
LUCIO TUFANO
Lo sciopero arrivo per ferrovia
Il teppismo di provincia, che la stampa codina si affretta a classificare come patologia sociale, consiste nello sfogo a mezzo stampa, organo né di un partito né di una idea. Una specie di grosso mastino che abbaia rumorosamente, latrando dietro il calesse che passa per la strada. Solo una bella frustata sul muso lo fa tornare a coda bassa, la lingua penzoloni per l’inutile corsa, al canile che ha lasciato.
In prefettura i teppisti sono al bando per le volgarità che invano tentano di offuscare la dignità delle istituzioni. La porta chiusa del gabinetto del prefetto si apre ad ogni ordine di cittadini e alle udienze delle commissioni nella rispettabilità dei funzionari.
Dopo Maggiotti che parte per l’Aquila, arriva il rigido custode dell’ordine pubblico, Francesco Prandi: «In Italia si fanno pericolosi esperimenti di libertà. La Basilicata è rimasta immune da quelle agitazioni che spesso lasciano la desolazione ed il pianto». Sarà che le signore si spaventano degli urtoni e delle rincorse dei ragazzacci locali ai quali le guardie lasciano, nella festa di S. Gerardo, la più ampia facoltà di banda.
Rami, ghirlande, festoni, piante, fiori, eriche, i soliti fasci di luce, lo stemma di Potenza si arrampica sino a quello di Brescia. Il ritratto di Zanardelli, che un anonimo si affrettò a trattenere nella camera oscura, viene alla luce dalle dita nervose di Perugi che pazientemente ne modella gli zigomi, i baffi, la fronte, nel gesso. Un busto dell’uomo che si è degnato di venire in Basilicata. Petroni Andrea da Venosa invece riproduce i paesaggi, le valli, le pianure, gli squallidi dirupi, i contadini febbricitanti che spezzano il pane nelle zone dell’Agri.
Nelle sale del Casino Lucano si alzano le lancette del barometro per i balli che si protraggono sino alle quattro del mattino. I reggitori della cosa pubblica, scrive la stampa, vanno a letto col crepuscolo e dormono alla grossa, sognando.
Allo Stabile si aprono le toppe chiuse dal doppio catenaccio per La casa paterna di Suderman e Maschere di Bracco, I nostri bimbi di Byron.
Lo sciopero è arrivato anche alla ferrovia, pare che nessuno se ne sia accorto. Si dice che abbia ubbidito al motto d’ordine dei compagni del deposito di Salerno. Sassate e vetri rotti alle finestre invece per l’agitazione degli studenti liceali contro i regolamenti Orlando.
Un sasso ha colpito una studentessa del normale convitto femminile. Peccato, si trattava di un sasso tante volte scagliato a tentare la città dalla campagna. Da Monte Reale, una pietra ribelle, che sorvola il colle, fischia col vento sui comignoli spenti e sulle tegole.
Tremila lire per i poveri di Potenza. Se ne fa interprete il deputato Pasquale Grippo partecipando al Sindaco di Potenza che: «S.E. il ministro Giolitti tiene costantemente a cuore il bene di queste regioni».
Five o’clock al Circolo Lucano contro il tempo cattivo, perverso per la squadra delle signore che si trasferiscono tra le montagne della Cina e dell’Assam gustando la bevanda delle geishe in attesa dell’ospite che non arriva.
A carnevale torna invece don Pasquale che era dato per morto. Il cavaliere Pasquale Guidani, scomparso, quattrocento lettere di condoglianze, ritorna festeggiatissimo al simpatico Casino Lucano.
Al Teatro Come le foglie di Giacosa e Sperduti nel buio.
«Nel millenovecentosei le guardie e gli agenti devono impedire una simile cagnara. Noi non siamo puritani e sappiamo che nelle fiere festial, nei cafè-concert si va per stare allegri, per divertirsi, per applaudire, per disapprovare, per fare chiasso; dovunque vi sono signori e signorine si ha il dovere di essere educati né bisogna trasformare in un trivio il teatro».
Così la stampa, attenta alla nozione di buon costume e all’immagine di una città disegnata sulle velette delle zitelle, sui busti delle signore, sul bigottismo rassegnato, sulle gonne lunghe fino ai malleoli; attenta ai sorrisi indiscreti non prolungati, spezzettati, soffoca l’urlo isterico di una folla in gran parte uscita anche dai sottani a ruotare nei sensazionali numeri aerei della bella Ida, nelle sue evoluzioni serpentine, ammaliata ai motivi delle romanze e delle canzoni birichine di Ersilia Sampieri.
Uno stordimento generale infatti di schiamazzi, frasi oscene, volgarità da cui prendono le distanze altre mura della città, come quelle del Casino Lucano dove si organizzano cene e, fra un supplì e l’altro, si allunga l’incerto piede esploratore, le mani sul tavolo, il busto eretto, la conversazione forbita e composta. A presidiare le cene e le tavole imbandite, le brillanti uniformi degli ufficiali, la romantica divisa che suscita sensazioni di protezione, di ordine, di regalità.
