FILOMENO PADULA: LA CATTURA DEL BRIGANTE ANGELANTONIO MASINI

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LEONARDO PISANI

Leonardo Pisani

 

Discendente da una famiglia di giacobini e liberali di Montemurro, che lasciarono la Basilicata per trasferirsi a Padula e fratello del sacerdote Vincenzo, tra i più fedeli e stimati collaboratori di Carlo Pisacane, Filomeno Padula è nato il 10 novembre 1836 a Padula e qui spirò il 30 dicembre 1912. Garibaldino dei Mille, vide praticamente la nascita del Regno di Italia con Vittorio Emanuele II, il passaggio di consegne al figlio Umberto I e al nipote Vittorio Emanuele III, nato a Napoli, parto avvenuto nella ex capitale quale simbolo di unione tra i due maggiori ex regni prerisorgimentali. Legatissimo al fratello maggiore Vincenzo, che da esule si unì a Garibaldi per la spedizione dei Mille e rimase ferito nella battaglia di Milazzo. Filomeno scese in Sicilia per assistere Vicenzo, che morì tra le sue braccia. La storia della famiglia di origine lucana è tenuta viva dal sito http://www.casapadula.it e narrata da un discendente Enzo Padula che per i tipi della Rubbettino ha scritto nel 2006  il saggio Vincenzo e Filomeno Padula. Due fratelli nel Risorgimento italiano”. Dopo la morte dell’amato fratello, Filomeno Padula si unì ai Mille e dopo l’Unità di Italia, diventò capitano della Guardia Nazionale e qui la sua vicenda si intreccia di nuovo con la Basilicata, sua terra di origine anzi con la Val d’Agri. Va ricordata la sua operazione più importante come capitano della Guardia Nazionale, il  20 dicembre 1864, che portò alla cattura e all’arresto di Angelantonio Masini, famosissimo e temutissimo capo brigante, una “primula rossa” che ricercato sfuggiva sempre, tanto da arrivare ad avere una taglia altissima di ben per 12,3000 lire . Grazie a questo evento, Filomeno venne decorato con la medaglia d’argento al valor militare.  .( www.centrostudivallodidiano.it.) Si dedicò  anche alla vita pubblica: Nel 1877 fonda la prima Società Operaia di Mutuo Soccorso di Padula. Nel 1879 viene eletto Consigliere Provinciale fino al 1884, sostituito poi da Giuseppe Mezzacapo. Fu un riferimento della sinistra locale, per Giovanni Nicotera (Sambiase, 9 settembre 1828 – Vico Equense, 13 giugno 1894), che fu assieme al fratello tra i maggiori collaboratori di Carlo Pisacane e che conobbe nella spedizione dei Mille in Sicilia. «Grazie poi all’incarico di Capo dell’Ufficio Postale di Padula, poté godere negli ultimi anni di una maggiore agiatezza economica, che si concretizzò nell’acquisto di alcuni ex beni della Certosa (come i resti dell’abbazia benedettina di S. Nicola al Torone) e del palazzo sito in piazza S. Clemente, ove morì e che tuttora è in possesso dei suoi discendenti. (E. Padula, Vincenzo e Filomeno Padula. Due fratelli nel Risorgimento italiano. Rubbettino 2006)». La sua storia è strettamente legata a uno di quei protagonisti del brigantaggio, la cui storia  stranamente è quasi dimenticata, eppure fu uno dei più temibili e ricercati capi del “grande brigantaggio”. Basta leggere l’ordinanza del 13 febbraio 1864, dove Carmine Crocco era ricercato con taglia di 20mila lire, Ninco Nanco 15mila lire e lui Angelantonio Masini con 12,300 lire di taglia. Dunque era il terzo nemico pubblico per il Regno di Italia, il brigante nato a Marsicovetere nel 1837 Detto “Cucciolo” definito da fonti dell’epoca come un ragazzo prestante, di bell’aspetto e di alta statura ed era terribile,  prima soldato borbonico, disertò  poi chiamato alle armi dal nuovo regno, si diede alla macchia. La sua banda spadroneggiava partendo dalla Val D’Agri,  ma con scorrerie nelle zone di Melfi, Matera e Terra di Bari, poi si unì a  Carmine Crocco, Ninco Nanco e Giuseppe Caruso. Attivissimo  nel Vallo di Diano e nel Cilento, saccheggiando in particolare le campagne di Montesano, Arenabianca e Padula. In una delle sue scorrerie conobbe una ragazza di Marsicovetere che divenne la sua donna, la storia è raccontata da Serena Carrano del libro Maria Rosa Marinelli – Un fiore di bellezza tra i briganti. Fu Filomeno Padula a porre fine alle scorrerie di Masini, con un agguato il 20 dicembre 1864, dove aver avuto una soffiata da un ex fiancheggiatore del brigante, la Guardia Nazionale assieme  un reggimento di fanteria del regio esercito, guidato dal capitano Francesco Fera, decimarono la banda, uccidendo nel conflitto a fuoco anche Masini. Maria Rosa Marinelli  si costituì e fu condannata a quattro anni di carcere dal tribunale di Potenza.. Filomeno Padula ricevette un premio di 2857 lire .

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