Non ho bisogno di presentare ai lettori lucani Federico Valicenti, ma siccome Talenti Lucani si insinua in un sistema di comunicazione globale,mi corre l’obbligo di presentarlo come uno dei più autentici ambasciatori lucani, colui che riesce a catturare l’attenzione della gente per quello che dice e per quello che fa. La sua alta gastronomia elaborata sulle ricette più autentiche dalla cultura contadina è il vero biglietto da visita che suggestiona e convince chi guarda alla basilicata per un turismo alternativo, di gusto e di gusti. Per l’esperienza che ho fatto ad Helsinki con lui, in una cena di gala, posso dire che quando prende il microfono e mette insieme il suo menù fatto di racconti, di spiegazione del cibo e di amore genuino per le proprie radici, dimostra di essere un grande lucano, dop, igp e tutte le certificazioni del mondo. Rocco Rosa
La rivoluzione ri-parte dalle aree interne.
di federico valicenti
In questa epoca di globalizzazione e di omogeneizzazione, di produzioni e di consumi, il vento “della coltivazione intensiva in agricoltura” sembra aver cambiato direzione. L’uso eccessivo dei fertilizzanti chimici e dei pesticidi ha di fatto annullato la biodiversità e indebolito l’ecosistema, su cui si poggia. Non più foriero di benessere sociale ma portatore di costi riconducibili in maggiore spesa sanitaria per i problemi che questo tipo di coltivazione ha finora prodotto. La cosiddetta Rivoluzione Verde iniziata negli anni ‘50, che ha avuto il suo apice negli anni ’60, si è esaurita senza portare benefici né vincere la guerra alla fame per cui era cominciata. Dati statistici della F.A.O., organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, riportano che nel 2016 quasi un miliardo di persone soffrono la fame nel mondo, mentre un altro miliardo e 900 milioni hanno il doppio del necessario, quindi significa un eccesso di smaltimento di rifiuti che incide sulla salute di tutti gli abitanti e nell’assurdo anche su quelli che soffrono la fame. Tutto questo va addebitato, in entrambi i casi, alla corsa verso i prezzi al ribasso nel mercato e quindi a discapito della qualità per favorire un immaginario, dannoso, stato di benessere collettivo. Se si pensa che i prodotti pagati all’agricoltore sono irrisori, il pomodoro coltivato viene pagato da 5 a 8 centesimi al chilo e che il latte non supera i 35 centesimi al litro, si deduce che il prezzo influisce in maniera negativa sulla qualità del prodotto, e che la sua coltivazione non tiene conto della difesa della salute dei consumatori né tantomeno tiene in giusta considerazione l’etica del lavoro e quindi la sua coesione sociale che richi

federico valicenti a casa sanremo
ede condizioni economiche decorose, se non esaustive dei bisogni di tutta la filiera agricola, non solo di alcuni pezzi di questa. Di contro, il mantenimento dell’ecosistema in modo salubre e pulito scarica i costi del disinquinamento sull’intera collettività. E deve essere l’intera collettività che deve iniziare a percepire che è giunto il tempo di innovare davvero in agricoltura, che bisogna riconoscere il cibo di qualità attraverso meccanismi di agricoltura che vanno a riprendersi terreni salubri, non inquinati, riconoscendo un loro giusto prezzo e rigenerare l’ecosistema che stiamo lentamente avvelenando. E’ tempo di cercare di riappropriarsi delle terre lasciate incustodite ed incolte delle aree interne, sembra paradossale ma il nostro essere “arretrati” sta diventando un modello di vita ricercato. L’abbandono delle terre nei decenni scorsi ha permesso ai terreni di non essere deteriorati da fertilizzanti chimici e da pesticidi, quindi è giunto il tempo di innovare di nuovo, rifare una Rivoluzione Verde ma aumentando la resilienza e la sostenibilità del sistema alimentare.Ripartire dalle aree interne per riprogrammare un Nuovo Rinascimento che tenga conto delle scoperte innovative della scienza ma che si allea con il sapere dei territori, che il prodotto rifiuto sia sinergico al riciclo, che l’uso delle risorse diventi efficienza di resilienza ecologica e quindi si trasformi in reddito etico, con rispetto e cercando di arginare i cambiamenti climatici attraverso la condivisione del lavoro e delle conoscenze, per un cibo sano e accessibile a tutti.
Federico Valicenti
cibosofo