Il Teatro apre le sue porte ai comizi sul suffragio universale. In consiglio comunale si scalpellano i pezzetti di porfido per i vicoli che, da piazza Sedile portano all’Ospedale S. Carlo, per lo struscio delle solette, per il greve fraseggio delle gambe, per gli strascichi dei vestiti con la coda, per il fiorire della seta, per il profumo dei capelli, per il luccichio dei gioielli falsi, e per gli stracci curiosi e vaganti sovrastati dalle coppole, perché l’acqua della pioggia che scorre nei vicoli non entri nelle case.
La bacchetta magica del maestro Sarmiento percorre gli ambienti cittadini, la piazza e il caffè, per la esecuzione della Forza del destino, II trovatore, Lucia di Lammermoor e L’elisir d’amore.
Nelle strade anguste e senza marciapiede il fruttivendolo vende i suoi prodotti, il mellonaro e il castagnaro erigono le loro baracche nella piazza principale, le lavandaie si raccolgono attorno alle fontanine pubbliche, abbeveratoi per cavalli e muli, le vetture da nolo, sporche e malsicure fanno il turno all’arrivo dei treni, attorno ai forni e nei punti più centrali si scaricano le fascine. Quattro guardie municipali ed un caporale vigilano sulla pulizia urbana e la vendita dei generi di consumo e pochissimi spazzini lasciano nei vicoli le immondizie alle beccate di insaziabili galline e del vento. Non bastano i carri per il trasporto fuori della spazzatura.
Il sindaco Vaccaro compie i lavori di restauro e la sostituzione delle poltrone al Teatro; la Commissione tea
trale, dopo la lunga stagione lirica, chiede la fornitura di almeno altre due file di poltrone. Al pianterreno del palazzo Ciccotti, al largo Liceo, contadini, operai, donne e ragazzi, alle gesta di Orlando, Rinaldo, Carlo Magno, dei paladini di Francia, ai tradimenti di Gano di Maganza, si sganasciano dalle risate con il teatrino delle marionette di Fausto Polizzy. Nei caldi pomeriggi, un arcobaleno di polvere e di acqua ai primi tentativi municipali di innaffiare le strade, un prisma colorato per i giochi e la festosa gazzarra di monelli scalzi e cenciosi. Nelle vetrine, nei negozi, nei vicoli, nelle case, nelle chiese penetra la polvere del tempo.
Al Teatro Stabile
II Lucano 10/11 settembre 1904
Dopo il non breve intermezzo di chiusura a doppio catenaccio, s’è iniziato, la sera del 28 agosto, un corso di recite della drammatica compagnia Marchetti-Venturini. Camillo Aurelj, il valoroso artista che tante simpatie gode a Potenza, ha compiuto il miracolo. Le rappresentazioni si succedono e l’impresa è accuratissima per l’allestimento dei lavori e fa del suo meglio perché il pubblico sia contento. Il repertorio della compagnia è ricco e vario: da Casa Paterna, lo splendido lavoro di Sudermann, al Braccialetto di Camillo Antona Traversi, a Maschere di Bracco e Maria Giuditta Brancati di Cuciniello; dalla Signora delle Camelie del Dumas a Maria Stuarda di Schiller, ai Nostri Bimbi di Byron. La prima attrice Rotilde Venturini è sempre una protagonista bravissima, per la recitazione efficace e per l’interpretazione intelligentemente viva ed umana, nei vari e, talvolta, difficili caratteri che deve rendere. Benissimo la D’Arcano, ogni sera festeggiata, la Mazzola, la graziosissima Haydèe Mercatali, e le altre.
Italo e Ferruccio Marchetti, due artisti già noti, T. D’Arcano, un bravo brillante, Felice Girala, il Manzini e tutti, nel loro complesso, recitano bene e sono fatti segno ad applausi vivissimi, del pubblico che accorre alle rappresentazioni. Fra breve: Nelly Rozier, grande novità del giorno.
Al Casino Lucano, la soirée danzante in onore dei signori ufficiali.
II Lucano 17/18 giugno 1905
La compagnia Angelo Solari, in onore dellaprima attrice Tina Gardini, fu una rivelazione, ottenne un trionfo grandissimo. Già avevamo notato i brillanti successi nelle rappresentazioni comiche, col Brunorini; ma nella recita di Casa Paterna, il forte lavoro di Sudermann, il pubblico potè assistere ad un’esecuzione, un’interpretazione degne dei maggiori elogi. La Tina Gardini, per tecnica sicura, per temperamento e raro talento artisti co, per phisique du ròle, non è solo una bella attrice, ma, ciò non guasta, è una perfetta attrice: finemente, stupendamente, ella rese il tipo di Magda, come meglio non si sarebbe potuto: senza grandi arie, serenamente, ella ha trionfato, festeggiatissima. Molto applaudita la A. Solari (Maria), un’attrice che ha una bella linea di aristocratica eleganza, intelligentissima, piena di misura e di passione. Il Campi e G. Gemmò, due valorosi artisti, furono ottimi, impersonando assai bene i caratteri del colonnello Selke e del pastore protestante: bravissimo il Dogliotti, bene il Mariani. La A. Gardini, la Sabbatini, la Zanchi concorsero anch’esse efficacemente al magnifico successo della rappresentazione.