FA’AFAFINE, QUANTO É DURA ESSERE ADOLESCENTI

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ida leoneIDA LEONE

Alex è un adolescente come tanti. E’ chiuso nella sua stanza, che nella sua fantasia, e grazie a geniali effetti speciali, è un po’ di tutto: fondo dell’oceano, astronave, tela su cui scrivere le sue lettere, isola tropicale. Insieme a lui i suoi giocattoli preferiti, fra cui una bambola somigliante alla Barbie della nostra infanzia, ribattezzata Kartika, Mr. Pig, una scimmietta, Pimpi, e la foto della top model Natalia Vodianova. Fuori, i genitori, che cercano di capire cosa sta accadendo, perchè Alex non vuole più uscire dalla stanza, perchè il suo amico del cuore, Elliot,  è rimasto turbato dai suoi regali – cuoricini rossi di carta con frasi d’amore – che Alex gli ha fatto trovare nell’armadietto a scuola.

Foto di Stefano Cantini

Foto di Stefano Cantini

Alex ragiona, e ragiona con noi. Sta stretto in un mondo nel quale non può esprimersi liberamente. Vuole partire, andare via, ad ogni costo, insieme ad Elliot. Dove? Alle isole Samoa. E perchè proprio lì? Perchè “esiste una parola nella lingua di Samoa, che definisce coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro. Fa’afafine vengono chiamati: un vero e proprio terzo sesso cui la società non impone una scelta, e che gode di considerazione e rispetto. Alex non vive a Samoa, ma vorrebbe anche lui essere un “fa’afafine”; è un “gender creative child”, o semplicemente un bambino-bambina, come ama rispondere quando qualcuno gli chiede se è maschio o femmina. La sua stanza è un mondo senza confini che la geografia possa definire: ci sono il mare e le montagne, il sole e la luna, i pesci e gli uccelli, tutto insieme. Il suo letto è una zattera o un aereo, un castello o una navicella spaziale“. (Fonte)

E’ stato questo, con ogni probabilità, a scatena le infinite polemiche delle sentinelle in tutte le posizioni e dei paladini della famiglia, contro questo spettacolo. In realtà, Fa’afafine è uno spettacolo di tono delicatissimo e sospeso, leggero e breve, una favola densa di effetti speciali (geniale il ricorso ai genitori in video ripresi come se si affacciassero dal buco della serratura della stanza di Alex), nel quale  il tema dell’orientamento sessuale è solo uno (anche se sicuramente il più forte), dei pesantissimi temi relativi alla adolescenza che vengono toccati, con grande grazia e leggerezza: i dubbi e le ambiguitá della ricerca dell’identitá adolescenziale, il bullismo, l’amore puro di quella etá, la paura di non farcela là fuori, la fantasia senza confini, il viaggio come metafora della ricerca di risposte, di sé stessi, del passaggio alla etá adulta. Le sue bambole e pupazzi raccontano di una immensa solitudine, appena stemperata dall’amore per Elliott, amore non compreso nè, forse, corrisposto.

Alla fine saranno i genitori, forti ed intelligenti, anche se molto spaventati, a trovare una via di comunicazione: il padre si veste da donna, la madre da uomo, e gli promettono che andranno in strada così, con Alex vestito come vuole. E così accade: un minuscolo gay pride, a suon di musica, attraversa il corridoio di casa ed esce fuori dalla porta.

Un spettacolo siffatto può spaventare solo chi non l’ha visto, e non intende vederlo per partito preso – e ci può anche stare – e che, in un perfetto delirio cattofascista, cerca di però di impedire a chiunque di vederlo. A Potenza una bella battaglia di civiltà è stata fatta, per consentire a Fa’afafine di andare in scena. Ieri sera eravamo meno di quelli che avremmo potuto essere – anche probabilmente per la bizzarra programmazione, le 18:00 di un giovedì – ma c’eravamo, comunque. E ci siamo goduti l’incantevole Michele Degirolamo, protagonista unico della piéce nel ruolo di Alex, un protagonista talentuoso e molto convinto delle ragioni del suo personaggio. Bastava forse solo un po’ di buonsenso, e tolleranza, per capirlo tutti.

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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