DI ARMANDO TITA
La morte di Rocco ci ha frastornato e ammutoliti. Mai avrei immaginato un epilogo così improvviso. Vorrei raccontare, cari amici di Talenti Lucani, una pagina inedita della bella sanità lucana, inclusiva, partecipativa e “preventiva”. Virtù e funzioni esercitate negli anni d’oro della cosiddetta “programmazione socio-sanitaria”, molto amata e molto praticata anche dal già dirigente generale del Dipartimento Salute della Regione Basilicata, Rocco Rosa, il nostro direttore tanto amato dal Personale e promoter del giornale on line “ Talenti Lucani” che mi ha orgogliosamente imposto in questi ultimi sei mesi una condotta giornalistica e un comportamento improntato al fondamentale diritto del lettore ad essere correttamente informato. Abbiamo dedicato fiumi di parole sulla totale assenza di donne “parlamentari” e “consigliere regionali” nel vecchio Partito di Maggioranza, la Democrazia Cristiana.

Fedora D’Annucci
Ci siamo chiesti perché questo ruolo di sudditanza nei confronti del politico “maschio”… anche se veniva molto avvertito il bisogno spasmodico di liberazione della donna nel Partito e nei Movimenti cattolici come il celeberrimo CIF (Centro Italiano Femminile)che in questi giorni ha celebrato in Basilicata l’ottantesimo anniversario della fondazione. L’essere libera, via dalla famiglia, dalle vecchie regole punitive, persino via dai romanzi rosa che pur scritti esclusivamente da donne, erano di un maschilismo efferato era presupposto imperante presente anche delle donne della grande famiglia democristiana lucana. Questa breve premessa per riportare al dibattito della “Medicina Territoriale” il tema della partecipazione e per ricordare una pagina inedita del “Pianeta Donna” lucano vissuto dalla equilibrata e seria Prof.ssa Fedora D’Annucci scomparsa prematuramente qualche anno fa dopo aver dedicato tanta passione e tanto impegno fattivo nelle file dell’UDI, nella Presidenza del Comitato di Partecipazione del Consultorio Familiare di Rionero e, dulcis in fundo, come Assessora ai Servizi Sociali della Giunta Rubino della Città di Rionero in Vulture. Una vita dedicata alla vera “Questione femminile” dell’area del Melfese. Ricordo con tanta ammirazione la sua efficace, intelligente e garbata Presidenza del Comitato di Partecipazione (quasi tutto al femminile) del Consultorio Familiare di Rionero , le sue deliberazioni, le sue Proposte , le sue battaglie (…eravamo in piena campagna referendaria sull’Aborto). Non dimenticherò mai il suo bel supporto propositivo fornito a Noi, “Equipe socio/psico/medica”, per il miglioramento dei servizi sociali e sanitari del Distretto di riferimento e per aver quadruplicato l’utenza del Consultorio grazie a una certosina presenza nelle scuole e nei quartieri popolari. Non dimenticherò mai la prima campagna ambientalista con il WWF locale, e, soprattutto, il coinvolgimento di tante ragazze dei vari Istituti scolastici “vulturini” di ogni ordine e grado. Era un tema tabù e sconosciuto, coniugare diritti civili e ambientali per i ragazzi e le ragazze degli anni settanta significava conservare e preservare da terrificanti inquinamenti e da orripilanti abusi edilizi lo stupendo Polmone Verde dei Laghi di Monticchio. Queste sono state le nostre esperienze di “Coordinatori distrettuali” e di operatori sociali del Consultorio di Rionero, di concerto con il Comitato di Partecipazione presieduto da Fedora D’Annucci, questo era il nostro contesto sociale e ambientale vissuto e partecipato tra operatori pubblici vocati alla tutela sanitaria e componenti rivenienti dall’Associazionismo femminile locale .Una sorta di comunione di Ideali e di Obiettivi, fuori campo, e lontani dai Regolamenti istitutivi del Consultorio Familiare.(Qualcuno definì il Consultorio rionerese “covo bolscevico”). Mai ci siamo cibati di sopraffazioni e di prepotenza. Il nostro rapporto tra il Comitato di Partecipazione e NOI “Equipe socio sanitaria” è stato sempre improntato sul rispetto reciproco. Un “rispetto” che ha cancellato dal vocabolario il sostantivo femminile “subordinazione” sempre in voga nelle amministrazioni locali dell’epoca tra “Istituzione pubblica e Organismo Consultivo”. Spero che questo “spaccato” di comunione, socializzazione praticata e questo Modus Operandi contrassegnato da estrema correttezza vissuta all’interno di una Struttura Pubblica socio-sanitaria tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta non venga vanificata da ulteriori e ingiustificate chiusure e da terrificanti accentramenti. Accentramenti e privatizzazioni selvagge che hanno svilito e immiserito la stupenda Riforma Anselmi (L.833/78) aumentando a dismisura negli anni novanta e duemila le distanze, ormai siderali, tra istituzioni sanitarie e utenza. Spero che questo buon esempio concreto possa servire al RILANCIO di quel Piano di “Medicina TERRITORIALE”, tanto agognato e ancora poco concretizzato. Medicina Territoriale in grado di costruire insieme una SANITA’ più giusta, più efficace, più umana. Una Medicina territoriale che ritrovi e faccia riemergere il nostro vecchio e propositivo slogan: ”Uguaglianza delle opportunità” tanto invocata durante la triste stagione trascorsa con la pandemia del Covid.
Nei momenti cupi delle tragedie, testimonianze così pregnanti e sincere sono balsamo utile ad alleviare un poco la morsa bruciante della sofferenza. Quanto scritto dal dott. Tita, forbito e puntuale, è tra le pagine più belle su Fedora, e daranno lustro, spessore e valore al libro in fieri dedicato alla sua cara memoria. Quasi un luminosa “monumento”, un valore aggiunto per la pubblicazione. Infinitamente grato.
Prof. Tonio D’Annucci
(Fratello di Fedora)