Facoltà di Medicina aperta a tutti a Potenza: una conquista importante, ma non basta per rendere l’UniBas più attrattiva

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Lidia Lavecchia

L’apertura a tutti della Facoltà di Medicina e Chirurgia a Potenza è una svolta storica per la Basilicata e un motivo d’orgoglio per l’intero territorio. Un traguardo che, come sottolineato dal presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, rappresenta una “scelta di coraggio” da parte della ministra dell’Università Anna Maria Bernini, che ha creduto nella necessità di dare anche ai giovani lucani l’opportunità di formarsi nel proprio territorio in uno dei settori più delicati e cruciali del nostro tempo.

L’attivazione del corso di laurea in Medicina in una regione tradizionalmente priva di un proprio polo formativo sanitario di questo livello non è solo simbolica: è una promessa concreta di crescita, radicamento e innovazione, che potrà incidere positivamente anche sulla qualità del sistema sanitario locale, oggi fortemente in affanno per carenza di personale e fughe di professionalità.

Tuttavia, se l’orgoglio per il risultato è legittimo, è altrettanto necessario sottolineare che l’apertura della Facoltà di Medicina non può da sola invertire il trend preoccupante che vede l’Università degli Studi della Basilicata ancora poco attrattiva a livello nazionale. Serve un piano più ampio, una visione strategica capace di rendere l’UniBas un punto di riferimento per i giovani non solo lucani, ma anche provenienti da altre regioni.

Il vero nodo resta infatti lo spopolamento giovanile. Nonostante questa nuova offerta formativa, i ragazzi continuano ad andare via dalla Basilicata per cercare altrove opportunità che qui mancano: università più strutturate, città più dinamiche, maggiori prospettive lavorative. La sola Facoltà di Medicina, seppur importante, non basta a frenare questo esodo silenzioso ma costante.

La Basilicata soffre di un declino demografico preoccupante, acuito dalla fuga dei giovani. Negli ultimi vent’anni ha perso circa 60.000 abitanti (da 597.100 nel 2002 a 537.600 nel 2023).

Il fenomeno è particolarmente evidente tra i giovani: la fascia 15‑34 anni è diminuita di oltre 22.500 unità tra il 2014 e il 2024 (da 133.700 a 111.200) e tra il 2002 e il 2022 ha perso oltre 48.000 giovani tra 18 e 34 anni (-32,9%).

Nel solo 2024 sono emigrati circa 3.336 residenti, portando la popolazione sotto i 530.000 abitanti e confermando il trend negativo, tra minor natalità e mortalità record.

Questi dati evidenziano come, sebbene la Facoltà di Medicina rappresenti un passo importante, da sola non basta a fermare lo spopolamento. Serve una strategia più ampia: strutture per studenti, servizi, borse di studio, specializzazioni, internazionalizzazione, nuove lauree magistrali, servizi digitali, borse di studio, ricerca e legami con il mondo produttivo. Solo così la Facoltà di Medicina non resterà un’isola felice, ma diventerà il motore di un rilancio complessivo dell’università lucana e, di riflesso, dell’intero territorio, capace di trattenere i giovani e rendere l’UniBas davvero attrattiva anche per studenti da fuori regione.

L’augurio è che questo passo avanti non si limiti a essere un fiore all’occhiello, ma il primo tassello di un progetto ambizioso per fare dell’UniBas un campus moderno, aperto, attrattivo e integrato nel sistema universitario italiano ed europeo. Perché fermare i giovani non significa solo offrire corsi di qualità, ma costruire attorno a loro un futuro possibile.

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