Al Teatro Stabile i veliti del grano

LUCIO TUFANO
Tutti i Comuni hanno inviato le rappresentanze dei rurali a Potenza per il raduno voluto dal Duce nella tradizionale giornata dedicata dal Regime alla premiazione dei veliti. Nella mattinata, già molto tempo prima della cerimonia, la sala del Teatro offre un magnifico colpo d’occhio: i palchi e la platea gremitissimi, si sta stretti, pigiati, molti sono nei corridoi. La sala è tutta imbandierata. Sul palcoscenico vi è una doppia fila di poltrone per le principali autorità. In fondo, intorno al lacero gagliardetto del fascio di Potenza – il gagliardetto della marcia su Roma – con una scorta di arditi, una selva di Labari e organizzazioni sindacali. Nessuno é assente dalla festa dei rurali, festa dell’intera provincia eminentemente agricola. Sul tavolo del Presidente della Commissione provinciale, generale Severini, un grosso fascio di grano. Ogni palco é addobbato da cordoni di spighe intrecciate e separate da una bandierina tricolore. Alle 10,30 precise entra nel Teatro Stabile Sua Eccellenza il Prefetto. commendatore Avenanti, immediatamente seguito dal Segretario federale Dott. Rautis e dalle principali autorità civili e militari. La folla scatta in piedi e si abbandona alla solita grandiosa manifestazione per il Duce. Potenza, con entusiasmo indicibile, grida al “condottiero”. «Agricoltori lucani! So che la vostra terra è spesso aspra e ingenerosa, so che è ancora lungo e difficile il cammino da compiere. Ma so anche che il premio che vi é destinato dal Duce, é soprattutto incitamento a vincere le difficoltà future e ad arrestarsi mai nella nuova e più vasta battaglia che da oggi impegna il popolo fascista. Non a caso Colui che fu maestro ed artiere, fabbro e muratore, Colui che regge le sorti della Patria, brama confondersi tra i rurali dell’ Agro risanato, snudare le braccia maschie e gittare nella voragine della trebbia il grano biondo. Egli si sente ed é il primo Agricoltore del Fascismo, e il suo gesto é il simbolo di una offerta e la consacrazione di un nuovo blasone; offerta del pane profumato e casto, a tutti gli italiani, blasone alle masse rurali d’Italia che danno messi alle genti e figli alla Patria”. La Lucania risponde con convinzione all’appello del Capo, nonostante la ristrettezza dei finanziamenti. Arriva a produrre quasi due milioni di quintali raggiungendo punte massime di 41 quintali per ettaro’: “Più fondo il solco. più alto il destino”.