FORESTA GALLIPOLI E ALTA VALLE DELLA SALANDRELLA, UN ARCHIVIO NATURALE DI STORIA E PREISTORIA

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donato antonio barbarito*

 

 

 

Il patrimonio culturale storico-ambientale di una comunità è un capitale sia materiale che immateriale non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto dai valori culturali e spirituali che gli vengono riconosciuti. Sono una costruzione dell’uomo, (ad esempio i paesaggi, gli insediamenti, le tradizioni, oggetti d’uso) determinata da bisogni emergenti, da precise scelte e azioni sociali. Quindi sono la risultante di un lungo processo in cui intervengono nel tempo e nello spazio attori di diverse contemporaneità, che innestano sull’insieme degli oggetti e dei ricordi del passato, riconosciuto come valore da salvaguardare, quelle trasformazioni e innovazioni corrispondenti a nuovi bisogni e sensibilità.
Il territorio del Parco rappresenta una sorta di vivaio, attuale e vivo, per questi beni che costituiscono delle reali potenzialità. identità e memoria, e rappresentano importanti risorse locali per uno sviluppo sostenibile.
Il passato ha l
asciato le sue tracce nei segni del paesaggio attuale. I luoghi vissuti ci parlano di storia, di memoria, di tradizioni in cui ci riconosciamo, e che costituiscono la base del senso di appartenenza e della formazione della nostra identità
“Il passato, anche quello più remoto, – scrive Valentina Trivigno nella sua tesi magistrale – può essere sottoposto a un processo di patrimonializzazione e trasformarsi in bene culturale non solo attraverso le cose e i luoghi ma soprattutto attraverso i modi differenti di pensarlo, di immaginarlo, di rappresentarlo, di viverlo e di dargli senso. Costruire il passato è, pertanto, un’operazione culturale e al contempo una fase importante del processo di patrimonializzazione
In questa cornice concettuale ritengo opportuno richiamare l’attenzione sul patrimonio archeologico del Parco e in particolare, dell’alta valle della Salandrella e di Gallipoli.
I più antichi insediamenti umani di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico inferiore, in Basilicata, sono stati rinvenuti, appunto, nelle industrie di Tricarico e Accettura” (TGI Basilicata e Calabria p. 71).Tali testimonianze ci riportano agli scavi effettuati a Tempa del Monte, foresta Gallipoli, ed alla relazione di Lacava, (vedi testo di Canora Vincenzo “Accettura”). sui siti rinvenuti nell’area dell’alto bacino della Salandrella. Tale relazione conclude con queste considerazioni: “Da tutto ciò, vuolsi quel che vuolsi, a giudicare dagli attuali avanzi, è da ritenere che queste contrade fossero antichissimamente abitate e popolate. Esse dovettero essere le prische dimore dei primi abitatori della regione, in un certo senso il centro e il rifugio di quella gente coeva alla gente neolitica o successiva immediatamente ad essa.”
In particolare sul sito “Tempa del Monte” Lacava riferisce tra l’altro: “luogo ertissimo con le consuete rocce arenarie”… ” Tracce evidenti di antiche capanne di cui alcune addossate alle rocce…In un masso ben erto trovasi una concavazione emisferica, come un forno, e vi appariscono ancora tracce di fuoco”. “Scannellature”, “buchi”, “palmenti”, “nicchie”. Gli abitanti di questo luogo, una cinquantina di famiglie.. “Forse erano ignari dell’uso delle terrecotte, non avendone punto noi rinvenute, e se si praticassero degli scavi facilmente troverebbero degli utensili di selce.”. Possiamo ipotizzare per le comunità di Tempa del Monte una storia parallela a quella delle Murge del materano, dei Villaggi Trincerati (Trasano), fine del VII millennio a. C.; Facies di Serra d’Alto, a pochi chilometri da Trasano, di cui si diffuse in tutto il Sud d’Italia un tipo di ceramica, “la più affascinate delle produzioni neolitiche italiane”, con cui avranno avuto rapporti di scambio di prodotti e di tecnologie.

MASSERIA FORTIFICATA FAZZANO ( ACCETTURA)


Da allora la valle dell’Akalandron è stata la grande protagonista di una storia che ha attraversato le differenti epoche e di cui restano numerose testimonianze.stratificate. Nodi viari verso l’interno, fino ai tempi della transumanza, Monte Croccia e Tempa Cortaglia..
Purtroppo, il patrimonio archeologico risulta frammentato e non inserito organicamente nel contesto complessivo del territorio. Non è inoltre adeguatamente conosciuto dalle stesse popolazioni del Parco: Ed invece, per valorizzare tale patrimonio, va innanzitutto riconosciuto come valore storico culturale dei luoghi, degno di tutela e attenzione per, renderlo vivo e partecipe del presente.. Auspicabile, pertanto, uno studio più puntuale e una più attenta tutela dei siti, abbandonati a se stessi, in un progetto di parco archeologico, inserito nel contesto storico- geografico di quello del metapontino e del materano.
L’Akàlandron di Strabone, infatti, è un vero microcosmo di mondo, custodisce le tracce di un passato che ci appartiene,. Un naturale archivio di storia, un “Bene Comune“ inalienabile, irriproducibile e non trasferibile altrove, che va tutelato e valorizzato, in un progetto organico nel quadro delle iniziative di “Matera 2019 – capitale europea della cultura”.Ma occorre consapevolezza storica per infondere anima a questo diffuso paesaggio di testimonianze archeologiche, immerse nella natura che le avvolge e le occulta.
Uno degli obiettivi del gruppo è appunto quello di contribuire a renderlo vivo e visibile come elemento identitario dei luoghi e della nostra storia.

da “Amici del parco Gallipoli Cognato” fb

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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