una settimana dopo scendere per le strade reclamano unità, sarebbe un modo per dare un sonooro calcio nel sedere a tutti quelli che per una manciata di voti si mettono a giocare con la benzina e i cerini.
