Prima di tutto, i fatti.
Uno spettacolo teatrale per bambini / adolescenti, facente parte della programmazione a loro dedicata dal Consorzio Teatri Uniti di Basilicata, viene fortemente osteggiato dal Vicario pastorale Mons. Lombardi, tanto che in due dei luoghi nei quali era programmato, ovvero il Teatro Ruggero di Melfi e il Teatro Don Bosco di Potenza, lo spettacolo viene annullato. “FA’ AFAFINE – mi chiamo Alex e sono un dinosauro”, questo il titolo ed il sottotitolo dello spettacolo, “attraverso una perfetta mescolanza di ironia e adesione emozionale, narra la storia di Alex, un bambino – interpretato da Michele Degirolamo – che non ha ancora deciso se essere maschio o femmina, un racconto trattato con leggerezza e innocenza fanciullesca”. Lo spettacolo, ci tiene a precisare Dino Quaratino, presidente del Consorzio TUB, è di qualità, e ha tutte le carte in regole per essere visionato: […] è prodotto dal CSS Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e dal Teatro Biondo di Palermo, è rivolto ai ragazzi dagli 8 ai 16 anni di età […] sta girando l’Italia dal 2014, e oltre all’apprezzamento del pubblico, ha ricevuto i migliori riconoscimenti della sua categoria: Vincitore Eolo Award 2016 come Miglior Spettacolo Teatro Ragazzi e Giovani; Vincitore Premio Infogiovani al Fit Festival Lugano 2015; Vincitore Premio Scenario Infanzia 2014 e soprattutto ha ricevuto il Patrocinio ufficiale di Amnesty International – Italia “per aver affrontato in modo significativo un tema particolarmente difficile a causa di pregiudizi ed ignoranza, rappresentando con dolcezza il dramma vissuto oggi da molti giovani”.
Ma niente: per gli ambienti vescovili, e per alcuni ambienti politici che anche stavolta si sono espressi, si tratta pur sempre della la paventatissima “teoria gender”, che sta facendo più danni delle cavallette, che approda nel vicariato e viene addirittura destinato ai bambini! Si deve intervenire. L’intervento è talmente risoluto che i genitori dei bambini, e forse anche alcuni insegnanti, sconsigliano la partecipazione.
Conclusione, gli spettacoli non si fanno per mancanza di spettatori.
Questa, almeno, è la scusa a cui si appigliano i direttori artistici dei due teatri. In verità sul don Bosco non registriamo dichiarazioni, che invece rilascia a piene mani sui social network Gianpiero Francese, per Melfi, asserendo che le questioni ideologiche lo avrebbero visto anzi fermo paladino della libertà di parola, e di spettacolo, e se ha annullato la data di Melfi è solo per – come detto – manifesta diserzione del pubblico. Insomma, a lui il Vescovado la bocca non la chiude, ci mancherebbe, ma manco ci può rimettere soldi e far andare uno spettacolo davanti alle sole poltrone, pur graziose, del Teatro Ruggero. Messo un po’ alle strette, poi ammette che “trova debole il tema” e quindi insomma non è che proprio si dispera, per questa soppressione dello spettacolo (che però aveva inserito nella programmazione, misteri delle direzioni artistiche).
Del resto, la Basilicata non è nuova a questi exploit censori. In perfetta sintonia fra porporati e laici ultraosservanti, non sarà inutile ricordare, in questa sede, la mozione di luglio 2015, a firma del consigliere regionale Aurelio Pace, approvata a maggioranza in Consiglio regionale con i voti di Achille Spada e Carmine Miranda Castelgrande del PD, Paolo Castelluccio e Michele Napoli del PdL-Forza Italia, Gianni Rosa di Fratelli d’Italia, Luigi Bradascio della Lista Pittella, Francesco Mollica (Udc) e Nicola Benedetto di Centro Democratico, che aveva ad oggetto proprio il “Rispetto delle istituzioni scolastiche e del ruolo della famiglia nell’educazione alla affettività e alla sessualità”. Insomma, guai a voi se portate nelle scuole la teoria gender. Come sempre, la mozione si basa su una interpretazione distorta e in mala fede della teoria, che invece semplicemente insegna ai bambini ad essere quello che sentono di essere, e questo è tanto più importante soprattutto per le femminucce, che hanno estremo bisogno di non essere rinchiuse in stereotipi soffocanti fatti di tulle rosa e principesse e mini assi da stiro, ma devono sapere che volendo possono essere biologhe, guide alpine, stuntwoman, domatrici di leoni o astronaute. O perfino Presidenti degli Stati Uniti d’America, come diceva in campagna elettorale Hillary Clinton (magari non sbagliando la campagna elettorale, ecco).
Mette qui solo conto ricordare che il teatro è di per sè il luogo dell’incontro fra persone, della creatività pura, della leggerezza delle lezioni – pur impegnative – da trasmettere. Che far vedere teatro ai bambini – qualunque teatro – apre le menti come poche altre cose possono fare, insieme alla lettura. Che impedire la produzione di uno spettacolo teatrale, giudicando dall’alto di una sedia vescovile cosa è giusto e cosa è sbagliato, a me fa pensare solo alla patetica censura dei baci nei film da parte del parroco di Nuovo Cinema Paradiso, ma a ben pensarci ha affinità pericolosissime con la messa all’indice di libri proibiti, di film proibiti, di religioni proibite, di identità sessuali proibite, di scritti proibiti e di idee proibite. E da lì il passo verso le notti dei cristalli, o delle matite spezzate, è tragicamente breve. Non restiamo a guardare, per favore.
IDA LEONE