Ieri tutti lo invocavano, oggi molti se ne lamentano. Il Parco del Vulture non piace ad alcune associazioni ambientaliste che lo considerano un topolino partorito dalla montagna. Non piace alla opposizione di destra perchè la legge porta pochi soldi e delinea il parco a macchia di leopardo. il consigliere Rosa di FdI vi aggiunge che sarà un ulteriore poltronificio fatto per accontentare la pletora di cerca posti all’ombra del potente di turno. Insomma le polemiche non mancano e , se prese per singoli punti, possono essere in qualche modo giustificatE. Ma è il totale che conta, e chi, come noi, ha seguito da quarant’anni quella incompiuta che si chiama “laghi di monticchio” , una perla dal punto di vista della bellezza naturale e della biodiversità, non può che dire che bastasse il parco a tutelare Monticchio già avrebbe assolto alla sua funzione in pieno. Non si può capire il problema se non si parte da lontano e cioè dai reiterati e ricorrenti tentativi di mettere insieme un parco che avesse in gestione l’intero territorio circostante la montagna del Vulture. Questi tentativi sono naufragati contro un muro di campanilismo che in quella zona è più forte che in altre. Gli antichi dicevano ” s’è andata a mettere tra Melfi e Barile” per dire che si è andato a mettere nelle mazzate tra due confinanti . Ma potevano anche dire tra Rionero e Atella che era la stessa cosa. Poi quando si tentava di raggiungere un compromesso è arrivata un’ondata di qualunquismo politico secondo cui il parco non porta ricchezza. E le cose si sono fermate per altri dieci anni, fino a che , giorno dopo giorno, non è stato spiegato che non è vero e che , se gestito bene, può portare uno sviluppo economico legato alle valorizzazione congiunta delle notevoli risorse naturali che ci sono, dal vino all’acqua minerale, al turismo, al bosco, alle castagne, ai tartuti, al latte. Oggi si riparte senza aver convinto tutti, ma con un meccanismo che ribalta le responsabilità e consente ai comuni che non hanno aderito di entrarvi quando vogliono. Cioè lo strumento c’è, in attesa che ci sia anche la cultura per utilizzarlo. E’ certo, e qui si gioca il successo, che ci vuole una guida buona, che non venga dalle retrovie della politica, ma che ,come per i grandi musei, sia scelto per le competenze di manager del settore del turtismo ambientale e dello sviluppo territoriale. I soldi si trovano perchè se c’è una cosa che l’Europa privilegia è questo tipo di interventi. Ma se non c’è nessuno che prende l’iniziativa e se mettiamo gente che non sa che cosa deve fare, allora sì che sarà un ‘altra occasione persa. ROCCO ROSA
Il FUTURO DEL PARCO DEL VULTURE DIPENDE DA CHI LO GESTISCE
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