
ROCCO ROSA
Se usciamo in piedi da questa situazione, probabilmente bisognerà far tesoro dell’esperienza maturata e aggiustare la barca dello Stato prima che vada a naufragare definitivamente. C’è una situazione generale da manicomio nella quale sfugge il senso del pericolo e si gioca a farsi male, nella maggioranza di governo, tra maggioranza e opposizione, tra Stato e Regioni, tra Regioni e Comuni. Una babele in cui ognuno recita a soggetto e ognuno tende ad occupare la scena, contando su una amplificazione dei media e dei social , anche questi senza regole, dove si gioca a chi grida di più, a chi minaccia, a chi offende, a chi incita all’odio. C’è da rifare una convivenza istituzionale, come premessa per un ordinato vivere civile, dove si capiscano le competenze e si rispettino i diritti e i doveri. Ci sono stati momenti bui come questi, pochi, rari, ma ci sono stati: la scelta tra Repubblica e Monarchia, l’esclusione del Pci, l’attentato a Togliatti, le Brigate rosse, ma ne siamo usciti sempre indenni grazie al fatto che c’era qualcosa che primeggiava su tutto e questo qualcosa era il senso di responsabilità verso la nazione, il dovere civico di fare l’interesse generale, il riconoscimento di una scala di priorità nella quale il paese veniva prima del partito e questo prima delle posizioni personali dei singoli leader o esponenti. Questo non c’è più e scendendo scendendo i comportamenti da statisti sono stati consegnati ai ricordi, mentre al loro posto vanno in scena e professionisti dell’arrivismo , gente che rincorre il potere e che pur di ottenerlo è disposto a fare carte false, a imbrogliare, a imbonire, a strumentalizzare, a fomentare. Metodi che una certa politica ha copiato dal peggio della società, mafia e massoneria deviata. Di fronte a questo scenario, da tutti contro tutti fino all’ultimo sangue, non c’è qualcuno che riesca ad alzare la voce al di sopra degli altri: non i giornali che sono al soldo dei potenti, non la Chiesa impegnata a fare prima le pulizie in casa, non la cultura che è diventata tutt’uno con l’industria culturale , altro braccio armato dei padroni. E dunque, se non si è capaci di fermarsi di fronte al precipizio, se non si è capaci di recuperare la lucidità dei momenti drammatici, vuol dire che si è incapaci di difendere il popolo e indegni di rappresentarlo. Ecco dove è arrivato il degrado della politica. siamo in guerra contro un pericolo mortale, per combattere il quale ci vorrebbe una unità di popolo, ma c’è chi incita alla guerra civile, col risultato che se passa questa linea ci troveremo tutti col sedere per terra, in un senso e nell’altro. C’è qualcuno che voglia incominciare ad invertire il senso di questa deriva, aprendo al dialogo, accettando suggerimenti, invitando alla partecipazione e al coinvolgimento rispetto alle grandi scelte e all’enorme lavoro che va fatto a livello nazionale, regionale o locale. E c’è chi dall’altro lato è disposto a dimostrare con i fatti che di fronte a scenari di tragedia è disposto a sotterrare le armi della polemica, della violenza verbale, della strumentalizzazione sistematica per dimostrare al popolo che ha lasciato prevalere il senso della responsabilità rispetto alla convenienza di partito o di persone? Non è vero che un atteggiamento di questo tipo non è pagante. E’ vero il contrario. Rocco Rosa