FERTILITY DAY: ANCORA SUL CORPO DELLE DONNE

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ida leonedi IDA LEONE

La campagna di comunicazione finanziata dal Ministero della Salute è comparsa sui social network nella tarda mattinata del 31 agosto. Consisteva in una serie di “cartoline” che avrebbero dovuto accompagnare la popolazione italiana fino al 22 settembre 2016, giorno appunto del Fertility Day. Cosa si intendesse fare poi quel giorno, non è chiaro a nessuno, e mai lo sapremo, perchè, sommerso da una valanga di critiche e insulti, il sito è stato chiuso e la relativa campagna è clamorosamente naufragata nel giro di poche ore. Non credo di riuscire ad aggiungere nulla alle molte cose intelligenti e profonde, dette da donne che stimo, sui social network (alcune hanno perfino dichiarato la “incapacità a commentare una cosa così inqualificabile“). Proverò a mettere insieme qualche considerazione del tutto personale, perchè la tematica, come quella relativa alle atlete italiane “ciocciottelle”, mi tocca abbastanza da vicino.

  1. la prima e più clamorosa toppa del Fertility Day è la sensazione che chi l’ha pensata viva su Marte, o in un ambiente ovattato e iperprotetto, se non si è reso conto di ciò che è evidente a tutti, e cioè che un Paese nel quale si chiede alle donne (non alle coppie, ma questo è un punto che affrontiamo fra un attimo) di fare più figli dovrebbe poi essere un Paese nel quale ci sono tutte le condizioni per allevarli al meglio. E’ invece molto chiaro agli italiani il declino delle certezze lavorative ed economiche, soprattutto nella fascia di età mediamente indicata per la bisogna, ovvero i 25-35 anni. Contratti molto precari (“che durano meno del tempo di una maternità”), lavori sottopagati e saltuari, totale scomparsa del merito e delle competenze, facilità a perdere il lavoro o a non ritrovarlo in caso di gravidanza (dimissioni in bianco, conoscete?), drammatica assenza di servizi post parto (asili nido pubblici, sostegni economici ai genitori, permessi anche per i padri, orari di lavoro compatibili con quelli delle scuole, degli uffici e dei negozi) sono tutti elementi che inducono le coppie a pensarci molto bene, prima di procreare;
  2. la fertilità – ma soprattutto, la genitorialità – non è un fatto che riguardi solo le donne. Molte coppie non hanno figli per problemi di infertilità maschile, e anche la responsabilità dell’allevamento della prole non può ricadere solo sulle donne. Ma, curiosamente, nella campagna non compare nemmeno un uomo: una colpevolizzazione implicita dell’universo femminile che nel 2016 non è più tollerabile, e infatti non è stata tollerata;
  3. ci sono un miliardo i motivi per i quali una donna – visto che non vogliamo parlare di coppie – non fa figli. Per assurdo che possa sembrare alla Ministra Lorenzin, esistono donne che figli non ne vogliono. L’istinto materno non può essere dato per scontato. Non parliamo poi – ed è veramente l’offesa gratuita più bruciante – di quelle che i figli li avrebbero voluti eccome, ma per molti motivi, e con enorme sofferenza personale, non hanno potuto averne: molto banalmente, è bastata anche solo l’assenza del compagno giusto al momento giusto. Ma poi ci sono le possibili difficoltà a rimanere incinte, dolorosi aborti spontanei, la mancanza di risorse economiche (vedi punto 1.), l’assenza di tutele sulla procreazione assistita. Non dimenticate che siamo stati un Paese nel quale  NON E’ STATO POSSIBILE, a lungo e per legge, avvalersi della scienza medica per fare figli, costringendo ad umilianti e costosi viaggi all’estero. E adesso, dopo che ce lo avete proibito per anni, di essere aiutate a fare figli, improvvisamente se non si fanno figli è colpa nostra?  Invitare ad un Fertility Day, come se fosse una scampagnata, è una visione brutalmente offensiva, miope e ancora una volta colpevolizzante, come se non avere figli potesse essere equiparato a non pagare le tasse, un danno per l’intera collettività che dipende solo dalla pigrizia e dalla sostanziale assenza di senso civico delle donne italiane. Un mettere le mani, ancora una volta, sul nostro corpo, come se fosse una proprietà di Stato, un demanio, un mezzo per espletare un servizio pubblico, tipo un tram, come ha fatto notare qualcuna.

Io ad esempio non ho avuto figli perchè la mia vita ha preso una serie di bivi sui quali non potevo, neppure con la migliore buona volontà, intervenire, e ad un certo punto è stato tardi. Ma fra le tante piccole sconfitte di cui è costellata la vita di ognuno di noi, questa per me è la più bruciante. Poi l’ho anestetizzata generando progetti e risultati, prendendomi cura delle persone, circondandomi di persone giovani cui insegnare qualcosa. Ma fa ancora male.

4. un esplicito invito governativo a fare (più) figli richiama con palese immediatezza le analoghe campagne del ventennio fascista, nelle quali ad esempio la Lucania era lodata senza riserve proprio per la prolificità delle sue donne. Era abbastanza difficile pensare a qualcosa di così evidentemente mussoliniano, a meno che domani il Ministro dell’Agricoltura non se ne esca con una “battaglia del grano”. Ma sia la Ministra sia l’agenzia incaricata della campagna ci sono riusciti con facilità. Chapeau.

Resta un mistero capire in che cosa sarebbe consistito l’ormai abortito (un termine quanto mai indicato) Fertility Day, e ovviamente si sono sprecati lazzi sulla possibilità che consistesse in una giornata di sesso libero e sfrenato fra sconosciuti a scopo concepimento. Come pure è un mistero il motivo per il quale si è pensato ad un Fertility Day, e non ad una Giornata della Fertilità, come se dirlo in inglese bastasse a rendere la campagna meno stupida ed irritante di quanto non sia stata. Certo, è ingeneroso prendersela con i pubblicitari, che avevano un preciso mandato cui ottemperare, invece che con il Ministero della Salute, che quel mandato ha concepito. Ma qualcuno si è dato la pena di capire quanto fosse costata, con soldi pubblici – quindi anche miei – questa bella alzata di ingegno, e ha scovato il bando ministeriale (valore circa 113.000 euro) vinto da una agenzia che forse chiuderà per sempre.

Infine, non mi era mai capitato – e forse non capiterà mai più – che su un tema di discussione pubblico la condanna, nelle varie forme possibili, fosse così totale ed unanime, senza che una sola voce, manco quella dei soliti bastian contrari, si sia levata per dissentire. Un epic fail da bacheca, un premio IgNobel difficilmente eguagliabile. Ma chiedere le dimissioni della Ministra, no?

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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